Mentre a Kabul il governo de facto dei talebani celebrava con parate e festeggiamenti il quinto anniversario del suo ritorno al potere, la Repubblica Islamica dell’Afghanistan a Roma ha scelto una strada radicalmente opposta. In occasione del “107° anniversario della restaurazione dell’indipendenza” (1919), l’Ambasciata e Rappresentanza Diplomatica nella capitale italiana ha dichiarato il 15 agosto non una festa, bensì una “giornata di lutto nazionale”, esponendo la bandiera tricolore afghana a mezz’asta per tre giorni consecutivi. La duplice commemorazione manifesta una profonda frattura. L’Afghanistan celebra la sua Festa dell’Indipendenza il 19 agosto di ogni anno, una data che commemora la firma del Trattato di Rawalpindi del 1919, con cui il Paese ottenne la completa indipendenza sulla politica estera dal controllo del Regno Unito. Il comunicato stampa ufficiale emesso dalla missione diplomatica traccia una linea netta tra la memoria storica dell’indipendenza nazionale, istituita originariamente da Re Amanullah Khan il 19 agosto 1919, e la tragedia contemporanea iniziata con il collasso della Repubblica nel 2021. La dichiarazione evidenzia il forte contrasto tra i festeggiamenti organizzati dal regime talebano per i suoi cinque anni di controllo del Paese e la realtà vissuta dalla stragrande maggioranza della popolazione. Per la rappresentanza diplomatica a Roma, il 15 agosto rappresenta l’anniversario dell'”imprigionamento dell’Afghanistan per mano di un gruppo occupante e dispotico”, segnato dalla privazione sistematica delle libertà fondamentali e dei diritti civili, con un impatto devastante soprattutto sulle donne e sulle minoranze. Nel documento, l’Ambasciata riconosce la complessità e la drammaticità del momento attuale, descritto da molti come un periodo di profonda crisi, povertà e isolamento. Ciononostante, viene ribadito con forza che proprio in queste circostanze la commemorazione dell’indipendenza assume un valore simbolico cruciale. La bandiera tricolore e i valori storici, culturali e religiosi condivisi continuano a rappresentare l’elemento unificante e lo scudo identitario per milioni di cittadini afghani, sia all’interno del Paese sia nella diaspora. La resistenza civile, il patriottismo e il rifiuto di sottomettersi all’oscurantismo vengono indicati come i tratti distintivi di un popolo che si rifiuta di rinunciare al proprio diritto all’autodeterminazione. Guardando al futuro, la nota diplomatica lancia un forte richiamo alla responsabilità collettiva. Da un lato, sottolinea la necessità che le ex leadership repubblicane valutino criticamente gli errori che hanno favorito il collasso istituzionale; dall’altro, rivolge un pressante appello alla comunità internazionale. La richiesta formale è di sostenere con decisione le iniziative della società civile, della diaspora e delle reti politiche e sociali afghane — inclusi i leader tradizionali e religiosi e i movimenti per i diritti — affinché si possa esercitare un’adeguata pressione sul regime di Kabul. L’obiettivo ultimo resta quello di favorire percorsi di dialogo e transizione verso la nascita di un “governo inclusivo, costituzionale e pienamente responsabile”, capace di restituire voce e legittima dignità a tutti i cittadini afghani. Le celebrazioni ufficiali per il 107° anniversario si terranno nella prima metà di settembre, organizzate dall’Ambasciata a Roma, che si conferma come uno spazio di incontro, riflessione e solidarietà per la comunità afghana in Italia.


