Il 16 marzo il governo algerino ha fatto capire cosa pensa dei tentativi di ricostruire la storia del conflitto interno degli anni Novanta e di cercare la verità e la giustizia per le migliaia di persone scomparse in quel periodo.
Dopo averne tollerato malvolentieri la presenza per 15 anni, appellandosi alla repressiva legge 12-06 ha mandato la polizia giudiziaria a sigillare gli uffici di SOS Scomparsi, un’organizzazione istituita nel 2001 come sezione locale del Comitato delle famiglie degli scomparsi in Algeria, fondato in Francia dal 1999 dalle madri in cerca di verità e giustizia per i loro cari inghiottiti nel conflitto armato interno degli anni Novanta.
La giustificazione ufficiale addotta dalle autorità è che l’associazione era priva di registrazione. Ma la verità è che il governo non aveva mai voluto riconoscerla.
Il provvedimento di chiusura era stato annunciato da azioni repressive poste in essere negli ultimi due anni: nel 2024 la polizia aveva impedito lo svolgimento di una conferenza all’interno della sede dell’associazione: nel 2025 il suo sito era diventato misteriosamente inaccessibile e la sua fondatrice e presidente, Nassera Dutour, si era vista negata l’ingresso in Algeria.
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