La testimonianza di Amina*
Come in altre province afghane, anche a Nangarhar, nell’Afghanistan orientale, le ragazze sono state escluse dalla scuola. Nei tre anni e mezzo di governo talebano, si è assistito a un proliferare di madrase private per ragazze, sorte praticamente in ogni casa e strada della provincia.
Alcune di queste madrase, pur essendo private, funzionano di fatto come vere e proprie scuole, offrendo un percorso educativo fino alla dodicesima classe. Le studentesse che si diplomano ricevono un attestato equivalente a quello delle scuole formali, e questo spinge molte ragazze private dell’istruzione a rivolgersi a queste istituzioni per colmare il vuoto educativo. La frequenza è spesso volontaria, ma anche la pressione familiare gioca un ruolo significativo.
Tra le madrase più note che offrono l’istruzione fino alla dodicesima classe ci sono Al-Hijab, Al-Falah, Al-Haya e Al-Nasr. Tuttavia, sorge una domanda cruciale: quale curriculum viene insegnato in queste madrase?
Il curriculum di queste madrase si concentra prevalentemente su materie religiose. Secondo le studentesse che hanno accettato di portare la loro testimonianza, le scienze erano state eliminate nel primo anno del governo talebano, lasciando spazio solo agli studi islamici. Nell’anno accademico in corso, le scienze sono state reintrodotte, ma con significative modifiche.
Kalsoom, studentessa della madrasa Al-Hijab, spiega che materie come chimica, fisica, biologia, geografia, geologia e storia sono state compattate in due piccoli volumi intitolati “Scienze” e “Studi Sociali”, venduti esclusivamente alle studentesse delle madrase.
Tutte le altre materie, invece, vertono sull’arabo e gli studi religiosi, tra cui Tafsir (interpretazione coranica), Tafsir al-Jalalayn (un’interpretazione sunnita classica del Corano), Meshkat al-Quran, Usul ash-Shashi (principi di giurisprudenza islamica secondo la scuola Hanafi), Sarf (grammatica araba), Shurut al-Salah (le condizioni della preghiera), Zad al-Talibin (Hadith) e Usul al-Fiqh (principi di giurisprudenza islamica). Le ragazze sono tenute a studiare queste materie per ottenere il diploma della dodicesima classe.
Nonostante il diploma, queste madrase non offrono un percorso verso l’istruzione superiore. Con le università e gli istituti di istruzione superiore afghani attualmente chiusi alle ragazze, le studentesse diplomate si trovano impossibilitate a proseguire gli studi universitari nel loro paese.
Parallelamente all’aumento delle madrase femminili, cresce la preoccupazione che le scuole e le università laiche femminili possano perdere definitivamente terreno e questo scenario aumentarebbe il rischio che l’Afghanistan possa diventare un focolaio di estremismo religioso, con gravi implicazioni di radicalizzazione per il paese e per tutta la regione.
Husna Raufi, attivista per i diritti all’istruzione delle ragazze afghane, sottolinea che “l’ascesa delle madrase religiose in Afghanistan, in particolare quando sostituiscono le scuole generali, potrebbe avere conseguenze significative per il futuro del paese, specialmente per le ragazze ” poiché queste madrase, concentrandosi sull’educazione religiosa piuttosto che su un curriculum completo, limitano le opportunità educative e, di conseguenza, di acquisire una coscienza critica.
“L’esistenza delle madrase è necessaria,” aggiunge Raufi, “ma sostituire l’istruzione generale con esse è un atto di estremismo. L’eccessiva enfasi su queste scuole a scapito di un’istruzione a tutto tondo e inclusiva potrebbe avere effetti negativi a lungo termine sullo sviluppo e la stabilità del paese.”
La Raufi si è anche espressa più volte contro le politiche dei talebani, esortando pubblicamente le autorità a riaprire scuole e università alle ragazze e alle donne. Il suo impegno evidenzia le sfide che le donne afghane affrontano e la loro resilienza nel cercare opportunità per sé stesse e per gli altri.
Da quando i talebani hanno preso il potere nell’agosto 2021, hanno istituito 21.000 madrase jihadiste e religiose per ragazzi e ragazze, mentre il numero delle scuole generali rimane basso. Alcuni residenti afghani, critici verso questa iniziativa, temono che tali istituzioni stiano aprendo la strada a un ulteriore estremismo e a potenziali conflitti all’interno del paese stesso.
*Amina è un nome di fantasia per proteggere l’identità della testimone


