“Per noi, Shab-e-Yalda non è solo una celebrazione culturale; è un promemoria di resilienza di fronte all’oscurità” dice Laila, un’attivista di Kabul.
Nonostante le terribili restrizioni imposte dai talebani, molte attiviste afghane si sono riunite in segreto per celebrare la Notte di Yalda, Shab-e-Yalda, un’antica tradizione iranica che segna la notte più lunga dell’anno.
Quest’anno, la notte di Yalda, l’ultima notte d’autunno, che annuncia l’arrivo dell’inverno, è caduta il 21 dicembre.
La festa di Yalda è celebrata dai persiani e dai paesi di influenza iranica in tutto il mondo, in Iran, Afghanistan e Tagikistan, Azerbaigian, Kurdistan iracheno, nelle aree del Beluci, in Turchia. L’antichissima festa è vista come un simbolo di unità e di speranza, in cui si allontana il male dell’oscurità nella notte più lunga e si accolgono il nuovo giorno e l’inizio di giornate più lunghe (Yalda significa “nascita” nella lingua siriaca).
In Afghanistan con l’arrivo dei Talebani, però, è arrivato anche il divieto assoluto di celebrare questa antica tradizione.
“Vogliono spegnere la luce della nostra cultura e delle nostre tradizioni secolari in nome della Sharia e di un oscurantismo retrogrado”.
Tradizionalmente per Yalda, le famiglie si riuniscono condividendo il calore della compagnia, gustando una varietà di frutti simbolici, in particolare melograni e angurie, si recitano poesie di Hafez, mentre viene accolta la promessa della luce e il conseguente allungamento delle giornate.
La festività, un tempo vivace riunione, piena di poesia, racconti e pasti condivisi, ora proibita, si è trasformata in atti di sfida contro un regime che ha privato soprattutto le donne dei loro diritti umani fondamentali.
Come reazione al divieto, le donne afghane che fanno parte del “Movimento delle donne per la libertà”, dal loro esilio di Islamabad, in Pakistan, hanno protestato contro la “tirannia” dei talebani e hanno commemorato insieme la notte di Yalda, pubblicando le immagini della loro festa piena di colori. Per il regime islamico le donne non dovrebbero nemmeno parlarsi, figuriamoci riunirsi per fare festa!
Anche a Kabul, in vista della notte di Yalda, diverse donne si sono radunate in una manifestazione per ribadire la volontà di celebrare questa tradizione come espressione di resistenza contro l’apartheid di genere.
L’organizzazione dell’Afghan Women’s Freedom Lantern Movement, guidato dall’attivista Hajar Azada, durante l’evento, tenutosi in un luogo chiuso, ha sottolineato il significato di questa notte come simbolo del trionfo della luce sull’oscurità.
In una dichiarazione, riportata da AWNA, Afghan Women News, il movimento femminile ha affermato: “Yalda significa stare insieme nella notte più lunga dell’anno, una notte in cui l’oscurità cede il passo alla luce”, invitando al contempo la comunità e le organizzazioni internazionali a riconoscere l’apartheid di genere nel paese e a condannarlo come un “crimine contro l’umanità”.
Le donne che hanno protestato hanno ribadito il loro impegno a continuare la lotta per la libertà, la giustizia e i diritti, sottolineando la necessità di riaprire le scuole e le università, in particolare gli Istituti di Scienze della Salute, per donne e ragazze, e di cessare immediatamente ogni forma di violenza e di oppressione contro donne e ragazze.
“Mentre il mondo oggi è concentrato sulla lotta alla violenza contro le donne, le donne afghane affrontano ogni giorno ogni tipo di violenza da parte dei talebani e
delle loro famiglie. Questa oppressione non dovrebbe rimanere in silenzio. Dobbiamo essere la loro voce e
difendere i loro diritti e le loro libertà” afferma Gawharshad Shahidzada
la leader del movimento Afghanistan Women’s Empowerment da Kabul.
Yalda non è solo una celebrazione per loro, ma un simbolo di resilienza e di speranza per un futuro più luminoso, la rinascita dopo il buio della notte. Le leonesse afghane non si arrendono!


