L’industria aurifera dell’Africa occidentale sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Se la domanda mondiale di oro continua a sostenere nuovi progetti estrattivi, la destinazione dei capitali internazionali sta cambiando rapidamente. Sempre più compagnie minerarie privilegiano Paesi che offrono un quadro normativo prevedibile e condizioni politiche considerate più stabili, riducendo invece l’esposizione in Stati che hanno scelto di rafforzare il controllo pubblico sul settore.
Tra i principali beneficiari di questa redistribuzione figurano Costa d’Avorio e Guinea. La Costa d’Avorio, in particolare, si prepara ad avviare entro la fine dell’anno la produzione del grande progetto minerario di Koné, situato vicino al confine con il Mali. Le risorse stimate del giacimento superano ormai i 6,3 milioni di once d’oro, confermandolo tra i più importanti dell’area.
A rafforzare la fiducia degli investitori contribuiscono anche le infrastrutture realizzate negli ultimi anni e la disponibilità di energia, elementi ritenuti decisivi dalle società internazionali. La canadese Montage Gold, già impegnata nello sviluppo del progetto Koné, ha inoltre acquisito il promettente sito di Didievi, segnalando la volontà di consolidare ulteriormente la propria presenza nel Paese.
Parallelamente, Mali, Burkina Faso e Ghana stanno perseguendo una strategia diversa. I rispettivi governi hanno introdotto misure per aumentare il controllo statale sul comparto aurifero e incrementare la quota di ricavi destinata alle finanze pubbliche. Sebbene queste politiche puntino a valorizzare maggiormente le risorse nazionali, alcuni operatori del settore ritengono che possano ridurre la prevedibilità del contesto economico e rallentare nuovi investimenti.
Anche la Mauritania cerca di inserirsi tra le destinazioni più attrattive per il capitale internazionale. Le autorità mettono in evidenza l’ampia disponibilità di aree ancora inesplorate e un sistema regolatorio presentato come chiaro e stabile, nel quale gli accordi con gli investitori vengono rispettati e le condizioni operative risultano definite nel lungo periodo.
Il Senegal guarda con interesse a questa nuova fase. Nella regione di Kédougou sono già operative tre miniere industriali, gestite anche da grandi gruppi internazionali. Tuttavia, gli audit avviati dal nuovo governo su alcuni contratti minerari hanno suscitato interrogativi tra gli investitori, che chiedono continuità normativa per pianificare progetti destinati a svilupparsi nell’arco di molti anni.
Il peso economico del settore è già significativo. Nel 2025 l’industria mineraria ha rappresentato circa il 4% del prodotto interno lordo del Senegal e il 31% delle esportazioni nazionali. Con una produzione di 10,4 tonnellate, l’oro è diventato la principale risorsa mineraria del Paese.
La nuova geografia degli investimenti dimostra come, nel settore estrattivo, il potenziale geologico da solo non sia più sufficiente. Accanto alla ricchezza del sottosuolo, gli operatori internazionali valutano sempre più attentamente la stabilità istituzionale, la certezza del diritto e la prevedibilità delle politiche economiche. In un’area strategica come l’Africa occidentale, la competizione per attrarre capitali si gioca quindi non solo sulla quantità di oro disponibile, ma anche sulla fiducia che ogni Paese riesce a trasmettere agli investitori.


