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Cultura

Africa, un continente giovane, complesso e spesso incompreso

Successo al Festival Acta Diurna del libro di Antonella Napoli: 16 reportage che sfatano pregiudizi e raccontano il futuro

Un mosaico di voci, storie, conflitti e resilienza. Ma soprattutto il ritratto di un continente giovane, dinamico e proiettato verso il futuro. Il volume “Africa”, scritto da Antonella Napoli e presentato a San Bonifacio (Verona) durante il festival Acta Diurna, racconta un continente che soffre, ma non smette di guardare avanti. Vasto, complesso, ricco di tradizioni e di potenziale, il continente africano è oggi una delle aree più giovani del pianeta: popolazioni composte in larga parte da nuove generazioni che si affacciano allo scenario globale con un forte desiderio di riscatto e sviluppo. Una realtà spesso ancora segnata da contrasti, conflitti e povertà, ma anche da enormi risorse naturali e da un capitale umano che rappresenta una delle sue principali forze.

È questa l’immagine che Antonella Napoli, autrice e reporter, restituisce nel suo libro “Africa”, presentato il 9 maggio durante il festival “Acta Diurna”, rassegna organizzata dalla Libreria Bonturi di San Bonifacio e dedicata ai temi dell’attualità, tra geopolitica, economia e ambiente. Sul palco Francesca Cariolato della Libreria Bonturi e Sara, studentessa del liceo “Guarino Veronese”, che ha dialogato con Napoli attraverso contributi audio.

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«Io e te alla fine veniamo da due pianeti diversi. Il tuo ha già vinto, il mio non ancora». Sono le parole di Tadi, protagonista di uno dei 16 reportage raccolti nel volume, ambientato in Tanzania. Una frase scelta da Sara come simbolo di un’Africa plurale, in trasformazione, che sfida la visione occidentale troppo spesso ridotta a povertà e sottosviluppo.

A colpire il pubblico sono stati soprattutto gli aspetti che riguardano il futuro del continente e il suo enorme potenziale di crescita. «Di Paesi in Africa che stanno correndo verso lo sviluppo ce ne sono tanti», ha spiegato Napoli. «Esistono realtà molto ricche, dotate di risorse straordinarie, che tuttavia vengono ancora depauperate: le loro ricchezze vengono sottratte da multinazionali e da Stati come la Cina che hanno di fatto neocolonizzato il continente. In cambio di infrastrutture, farmaci o beni difficilmente reperibili, ottengono a prezzi irrisori risorse strategiche come coltan, cobalto, oro e altri minerali preziosi».

Un tema centrale, quello del nuovo colonialismo economico, che si intreccia però con un dato altrettanto significativo: secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’Africa è oggi il continente con uno dei più alti tassi di crescita e con alcune delle prospettive di sviluppo economico più rilevanti al mondo.

Ma il futuro africano non si misura solo in termini economici. «Nonostante in molti Paesi sia molto presente uno stile di vita occidentale e l’influenza arrivi attraverso internet e televisione – ha osservato Napoli – resta fortissima la volontà di preservare tradizioni e cultura. Anche tra i giovani emerge un grande orgoglio identitario, un autentico senso di appartenenza all’Africa».

Molti desiderano studiare all’estero o cercare opportunità migliori, ma con un obiettivo preciso: tornare, contribuire allo sviluppo economico e sociale dei propri Paesi e diventare essi stessi motore del cambiamento. È nelle nuove generazioni, capaci di coniugare modernità e tradizioni sane, che il continente sembra custodire la sua sfida più importante: costruire il futuro senza perdere la propria anima.

 

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