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Diritti umani

Africa, libertà civili. Il difficile cammino verso il futuro.

CIVICUS è un'alleanza globale fondata nel 1993 con sede a Johannesburg, Sudafrica, che si occupa di rafforzare la società civile e difendere lo spazio civico e democratico in tutto il mondo. Attraverso il CIVICUS Monitor, uno strumento di ricerca collaborativo, analizza e valuta lo stato delle libertà civiche in 198 paesi, classificandoli in cinque categorie: Aperto, Restrittivo, Ostacolato, Represso o Chiuso.

Da poco pubblicato il nuovo rapporto “People Power Under Attack 2024” CIVICUS Monitor è una piattaforma fondata nel 1993 con sede a Johannesburg che analizza la situazione sulle restrizioni nella società civile e sulle libertà fondamentali nel pianeta. Il Report annuale valuta lo stato delle libertà civiche in 198 paesi, classificandoli in cinque categorie: Aperto, Restrittivo, Ostacolato, Represso o Chiuso.

 

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Questo del 2024 evidenzia un dato allarmante ovvero che il 72,4% della popolazione mondiale che vive in paesi classificati come “Repressi” o “Chiusi”.

Il che rappresenta un significativo passo indietro rispetto ai dati degli anni precedenti.

Il continente africano presenta una varietà di situazioni politiche e sociali, con paesi che vanno da democrazie consolidate a regimi autoritari. Nel complesso ( secondo “People Power Under Attack 2024” ) la libertà di espressione, di associazione e di riunione continua ad essere sotto pressione in molte nazioni del continente.  Quest’anno, 81 paesi rientrano nelle categorie più oppressive, con cali notevoli nelle condizioni dello spazio civico in paesi come Burkina Faso, Etiopia e Kenya.

 

Focus Africa: Dati dal rapporto People Power Under Attack 2024

L’Africa subsahariana è una delle regioni più colpite da violazioni della libertà di espressione, assemblea e associazione.

In Africa, la tendenza è preoccupante anche perché – oltre agli ormai consueti arresti dei manifestanti, le diffuse rappresaglie, i brogli o i sequestri dei giornalisti – in troppi paesi le elezioni si svolgono nel più incredibile caos organizzativo.

Votazioni interrotte e poi riprese, insufficienza di schede elettorali, assenza di contenitori sigillati per le stesse schede ammonticchiate alla rinfusa nei seggi senza controllo, matite con gommino per marcare il proprio voto sulla scheda, fallimento dei sistemi elettronici di controllo. Senza contare quando le schede elettorali proprio non esistono e gli “elettori” sono costretti a cercare il loro nome per ore (manco a dirlo non sono in ordine alfabetico) su decine di fogli carta di appesi ai muri, spesso inzuppati dalle piogge e praticamente  cancellati.

 

Il rapporto documenta oltre 1.100 casi di repressione delle proteste a livello globale, con incidenti significativi che si sono verificati in Africa.

Nel 2024, le violazioni della libertà di espressione hanno rappresentato il 45% di tutte le violazioni documentate dello spazio civico. Gli attacchi ai giornalisti sono aumentati, con incidenti segnalati in almeno 49 paesi, sottolineando la tendenza globale a silenziare il dissenso attraverso la violenza e la censura.

Tra i casi di “peggioramento” c’è ovviamente il Kenya che dopo le proteste di piazza (60 morti e oltre 1.000 arresti) è stato declassato da “ostruito” a “represso”. Per non parlare del Mozambico dove la situazione è di ora in ora, sempre più incandescente.

Anche in Etiopia- rispetto al report dello scorso anno- la situazione si è degradata e nonostante la promessa di aperture democratiche,  il conflitto nella regione del Tigray e le tensioni etniche hanno portato a una deriva autoritaria.

Sono solo due i paesi africani quest’anno  considerati davvero “aperti”, ovvero Capo Verde e São Tomé e Príncipe.

 

Secondo il report 2024 segnali positivi arriverebbero anche   da Botswana e Liberia, dove lo spazio civico sembra migliorato (sempre secondo i parametri del Civicus Monitor).

In effetti in Liberia, la pacifica transizione di potere ha portato a una riduzione delle violazioni e in Botswana, è stata bloccata la proposta di revisione costituzionale

In Ghana – paese già modello di stabilità in Africa occidentale al punto che dal ritorno al multipartitismo nessun partito è riuscito a rimanere al potere più di due mandati di fila e dove si vota sabato 7 dicembre – iniziative locali per la protezione degli attivisti avrebbero migliorato ulteriormente le condizioni dello spazio civico.

Tra conflitti irrisolti, speranze per il futuro e germogli di rinascita L’Africa resta comunque un continente in bilico.

 

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Human Rights

Africa and civil liberties: the challenging path towards the future

A new report, “People Power Under Attack 2024”, has just been published by CIVICUS Monitor, a platform established in 1993 and based in Johannesburg.

The platform analyzes global trends in restrictions on civil society and fundamental freedoms.
This annual report assesses the state of civic freedoms in 198 countries, categorizing them into five groups: Open, Restrictive, Obstructed, Repressed, or Closed.

The 2024 edition reveals an alarming statistic: 72.4% of the global population lives in countries classified as “Repressed” or “Closed”, a significant regression compared to previous years.

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The African Context
The African continent presents a wide range of political and social situations, from consolidated democracies to authoritarian regimes. According to “People Power Under Attack 2024”, freedoms of expression, association, and assembly remain under pressure across many African nations. This year, 81 countries globally fall into the most oppressive categories, with notable declines in civic space conditions in countries such as Burkina Faso, Ethiopia, and Kenya.

Focus on Africa: Insights from the Report

Sub-Saharan Africa is one of the regions most affected by violations of freedom of expression, assembly, and association. The situation is particularly concerning as, in addition to widespread arrests of protesters, reprisals, election fraud, and harassment of journalists, elections in many countries are marred by severe organizational chaos.

Instances include:

– Interrupted and resumed voting processes.
– Shortages of ballot papers.
– Unsealed ballot containers, with ballots piled haphazardly at polling stations.
– Voting pencils with erasers.
– Failures in electronic voting systems.
– In some cases, the complete absence of electoral rolls, forcing “voters” to search for their names on dozens of paper sheets posted on walls, often drenched by rain and barely legible.

Global and Regional Findings
The report documents over 1,100 cases of protest repression worldwide, with significant incidents occurring in Africa. In 2024, violations of freedom of expression accounted for 45% of all documented civic space violations. Attacks on journalists have risen, with incidents reported in at least 49 countries, highlighting a global trend of silencing dissent through violence and censorship.

Among the most notable deteriorations is Kenya, which has been downgraded from “Obstructed” to “Repressed” following mass protests that resulted in 60 deaths and over 1,000 arrests. In Mozambique, the situation continues to worsen by the hour. Similarly, in Ethiopia, the situation has degraded compared to last year. Despite promises of democratic reforms, the conflict in the Tigray region and ethnic tensions have led to an increasingly authoritarian drift.

Bright Spots and Promising Signs
Only two African countries Cape Verde and São Tomé and Príncipe—are categorized as “Open” in 2024. However, there are some positive trends:

Botswana and Liberia show improvements in civic space, according to CIVICUS Monitor’s parameters. In Liberia, a peaceful transition of power has led to fewer violations, while in Botswana, a proposed constitutional review was halted, maintaining civic stability.
– In Ghana, a country already celebrated as a model of stability in West Africa, local initiatives for protecting activists have further enhanced civic conditions. Ghana’s political culture of peaceful transitions, with no party holding power for more than two consecutive terms since the return to multiparty democracy, sets a positive example. The country is set to hold elections on Saturday, December 7.

Amid unresolved conflicts, hopes for the future, and budding signs of renewal, Africa remains a continent on the brink, navigating a precarious balance.

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