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Economia

Africa, 124 miliardi di dollari dalle diaspore: le rimesse crescono dell’86% in dieci anni

In Africa le rimesse della diaspora hanno raggiunto 124 miliardi di dollari nel 2025, l’86% in più rispetto a dieci anni fa: una rete di trasferimenti familiari che pesa sempre di più sulle economie del continente.

Centoventiquattro miliardi di dollari. È la somma inviata verso l’Africa nel 2025 dai migranti attraverso le rimesse, secondo uno studio del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (FIDA). In dieci anni questi trasferimenti sono aumentati dell’86%, assumendo un peso sempre maggiore non soltanto nei bilanci delle famiglie che li ricevono, ma anche nelle economie di numerosi paesi africani.

La geografia delle rimesse rimane fortemente concentrata. Egitto, Nigeria, Marocco, Etiopia e Kenya ricevono complessivamente circa tre quarti dei trasferimenti destinati al continente. Dietro questi grandi destinatari, tuttavia, stanno emergendo trasformazioni particolarmente rapide in altre aree. In Africa occidentale, per esempio, nell’ultimo decennio le rimesse sono aumentate del 65% in Senegal e del 417% in Costa d’Avorio.

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Sono cifre che raccontano qualcosa di più di un semplice movimento internazionale di capitali. Dietro ogni trasferimento vi sono spesso spese quotidiane, cure mediche, istruzione, alimentazione, abitazione e sostegno nei momenti di difficoltà. Il denaro inviato da chi vive e lavora lontano continua così a collegare economie formalmente separate, ma appartenenti alle stesse reti familiari e sociali.

A favorire la crescita è stata anche la trasformazione tecnologica dei sistemi di pagamento. La diffusione del mobile money ha consentito di raggiungere persone e territori scarsamente serviti dalle banche tradizionali. Alla maggiore accessibilità si è aggiunta la concorrenza fra operatori, che ha ridotto in alcuni mercati il prezzo dei servizi e reso possibile inviare somme più piccole con maggiore frequenza. Anche le migrazioni stagionali e, più in generale, gli spostamenti di lavoratori all’interno del continente alimentano questi circuiti.

È un aspetto importante perché parlare di “diaspora” può far pensare soprattutto ai migranti africani residenti in Europa, Nord America o nei paesi del Golfo. Una parte rilevante delle migrazioni africane avviene invece all’interno del continente. Le rimesse disegnano quindi una fitta rete di relazioni non soltanto tra Africa e resto del mondo, ma tra gli stessi paesi africani.

In alcune economie il loro peso è diventato considerevole. Alle Comore, in Gambia e in Liberia i trasferimenti provenienti dai migranti possono avvicinarsi a un quarto del prodotto interno lordo. Il fenomeno pone inevitabilmente la questione della dipendenza da risorse generate altrove, ma il FIDA sottolinea soprattutto la capacità stabilizzatrice delle rimesse. A differenza degli investimenti esteri, che possono oscillare rapidamente, o degli aiuti internazionali, soggetti alle scelte dei governi donatori, il sostegno familiare tende infatti a proseguire anche durante le crisi. Talvolta proprio una crisi spinge chi è emigrato ad aumentare gli sforzi per aiutare chi è rimasto.

In questo senso, le rimesse possiedono una caratteristica particolare: sono contemporaneamente un fenomeno economico e una pratica sociale. Non rispondono innanzitutto alle strategie di un governo o alle decisioni di un investitore, ma a obblighi, affetti e responsabilità che continuano a operare attraverso le frontiere. La loro crescita rende visibile quanto le economie contemporanee siano sostenute anche da questi legami transnazionali quotidiani.

Rimane però un ostacolo significativo: il costo degli invii. Trasferire denaro verso l’Africa costa mediamente circa il 7% della somma spedita, facendo del continente una delle aree più costose al mondo per questo tipo di operazioni. Una percentuale apparentemente piccola diventa considerevole se applicata a miliardi di dollari e soprattutto alle piccole somme inviate periodicamente dalle famiglie.

Per questo una delle questioni centrali dei prossimi anni sarà l’interoperabilità tra sistemi di pagamento, in particolare nei trasferimenti da un paese africano all’altro. Rendere più semplice e meno costoso il passaggio del denaro significherebbe lasciare una quota maggiore di quelle risorse nelle mani di chi le invia e di chi le riceve.

I 124 miliardi di dollari registrati nel 2025 raccontano dunque anche un paradosso. La migrazione comporta una distanza geografica, ma produce allo stesso tempo una circolazione continua di risorse che mantiene vicini luoghi e persone lontane. Dentro le statistiche sulle rimesse si trova così una parte meno visibile della mobilità umana: milioni di piccoli trasferimenti attraverso i quali la distanza viene quotidianamente trasformata in sostegno.

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