Mercoledì mattina, 23 settembre, le forze talebane hanno fatto irruzione nella residenza dell’ex presidente afghano Hamid Karzai a Kabul, disperdendo un gruppo di persone che si era riunito per fargli visita. Secondo fonti citate da Afghanistan International e riprese in modo indipendente da Atlas Press, le forze talebane sono intervenute impedendo lo svolgimento dell’incontro. Le fonti hanno riferito che tra i visitatori vi erano anziani delle comunità etniche e che il personale talebano armato li ha dispersi. Né le autorità talebane né l’ufficio di Karzai hanno finora rilasciato una spiegazione ufficiale. Una delle motivazioni riportate è che le autorità volessero impedire l’incontro in sé. Un’altra possibilità è che l’operazione fosse mirata a rafforzare le restrizioni già imposte sulle attività politiche e sociali di Karzai.
Un modello di crescenti restrizioni
Karzai è rimasto in Afghanistan dopo il ritorno dei talebani al potere nell’agosto del 2021. Invece di lasciare definitivamente il Paese, ha mantenuto una presenza limitata a Kabul, continuando a ricevere visitatori afghani e, in alcune occasioni, rappresentanti stranieri. In qualità di ex presidente che ha governato l’Afghanistan per tredici anni, Karzai ha conservato ampie relazioni politiche e contatti personali in tutto il Paese, oltre a legami con ex leader politici, anziani delle comunità etniche, figure religiose e diplomatici stranieri. Ciò lo ha reso potenzialmente utile come interlocutore, ma al contempo potenzialmente “sensibile” agli occhi di un regime che ha cercato di centralizzare l’autorità politica. Notizie recenti indicano che le autorità talebane hanno progressivamente limitato la capacità di Karzai di viaggiare e di tenere incontri politici e sociali. A luglio gli sarebbe stato impedito di recarsi a Kandahar, la sua provincia d’origine, inoltre gli è stato vietato di incontrare figure politiche nazionali e straniere, diplomatici e altri visitatori senza previa autorizzazione. Sono stati limitati anche alcuni dei suoi viaggi all’estero, sebbene egli abbia effettuato brevi trasferte fuori dai confini nazionali — tra cui in Germania, Italia, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito — per portare avanti sforzi di riconciliazione e sottoporsi a cure mediche. Le autorità talebane hanno impedito a Karzai di partecipare ad alcune cerimonie dell’Ashura e ai funerali dell’ex Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei. Lo avevano esortato, inoltre, ad astenersi da commenti pubblici sulla situazione politica afghana, con particolare riferimento all’istruzione delle ragazze. Tali notizie non permettono di stabilire in modo indipendente la portata totale delle restrizioni, ma nel loro insieme suggeriscono che le autorità talebane vedano con crescente insofferenza il mantenimento, da parte di Karzai, di un profilo politico e sociale indipendente.
Le dichiarazioni su Massoud e Rabbani
Il recente episodio fa seguito a due messaggi pubblici diffusi da Karzai in occasione degli anniversari degli omicidi di Ahmad Shah Massoud e Burhanuddin Rabbani. Karzai ha descritto Massoud come un mujahid eroico, un combattente per la libertà, e Rabbani come una figura di pace. Le dichiarazioni hanno avuto un peso rilevante poiché entrambi rimangono importanti figure storiche per quelle componenti che hanno combattuto i talebani durante la guerra tra fazioni e la successiva insurrezione, e potrebbero aver contribuito alle restrizioni più recenti imposte a Karzai.
Karzai e la fazione degli Haqqani
Esiste un’altra dimensione cruciale per comprendere la mutata posizione di Karzai, ovvero i suoi rapporti con esponenti di spicco legati alla rete talebana degli Haqqani. Nel marzo del 2026, Karzai avrebbe incontrato Sirajuddin Haqqani a Kabul durante l’Eid, discutendo di unità nazionale, sovranità e nuovi sviluppi. Un altro rapporto recente aveva segnalato la visita di Karzai alla residenza della famiglia Haqqani in occasione della cerimonia commemorativa per Khalil Ur-Rahman Haqqani. Questi contatti sono rilevanti poiché l’amministrazione talebana non è politicamente monolitica. I rapporti delle Nazioni Unite hanno evidenziato una profonda spaccatura tra la fazione con base a Kandahar, vicina alla Guida Suprema Hibatullah Akhundzada, e quella basata a Kabul, associata a Sirajuddin Haqqani e ad altri alti funzionari.
Più di recente, Hibatullah si è mosso per consolidare l’autorità intorno a Kandahar, riducendo parte dell’influenza istituzionale della rete Haqqani. Ad esempio, nel luglio del 2026, l’autorità degli Haqqani su alcune nomine è stata ridimensionata e alcuni asset di sicurezza associati alla loro rete sono stati trasferiti verso Kandahar. I contatti di vecchia data tra Karzai e l’ala Haqqani dei talebani sono diventati politicamente più rilevanti man mano che l’equilibrio di potere interno si è spostato verso la leadership di Hibatullah incentrata su Kandahar. Khaled Ahmad Zekriya, ambasciatore e rappresentante permanente della Repubblica Islamica dell’Afghanistan (ancora riconosciuta diplomaticamente) a Roma, sostiene che i recenti sviluppi vadano inquadrati all’interno di questa più ampia lotta per il controllo politico. Dal suo punto di vista, Hibatullah Akhundzada non considera Karzai semplicemente come un ex presidente in pensione, ma come un potenziale rivale politico, la cui continua visibilità pubblica potrebbe creare un centro di influenza alternativo tra le comunità pashtun afghane e oltre.
Come dichiarato dall’ambasciatore Zekriya: “Il trattamento sempre più restrittivo riservato all’ex presidente Hamid Karzai riflette la determinazione della Guida Suprema talebana Hibatullah Akhundzada di eliminare ogni potenziale centro indipendente di influenza politica. Karzai non è un oppositore armato dei talebani; il suo potenziale significato risiede esattamente nel fatto opposto: rimane un ex presidente riconosciuto a livello nazionale con relazioni in tutto il panorama politico, etnico e sociale dell’Afghanistan. La preoccupazione di Hibatullah è che il continuo impegno di Karzai con anziani afghani, figure politiche e comunità possa gradualmente creare un canale alternativo di legittimità politica al di fuori del sistema rigidamente controllato dai talebani.”
L’ambasciatore Zekriya ha inoltre sottolineato che la questione non può essere ridotta a un singolo incidente presso la residenza di Karzai: “Ciò a cui stiamo assistendo non è semplicemente l’interruzione di una riunione in una residenza privata. Rientra in un più ampio sforzo volto a restringere lo spazio politico e civile rimasto in Afghanistan. Quando un ex presidente non può viaggiare liberamente nel proprio Paese, ricevere anziani afghani, incontrare rappresentanti stranieri o parlare pubblicamente di questioni nazionali fondamentali senza il timore di ritorsioni o restrizioni, la distinzione tra contenimento politico e detenzione de facto diventa sempre più difficile da mantenere.” Questa interpretazione risulta coerente con il quadro generale di restrizioni segnalato dai media afghani.
Perché Hibatullah potrebbe considerare Karzai una minaccia
Esistono diverse possibili ragioni alla base di questa evidente diffidenza. Karzai possiede una forma di legittimità politica che le autorità talebane non hanno mai pienamente acquisito a livello internazionale o tramite un processo politico nazionale inclusivo. Le sue relazioni si estendono ben oltre la struttura istituzionale talebana. Può ricevere anziani delle comunità, ex funzionari, figure religiose, rappresentanti della società civile e altri afghani che potrebbero non avere accesso all’elusiva Guida Suprema talebana. L’identità politica di Karzai è inoltre ben distinta da quella dei talebani. Sebbene abbia auspicato un dialogo con essi e mantenuto canali di comunicazione con i vertici, ha anche ripetutamente criticato l’esclusione di donne e ragazze dall’istruzione e dalla vita pubblica. I suoi contatti con esponenti di spicco degli Haqqani assumono dunque un peso maggiore nell’attuale squilibrio di potere tra Kandahar e Kabul.
Da “ponte” a prigioniero politico?
Per anni dopo la presa del potere da parte dei talebani, Karzai ha occupato una posizione insolita. Ha sempre cercato di mantenere il dialogo con i funzionari talebani, sostenendo al contempo, in vari momenti, la riconciliazione nazionale, l’istruzione delle ragazze e un processo politico che coinvolgesse fasce più ampie della società afghana.Tale posizione lo rendeva potenzialmente utile come ponte. Ma un ponte può funzionare solo se esiste uno spazio politico su entrambe le sponde. Se le autorità talebane limitano in modo crescente i movimenti, i visitatori, le dichiarazioni pubbliche e i contatti politici di Karzai, il ruolo dell’ex presidente rischia di mutare radicalmente: da interlocutore tollerato a figura puramente simbolica le cui attività politiche sono rigidamente controllate. In una recente intervista a Karzai, il Financial Times lo ha descritto come un uomo di fatto agli arresti domiciliari, riferendo che egli ha criticato aspramente il trattamento riservato dai talebani alle donne e alle ragazze, continuando nel contempo a invocare la riconciliazione nazionale.
Una tendenza generale alla riduzione dello spazio politico
Il presunto raid contro la residenza di Karzai si inserisce in una serie di altri episodi che hanno coinvolto figure politiche, religiose e civili. Il 22 settembre, fonti locali hanno riferito che le forze di intelligence talebane hanno fatto irruzione nell’abitazione di Mohammad Hamidi, un religioso sciita di Ghor, e che diversi membri della sua famiglia e collaboratori sarebbero stati arrestati o risultano dispersi. I talebani non hanno finora confermato tali arresti. In più sono emerse notizie riguardanti restrizioni nei confronti di ex funzionari e personalità politiche, circostanze differenti, ma che concorrono a delineare un quadro più ampio in cui lo spazio politico e sociale viene regolamentato in modo sempre più soffocante dalle autorità talebane.
L’ambasciatore Zekriya sostiene che il significato dell’incidente di Karzai si estenda ben oltre la figura dell’ex presidente: “Il trattamento riservato dai talebani a Hamid Karzai rivela una profonda contraddizione nel cuore del regime talebano, che non denota forza, ma l’incapacità di tollerare centri politici e sociali indipendenti.” E ha aggiunto: “La comunità internazionale non dovrebbe normalizzare il contenimento delle figure politiche afghane come prezzo da pagare per mantenere un dialogo sulla sicurezza con i talebani. L’impegno a volte è necessario, ma l’impegno non deve trasformarsi in acquiescenza. L’Afghanistan ha bisogno di un processo politico, non semplicemente di un accordo in cui i talebani controllano il territorio mentre le voci afghane indipendenti vengono progressivamente ridotte al silenzio.” Qualunque fosse il preciso obiettivo dell’episodio di mercoledì, la sua portata politica va oltre il singolo ex presidente. La chiusura dello spazio politico rischia di ridurre le opportunità di dialogo, mediazione e espressione pacifica del dissenso, alimentando al contempo la percezione, tra gli afghani, che l’autorità politica si stia concentrando in modo esclusivo intorno a Kandahar e alla Guida Suprema dei talebani.
Per l’Afghanistan, il problema principale non è stabilire se a Karzai sia permesso o meno ricevere visitatori, bensì verificare se nel Paese rimanga alcuno spazio significativo in cui figure politiche indipendenti, anziani delle comunità, gruppi religiosi, attori della società civile e altre componenti possano organizzarsi, comunicare e contribuire a plasmare il futuro della nazione.


