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Focus internazionale

Afghanistan: la voce della giornalista è provocatoria! La normalizzazione del silenzio

Proibito sentire voci femminili al notiziario, proibite le immagini: altri deliranti divieti dei talebani

I funzionari del Dipartimento talebano per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio nella provincia di Herat hanno definito provocatoria la voce delle giornaliste nei notiziari e hanno invitato i direttori di alcuni media televisivi della provincia a non permettere alle donne di condurre i notiziari: “Dovete rimuovere questa giovane donna che legge le notizie. La voce delicata di questa giornalista ci provoca. Da un lato, è il momento della preghiera, e dall’altro, sentiamo la voce provocatoria di questa ragazza che viene trasmessa in televisione”. Il terrore che una voce femminile possa contaminare i loro pensieri è assolutamente devastante. “La voce di una donna è considerata awrah”, e quindi la trasmissione di voci femminili alla radio sarà vietata d’ora in poi, perché “causano tentazione e provocano gli uomini”.

Negli ultimi tre anni l’Emirato islamico ha imposto restrizioni severe alle giornaliste, che incontrano sempre più difficoltà a svolgere il loro lavoro all’interno del paese. I talebani non rilasciano interviste alle donne, come hanno detto esplicitamente, e le giornaliste non sono più ammesse alle conferenze stampa; sempre più spesso viene impedito loro di accedere alle informazioni, in pratica sono state tagliate fuori dal giornalismo, tanto che molte continuano le loro inchieste clandestinamente, tra innumerevoli ostacoli, come ha riferito Sahar T. : “Le persone si rifiutano di parlare con una giornalista, temono di dire qualcosa di compromettente, temono ritorsioni. E i talebani ne approfittano per dire che noi siamo incapaci di svolgere il nostro lavoro e che è meglio che stiamo a casa”. Inoltre ha sottolineato la differenza di salario tra uomini e donne, lamentando che quello di una giornalista è così basso da non consentire neanche di affrontare le spese minime.

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L’Afghanistan sta diventando un Paese
senza immagini e i giornalisti temono la normalizzazione del silenzio. Insieme alla
sistematica soppressione di molti organi di
informazione e la persecuzione continua dei giornalisti non allineati, i Talebani hanno ora imposto il divieto di pubblicare immagini di esseri viventi, annunciando ufficialmente il decreto in otto province, sia per la stampa che per i media. Ora il divieto di pubblicare immagini di esseri viventi inasprisce ulteriormente il controllo sugli organi di informazione.
Secondo l’Afghanistan Journalists Center (AFJC), questo divieto è stato implementato nelle province di Kandahar, Takhar, Badghis, Nuristan, Nangarhar e Helmand, inoltre è stato esteso alle province di Panjshir e Daykundi. Questo divieto sarà poi gradualmente applicato in tutte le province ai sensi dell’articolo 17 della loro “Legge per la propagazione della virtù e la prevenzione del vizio”, ratificata dal leader supremo del gruppo Hibatullah Akhundzada, il 21 agosto 2024. Ormai i mezzi di informazione afghani rischiano di trasformarsi in “Radio Voce della Sharia”, ha detto Shams (nome di fantasia), un giornalista dell’ovest del paese.
Nelle province di Daykundi e Khost, i talebani
hanno proibito alle tipografie di stampare immagini di esseri viventi, avvisando i fotografi che sfidare l’ordine comporterà la chiusura delle tipografie. I proprietari delle tipografie temono che il divieto possa portare alla chiusura delle loro attività, alla perdita di posti di lavoro per migliaia di persone e alla distruzione dell’industria tipografica afghana.
Molti giornalisti stanno denunciando le difficoltà che affrontano i mezzi di informazione ogni giorno per le continue restrizioni imposte dall’Emirato islamico, che cerca in ogni modo di cancellare la libertà dei media.
Shams ha dichiarato che “i media del paese mancano di indipendenza, la maggior parte di essi sono diventati una mera voce dei talebani. L’autocensura, la mancanza di libertà, l’assenza dello stato di diritto e la diffusa pressione dei talebani hanno sradicato il concetto di media liberi e indipendenti nel paese.”
“Ormai nessun organo di stampa, nessun
giornalista può permettersi di criticare o di opporsi alle azioni dei talebani o semplicemente di esprimere una voce dissenziente. I media sono tenuti a riferire solo sui successi dei talebani, sulle rivendicazioni riguardanti la sicurezza apportata al paese dal governo e sul presunto miglioramento delle condizioni di vita, dando un’immagine edulcorata dei talebani.”
A Ghazni e nelle provincie di Daykundi e Maidan Wardak, dopo l’emanazione della “Legge di propagazione della virtù e prevenzione del vizio”, i media e le riviste sotto il controllo dei talebani hanno cessato di pubblicare reportage e immagini di esseri viventi, proibendo ai giornalisti di scattare fotografie durante eventi, come raduni pubblici o cerimonie, con la possibilità di utilizzare solo l’audio nei loro resoconti.
Ora, con questo ulteriore divieto, i talebani stanno conducendo il paese verso il silenzio e l’invisibilità totali e se questa situazione non verrà affrontata con il supporto internazionale, le voci dei media afghani saranno presto messe a tacere a favore di una sterile propaganda di regime e i servizi di informazione nel paese saranno completamente cancellati. Sarà un Afghanistan al buio, tagliato totalmente fuori dalla comunicazione.

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Focus international

Afghanistan: the journalist’s voice is provocative! The normalization of silence

Proibito sentire voci femminili al notiziario, proibite le immagini: altri deliranti divieti dei talebani

I funzionari del Dipartimento talebano per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio nella provincia di Herat hanno definito provocatoria la voce delle giornaliste nei notiziari e hanno invitato i direttori di alcuni media televisivi della provincia a non permettere alle donne di condurre i notiziari: “Dovete rimuovere questa giovane donna che legge le notizie. La voce delicata di questa giornalista ci provoca. Da un lato, è il momento della preghiera, e dall’altro, sentiamo la voce provocatoria di questa ragazza che viene trasmessa in televisione”. Il terrore che una voce femminile possa contaminare i loro pensieri è assolutamente devastante. “La voce di una donna è considerata awrah”, e quindi la trasmissione di voci femminili alla radio sarà vietata d’ora in poi, perché “causano tentazione e provocano gli uomini”.

Negli ultimi tre anni l’Emirato islamico ha imposto restrizioni severe alle giornaliste, che incontrano sempre più difficoltà a svolgere il loro lavoro all’interno del paese. I talebani non rilasciano interviste alle donne, come hanno detto esplicitamente, e le giornaliste non sono più ammesse alle conferenze stampa; sempre più spesso viene impedito loro di accedere alle informazioni, in pratica sono state tagliate fuori dal giornalismo, tanto che molte continuano le loro inchieste clandestinamente, tra innumerevoli ostacoli, come ha riferito Sahar T. : “Le persone si rifiutano di parlare con una giornalista, temono di dire qualcosa di compromettente, temono ritorsioni. E i talebani ne approfittano per dire che noi siamo incapaci di svolgere il nostro lavoro e che è meglio che stiamo a casa”. Inoltre ha sottolineato la differenza di salario tra uomini e donne, lamentando che quello di una giornalista è così basso da non consentire neanche di affrontare le spese minime.

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L’Afghanistan sta diventando un Paese
senza immagini e i giornalisti temono la normalizzazione del silenzio. Insieme alla
sistematica soppressione di molti organi di
informazione e la persecuzione continua dei giornalisti non allineati, i Talebani hanno ora imposto il divieto di pubblicare immagini di esseri viventi, annunciando ufficialmente il decreto in otto province, sia per la stampa che per i media. Ora il divieto di pubblicare immagini di esseri viventi inasprisce ulteriormente il controllo sugli organi di informazione.
Secondo l’Afghanistan Journalists Center (AFJC), questo divieto è stato implementato nelle province di Kandahar, Takhar, Badghis, Nuristan, Nangarhar e Helmand, inoltre è stato esteso alle province di Panjshir e Daykundi. Questo divieto sarà poi gradualmente applicato in tutte le province ai sensi dell’articolo 17 della loro “Legge per la propagazione della virtù e la prevenzione del vizio”, ratificata dal leader supremo del gruppo Hibatullah Akhundzada, il 21 agosto 2024. Ormai i mezzi di informazione afghani rischiano di trasformarsi in “Radio Voce della Sharia”, ha detto Shams (nome di fantasia), un giornalista dell’ovest del paese.
Nelle province di Daykundi e Khost, i talebani
hanno proibito alle tipografie di stampare immagini di esseri viventi, avvisando i fotografi che sfidare l’ordine comporterà la chiusura delle tipografie. I proprietari delle tipografie temono che il divieto possa portare alla chiusura delle loro attività, alla perdita di posti di lavoro per migliaia di persone e alla distruzione dell’industria tipografica afghana.
Molti giornalisti stanno denunciando le difficoltà che affrontano i mezzi di informazione ogni giorno per le continue restrizioni imposte dall’Emirato islamico, che cerca in ogni modo di cancellare la libertà dei media.
Shams ha dichiarato che “i media del paese mancano di indipendenza, la maggior parte di essi sono diventati una mera voce dei talebani. L’autocensura, la mancanza di libertà, l’assenza dello stato di diritto e la diffusa pressione dei talebani hanno sradicato il concetto di media liberi e indipendenti nel paese.”
“Ormai nessun organo di stampa, nessun
giornalista può permettersi di criticare o di opporsi alle azioni dei talebani o semplicemente di esprimere una voce dissenziente. I media sono tenuti a riferire solo sui successi dei talebani, sulle rivendicazioni riguardanti la sicurezza apportata al paese dal governo e sul presunto miglioramento delle condizioni di vita, dando un’immagine edulcorata dei talebani.”
A Ghazni e nelle provincie di Daykundi e Maidan Wardak, dopo l’emanazione della “Legge di propagazione della virtù e prevenzione del vizio”, i media e le riviste sotto il controllo dei talebani hanno cessato di pubblicare reportage e immagini di esseri viventi, proibendo ai giornalisti di scattare fotografie durante eventi, come raduni pubblici o cerimonie, con la possibilità di utilizzare solo l’audio nei loro resoconti.
Ora, con questo ulteriore divieto, i talebani stanno conducendo il paese verso il silenzio e l’invisibilità totali e se questa situazione non verrà affrontata con il supporto internazionale, le voci dei media afghani saranno presto messe a tacere a favore di una sterile propaganda di regime e i servizi di informazione nel paese saranno completamente cancellati. Sarà un Afghanistan al buio, tagliato totalmente fuori dalla comunicazione.

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