A Gaza si continua a morire. Di giorno, di notte, nelle case, nei rifugi, nei campi profughi, negli ospedali. A Gaza non c’è tregua, bisogna spostarsi, verso Sud, poi verso Nord. A Gaza le bombe, i proiettili e le schegge colpiscono indistintamente. Il conto, dal 7 ottobre ad oggi, è di 38.300 morti, secondo la dichiarazione di Hamas, ma “non sembra inverosimile stimare un numero di 86.000 vittime” dichiara la rivista medica inglese The Lancet, una cifra pazzesca.
A Gaza non si dorme. Non c’è tregua nelle scuole, diventate rifugio, nel Mawasi camp, nel sud della Striscia di Gaza, nel Nuseirat camp, nel centro della Striscia, nell’ Al Shati camp, nelle scuole dell’UNRWA, nelle strade, nelle moschee, nelle chiese. Il prof. M. Mansour, che ha avuto la casa distrutta dai bombardamenti ed è stato ferito al collo qualche mese fa, testimonia le difficoltà quotidiane, sommate alla tensione di notti insonni.
La popolazione è stremata, le condizioni sono estreme e non solo le macerie sono dappertutto, ma anche i rifiuti sono ovunque, l’odore dell’aria è disgustoso, come dice Omar Matar, che era il responsabile della gestione dei rifiuti nella municipalità di Khan Younis, che ora è rifugio di migliaia di sfollati. I rifiuti contribuiscono a rendere l’acqua ancora più contaminata, gli insetti e i roditori si aggirano tra le tende degli sfollati diffondendo malattie: diffusissime quelle della pelle, l’epatite A e le patologie respiratorie. Il 90% dell’acqua non sarebbe potabile, ma ormai si beve tutto. La crisi sanitaria si somma alla fame e ai bombardamenti. Non c’è pace nelle scuole, diventate rifugio, nel Mawasi camp, nel sud della Striscia di Gaza, nel Nuseirat camp, nel centro della Striscia, nell’Al Shati camp, nelle scuoledell’UNRWA, nelle strade, nelle moschee, nelle chiese.
L’UNICEF ha riscontrato la presenza del Poliovirus, non c’è più accesso alle cure sanitarie, la mancanza di acqua sta rendendo impossibile avere le condizioni igienico-sanitarie minime, mancano medicinali di prima necessità, gli ospedali non ce la fanno più a sostenere il ritmo, manca tutto, anche i generatori di corrente per i primi interventi. Così la notizia che Netanyahu ha bloccato la decisione del Ministro della Difesa Yoav Gallant di costruire un ospedale da campo in Israele, per consentire di curare i bambini di Gaza, suona ancora più sinistra.



