Nel 2003 l’Italia ha firmato un accordo militare con Israele, ratificato dal Parlamento con la legge n.95 del 2005, che consente lo scambio di informazioni e di esperienze di interesse reciproco in materia di difesa, lo svolgimento di esercitazioni congiunte, l’invito di osservatori, lo scambio di informazioni, di tecnologie, brevetti, software, lo scalo di unità navali ed aeromobili e si incoraggiano le rispettive industrie per la ricerca, lo sviluppo e la produzione nel settore militare.
L’Accordo si rinnoverà automaticamente l’8 giugno 2025, salvo disdetta, per altri cinque anni.
I contenuti dettagliati dell’Accordo sono segreti, neanche il Parlamento conosce le attività effettuate. L’accordo prevede anche la lotta al terrorismo, su tale aspetto il senatore Malabarba (Misto-Rifondazione Comunista) nel dibattito sulla ratifica dell’Accordo sottolineò “Un’altra clausola centrale nella nuova intesa riguarda una non meglio precisata “collaborazione nel combattere il terrorismo”. Visto che Israele considera “terrorismo” qualsiasi forma di resistenza palestinese e libanese, con l’approvazione del Memorandum il nostro Paese rischia di entrare in guerra coi movimenti arabi che cercano di liberare le loro terre dall’occupazione”.
L’intesa, voluta del Governo Berlusconi, ha ribaltato la tradizionale equidistanza sulla questione palestinese mantenuta in precedenza dall’Italia.
Nel 2012 il governo Monti, a seguito degli accordi presi antecedententemente da Berlusconi, firmò il contratto per la vendita di 30 velivoli da addestramento avanzato M-346 di Leonardo, un affare da un miliardo di dollari. L’aereo può anche essere equipaggiato con armi e bombe. I primi aerei sono stati consegnati nel 2014. La vendita faceva parte di un accordo più ampio fra i Italia e Israele, del valore complessivo di due miliardi di dollari. La commessa era compensata da Israele, che ha venduto al nostro Paese armi per un importo equivalente. In cambio la nostra aeronautica militare ha acquistato due velivoli spia Gulfstream 550 (costo complessivo 800 milioni di dollari circa) e il sistema satellitare OPTSAT-3000 (245 milioni di dollari). Da allora in poi ci sono state altre forme di collaborazione, per la realizzazione congiunta di armi, dai droni subacquei ai veicoli blindati da combattimento e sono aumentate le esercitazioni delle rispettive aviazioni, ad esempio gli aerei israeliani hanno utilizzato il poligono di Decimomannu, in Sardegna mentre quelli italiani hanno partecipato a manovre in Israele. L’aviazione italiana addestra, secondo il blog di Antonio Mazzeo – i piloti di Tel Aviv a Pisa nell’International Training Center, per l’abilitazione ai velivoli da trasporto C130J e ciclicamente i nostri militari si recano nella base di Palmachin per addestrarsi nella guida di velivoli a controllo remoto. Nel 2019, i ministri della Difesa dei due Paesi hanno firmato un accordo per l’acquisto di sette di elicotteri AW119Kx d’addestramento avanzato per le forze aeree israeliane, del valore di 350 milioni di dollari, in cambio dell’acquisto da parte dell’Italia di un valore equivalente di tecnologia militare israeliana: nel settembre del 2020 l’accordo è stato ampliato, con altri cinque elicotteri AW119Kx, in cambio l’Italia ha acquistato altri missili anticarro israeliani. La collaborazione continua come se niente fosse. Ad Israele non è stata concessa nessuna nuova vendita dopo il 7 ottobre. Tuttavia – sottolinea Giorgio Beretta analista dell’osservatorio Opal di Brescia- le forniture di contratti precedenti a tale data sono state effettuate per un ammontare di oltre 4 milioni di euro e l’Italia ha importato armi da Tel Aviv per un valore di oltre 150 milioni.
Nel marzo di quest’anno,inoltre, nella base di Amendola (Foggia), si sono riuniti i Capi delle Forze armate dei Paesi che hanno gli aerei F-35, fra cui era anche Israele, che ha utilizzato questo tipo di velivolo contro Gaza, Siria, Libano e Yemen
L’Accordo, entrato in vigore nel 2005, ha accompagnato tutte le più gravi operazioni militari contro la popolazione civile di Gaza, da Piombo Fuso (2008-09) a Margine Protettivo (2014), fino all’attuale offensiva, che secondo la Corte Internazionale di Giustizia configura un plausibile genocidio.
L’Italia sta per acquistare da Israele gli aerei G550 CAEW, sofisticati sistemi di guerra elettronica, un programma del valore di 2 miliardi di euro che è all’interno del Memorandum stesso. Un popolo rischia di scomparire sotto le bombe ma il nostro Paese, invece di adottare sanzioni contro il Paese ebraico, rafforza l’industria bellica israeliana, acquistando tecnologia militare da Tel Aviv!
Gli esperti delle Nazioni Unite hanno ribadito l’obbligo legale dell’embargo sulle armi il 20 giugno 2024 e l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha lanciato un appello urgente per fermare il commercio di armi con Israele, firmato da questi esperti. La Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e Israele ha specificato gli obblighi legali degli stati, avvisando che “questa restrizione sulle relazioni militari si applica anche alla cooperazione in ricerca e sviluppo con Israele, all’impegno in esercitazioni militari e di addestramento congiunti con Israele e a qualsiasi importazione da Israele che fornisca finanziamenti e sostegno economico a Israele per mantenere l’occupazione illegale”.
Del resto la legge italiana e quella internazionale già vietano il commercio delle armi con Paesi che in guerra o retti da regimi che violano i diritti umani, ma il nostro Governo sostiene in tutti i modi Tel Aviv, con un evidente doppio standard: nessuna sanzione contro Israele e ben 17 pacchetti di sanzioni contro Mosca. Addirittura il Minstro per gli Affari esteri, Tajani ha assicurato Netanyahu, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità, che se vorrà venire in Italia non sarà arrestato!
E’ ora di smettere di essere complici di un Governo che ha ridotto Gaza in un’immensa fossa comune, ha trasformato la Striscia in un immenso cumulo di macerie e sta facendo morire di fame la popolazione palestinese.
Nel momento in cui Israele ha iniziato un’altra operazione militare “Carri di Gedeone”, per distruggere quel poco che resta di Gaza e dei suoi abitanti, chiediamo al Governo che, in un sussulto di umanità, scelga la via della pace e non quella delle armi, ad esempio disdettando l’accordo militare con Tel Aviv.
Luciano Bertozzi
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