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Focus internazionale

Afghanistan, nuove restrizioni per le donne sempre con meno diritti

Ennesimo assurdo decreto vieta di continuare gli studi sanitari alle ragazze afghane che per protesta hanno intonato "Bia Ba Man Asmaan Gheria Kon"..."Vieni, oh cielo, e piangi con me".

Le donne afghane continuano coraggiosamente a protestare dopo che i talebani hanno vietato alle studentesse di continuare a studiare negli istituti sanitari. In atti simbolici di sfida, alcune hanno bruciato alcune foto dei leader talebani, mentre altre scrivevano slogan sui muri di Kabul, per denunciare le politiche oppressive del regime contro le donne, secondo quanto ha riportato Rukhshana Media, guidato dall’altrettanto coraggiosa caporedattrice Zahra Joya.

“Nonostante queste restrizioni oppressive, le donne continuano a lottare per la loro istruzione, determinate a perseguire i loro sogni” dice Fayeza F.
Vietare alle donne di studiare presso gli
istituti medici in Afghanistan è definito “un vero e proprio femminicidio calcolato, uno stillicidio, una condanna senza appello”.
Il regime dei talebani ha metodicamente sgretolato l’istruzione femminile. Da oltre tre anni, alle ragazze afghane di età superiore agli 11 anni è vietato frequentare la scuola. Da più di due anni, alle donne è proibito di entrare a studiare all’università.

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Il giorno della chiusura, il 3 dicembre, un gruppo di studentesse si sono filmate mentre intonavano in persiano, “Bia Ba Man, Asman, Gheria Kon”, “Vieni, oh cielo, e piangi con me”. Questa canzone è stato il loro atto di sfida e di dolorosa resistenza, la loro richiesta di libertà, di dignità, reso ancora più toccante dal fatto che un recente divieto imposto dai talebani ha proibito alle donne di cantare sia in spazi pubblici che privati.
Dalla capitale Kabul, ma anche da molte regioni dell’Afghanistan, dal
Badakhshan, dalla provincia di Faryab ci sono arrivate le stesse tristi scene : studentesse in piedi fuori dai loro istituti, in lacrime, incredule, che supplicano invano i funzionari talebani di lasciarle studiare. L’ennesimo assurdo decreto talebano vieta loro di continuare gli studi sanitari fino a nuovo avviso, come riferito dal quotidiano Hasht-e Sobh, e indica l’intensificazione delle restrizioni ai diritti e alle libertà delle donne e delle ragazze in Afghanistan, mentre il mondo rimane immerso in un silenzio mortale.

Prima è stato imposto loro il divieto di proseguire gli studi superiori, poi le voci delle donne sono state dichiarate “awrat”, “indecenti”, poi ancora un decreto ha ordinato il rogo di libri descritti come “proibiti” dai talebani, scritte da donne e che le donne non possono leggere. Infine, la chiusura degli istituti medici ha imposto ulteriore dolore alle donne afghane .

Il Mullah Haibatullah Akhundzada, il leader supremo dei talebani, ha emanato il decreto che intima a tutte le istituzioni educative di cessare l’istruzione medica femminile, impedendo alle donne di studiare medicina, ostetricia, infermieristica e scienze di laboratorio, odontecnica. Dal 3 dicembre, le studentesse non possono più mettere piede nelle loro aule. Fino a quel momento era ancora consentito studiare medicina, non per generosità, ma per necessità, in modo da potersi occupare delle pazienti in un sistema sanitario segregante. Il divieto dei talebani alle studentesse di frequentare gli istituti di medicina in Afghanistan aggraverà ulteriormente
la già critica crisi sanitaria del paese. Quest’ultimo divieto non chiude solo le porte delle aule, chiude le porte alla sopravvivenza: le donne e le ragazze
afghane, private dell’accesso a cure mediche adeguate, vengono condannate a morire permalattie curabili, parti non assistiti e malattie prevenibili.
Cosa succede se una ragazzina si ammala e non può accedere alle cure perché non ci sono più dottori donna o se una donna incinta inizia il travaglio prematuro, a ore di distanza dalla clinica più vicina, senza mezzi di trasporto e senza trovare un’ostetrica?

Il capo della delegazione permanente dell’Afghanistan presso l’ONU ha criticato il “silenzio” dell’UNAMA, la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite, in proposito. Negare il diritto di studiare e
di prestare servizio sanitario è una violazione dei diritti umani fondamentali e rappresenta un’ingiustizia nei confronti
dell’intera nazione.
In un mondo che rivendica progresso e uguaglianza, le donne afghane continuano ad essere vittime di una violenza sistemica, che è stata legittimata e istituzionalizzata dai talebani. Questo regime non solo ha privato le donne dei loro diritti fondamentali, ma ha anche messo in pericolo la loro vita e il loro futuro.
“Come possiamo rimanere in silenzio di fronte a questo dolore silenzioso e a questa profonda oppressione? ” dice Gawharshad Shahidzada.
“Alle donne afghane oggi non è permesso studiare, viene negato il diritto al lavoro e devono ottenere il permesso
anche per le più semplici libertà quotidiane, come muoversi autonomamente. Non è solo violenza fisica; è la distruzione delle anime, delle speranze e dell’umanità delle donne” .
Ma ciò che è più doloroso è il silenzio della comunità internazionale. Come possiamo rimanere indifferenti a questa palese oppressione? I diritti delle donne afghane valgono meno di altre donne nel mondo?

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