Le importazioni di armi dei Paesi africani, nel periodo 2020-24 sono diminuite del 44%, rispetto al lustro precedente. Lo rende noto il Sipri, prestigioso istituto di ricerche sulla pace di Stoccolma. Tale calo è dovuto soprattutto al taglio degli acquisti di Algeria (-73%) e Marocco (-26%).I due Paesi sono i principali acquirenti del Continente. Algeri si è è rifornita da Russia, Cina e Germania. Rabat invece, ha acquistato da USA, Francia e Israele.L’Africa rappresenta il 4,5% del commercio mondiale delle armi. I maggiori fornitori sono stati, sempre secondo i dati del Sipri, Russia (21%), Cina (18%) e USA (16%). In ordine di importanza le altre Regioni del mondo: Asia ed Oceania con il 33% (era il 41% nel periodo 2015-19); Europa con il 28% (era l’11% nel lustro precedente); Medio Oriente , in cui il Sipri considera anche l’Egitto; con il 27% (-20% rispetto al quinquennio precedente) ed Americhe con il 6,2%.
L’Africa subsahariana ha costituito il 2,2% delle importazioni mondiali, ma a differenza di quanto avvenuto nella parte settentrionale, si è registrata una crescita del 4,2% sul quinquennio precedente.
L’aumento è dovuto ad un vero e proprio record di importazioni nei Paesi dell’Africa occidentale, causato dal proliferare dei conflitti e delle tensioni nell’area. Gli acquisti sono raddoppiati, infatti, rispetto al lustro 2015-19.
Nell’Africa subsahariana il primo importatore di armi è la Nigeria, che ha comprato circa un terzo di tutte le armi della regione. Altri protagonisti del boom sono Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali, Mauritania, Niger e Senegal. I maggiori fornitori sono stati la Cina (26%), seguita da Francia (14%), Russia e Turchia (11%). Parigi ormai estromessa da numerosi Paesi africani ha avuto nel Senegal il principale cliente. La forte presenza di Ankara è dovuta al successo dei droni, prodotti dalla società Bayraktar del genero del Presidente Erdogan, utilizzati in molti conflitti, ad esempio in Ucraina contro i russi e dalle forze armate etiopi in Tigray. Tali velivoli sono stati acquistati, in particolare, da Paesi in guerra: Mali, Niger,Nigeria e Burkina Faso. Queste armi hanno causato numerose vittime fra la popolazione civile. Del resto sono armi relativamente economiche, che non richiedono lunghi addestramenti come gli aerei e particolarmente efficaci sul campo di battaglia.
E’ da segnalare che l’Egitto, anche se il Sipri lo colloca fra i Paesi del Medio Oriente, è il principale acquirente africano, all’ottavo posto mondiale, con il 3,3% del commercio globale, ma con il dimezzamento dei propri acquisti, che hanno visto un’impennata nel quinquennio precedente. L’Italia è il secondo fornitore di armi del Cairo, con circa un quarto delle forniture, dopo la Germania. L’Egitto è nel mirino delle associazioni che si battono per le libertà fondamentali, con migliaia di “scomparsi”, omicidi politici come nel caso di Regeni, detenuti sottoposti a torture ed usa ampiamente la pena di morte.Il nostro Paese, ormai sembra aver scelto di non tenere conto delle violazioni dei diritti umani. L’Italia si colloca al sesto posto nel commercio mondiale delle armi nel periodo 2019-24, con il 3,8% totale, ha quasi raddoppiato le proprie vendite.
A livello mondiale gli Stati Uniti hanno rafforzato il loro ruolo di leader con il 43% del mercato delle armi (+21%), seguono Francia (+11% che ha superato la Russia ora al terzo posto (-64%). Il calo si spiega con le necessità della guerra in Ucraina. Al quarto posto la Cina (-5%) ed al quinto la Germania in leggero calo (-3%). Il Regno Unito si colloca al settimo, seguita da Israele che ha venduto armi soprattuto a India, USA e Filippine. Tel Aviv si è rifornita, invece, da USA (66%) Germania (33%) e addirittura Italia(1%),. Ecco i principali partner dei massacri commessi dal Paese ebraico. I dati del Sipri evidenziano la forte crescita delle vendite statunitensi ed il piano di riarmo europeo da 800 miliardi di euro non farà che rafforzare le vendite delle industrie americane.
I principali acquirenti sono nell’ordine: Ucraina(addirittura il 9% del commmercio mondiale) India con il 9,8% (-4,7% rispetto al quinquennio precedente); Qatar (+127% ) Arabia Saudita (-41%) e Pakistan (+61%).
Da sottolineare che il Regno saudita, oltre ad essere fra le ultime monarchie assolute al mondo, non prevede la libertà religiosa e le donne sono praticamente prive di diritti.
Tutte queste armi, però non hanno evitato tanti lutti e immani sofferenze ed è ormai chiaro, come afferma il Papa, che l’unica strada è quella diplomatica. Le parole del Santo Padre sono ignorate da molti Capi di Stato occidentali che spingono per un conflitto con la Russia!
Per contrastare l’idea che le controversie si risolvono con le guerre è indispensabile, soprattutto procedere alla riconversione dell’industria della difesa verso produzioni civili, in tal modo si potrebbero liberare enormi risorse economiche ed umane per migliorare la qualità della vita e non per distruggerla. Ma l’Unione Europea e Palazzo Chigi concordan con il piano di riarmo da 800 miliardi di euro. Per il Governo l’industria bellica è un’eccellenza da supportare, anche peggiorando una normativa (la legge 185 del 1990), che vieta le vendite ai Paesi belligeranti e/o retti da regimi liberticidi. Tutti questi affari hanno solo alimentato i venti di guerra, riducendo a lumicino la spesa per lo sviluppo e per contrastare il cambiamento climatico. Ma i Governi sembrano subalterni alla lobby delle armi e incapaci di agire per la pace.


