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Focus internazionale

Attacco congiunto USA-Israele in Iran, bombe su Teheran

"Dalla diplomazia al fuoco: il fallimento dei colloqui di Ginevra innesca l'attacco preventivo su Teheran, mentre il regime affoga nel sangue le rivolte interne."

TEHERAN – Una massiccia operazione militare guidata da Stati Uniti e Israele è scattata questa notte contro il cuore della Repubblica Islamica. Colonne di fumo si alzano in diversi punti della capitale iraniana dopo che, intorno alle ore 3:00 locali, la contraerea ha iniziato a rispondere alle prime esplosioni.

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l’operazione tramite un video ufficiale: “Abbiamo lanciato un’operazione su larga scala in Iran. Il nostro obiettivo è eliminare le minacce e proteggere il popolo americano. Le azioni degli iraniani stanno mettendo direttamente a rischio l’Iran stesso.” Parallelamente, il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha rivendicato l’azione come una misura necessaria: “Lo Stato di Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l’Iran per rimuovere le minacce allo Stato.”

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Secondo le agenzie di stampa Fars e Tasnim, l’attacco ha colpito diverse aree nevralgiche: la zona dell’Università, l’area di Jomhouri e il ponte Sevec Khandan (sede del quartier generale congiunto delle forze armate), ma esplosioni vengono segnalate anche nel centro, nell’est e nel centro-nord della città. Almeno tre forti deflagrazioni hanno interessato il centro di Teheran; non è esclusa la possibilità che sia stato colpito il palazzo presidenziale.

Nonostante i mesi di pianificazione volti a impedire che Teheran ottenga armi atomiche, sembra che i siti nucleari sotto osservazione non siano stati presi di mira in questa fase. Le bombe stanno cadendo sulle aree urbane. Altre città sono coinvolte negli attacchi, confermate esplosioni anche a Kermanshah, Qom, Lorestan, Karaj e Tabriz.

L’attacco giunge dopo settimane di tensioni e il fallimento dei negoziati sul nucleare a Ginevra. L’ultimo summit di giovedì si era concluso con profonde divergenze, Trump si era dichiarato “deluso” dagli esiti dei colloqui e Al Jazeera aveva riportato che, nelle ultime 24 ore, l’intelligence israelo-americana aveva valutato come nulla la possibilità di ulteriori negoziati. Poco prima dell’azione, il Presidente americano aveva commentato: “Dobbiamo prendere una decisione importante, non facile. Preferirei farlo in modo pacifico, ma si tratta di persone molto pericolose e difficili”. Colpire i centri nevralgici della capitale mira a scuotere la tenuta dei Pasdaran e del governo.

L’attacco congiunto USA-Israele del 28 febbraio 2026 rappresenta un punto di svolta radicale, segnando il passaggio da una strategia di “massima pressione” diplomatica a un conflitto aperto volto al cambio di regime o alla neutralizzazione definitiva della minaccia iraniana.

L’attacco militare si innesta in un clima di estrema instabilità interna. Da settimane l’Iran è scosso da rivolte popolari senza precedenti. La risposta del regime è stata atroce. Le forze di sicurezza hanno risposto alle manifestazioni con l’uso di munizioni vere, cecchini e armi pesanti. Le Organizzazioni per i diritti umani parlano di un bilancio che oscilla tra i 5.000 e i 20.000 vittime solo negli ultimi due mesi, ma il numero è stimato per difetto, purtroppo, perché ancora oggi non si conosce il numero esatto dei morti. Migliaia di cittadini, inclusi bambini, sono stati arrestati e si moltiplicano i rapporti di torture sistematiche, confessioni forzate trasmesse in TV e assalti delle forze speciali persino negli ospedali per prelevare i feriti. Il regime ha imposto il blocco totale di Internet per nascondere i propri crimini, trasformando il Paese in una scatola nera di violenza. Colpire i centri nevralgici della capitale mira ora a scuotere definitivamente la tenuta di un governo già impegnato in una guerra aperta contro i propri cittadini.

Oggi, mentre i jet americani sorvolano le città, la popolazione vive un paradosso tragico: il terrore per le bombe straniere unito alla speranza che questo sia il colpo di grazia per un regime che li sta massacrando.

L’attacco della notte scorsa era stato preceduto da un imponente dispiegamento di forze in Medio Oriente. Il secondo gruppo navale della portaerei Gerald Ford è stato posizionato al largo di Israele per fornire copertura aerea contro eventuali ritorsioni, oltre 259 velivoli americani sono impegnati, inclusi 150 caccia tattici, 6 AWACS, 10 P-8A antisommergibile e 40 cisterne per il rifornimento in volo (KC-135 e KC-46). Le misure di sicurezza e allerta civile sono elevatissime, Stati Uniti, Cina, Germania e India hanno invitato i propri cittadini a lasciare immediatamente l’Iran e Israele e lo spazio aereo israeliano stato chiuso. L’Home Front Command ha sospeso le attività scolastiche e gli assembramenti non essenziali. Sebbene le sirene abbiano allertato la popolazione, al momento non è stato ordinato di restare nei rifugi, ma vige lo stato di massima allerta per possibili ritorsioni.

Resta ora da capire l’entità della risposta della Repubblica Islamica e se le difese iraniane saranno in grado di contrastare questa massiccia ondata di fuoco. La fine dei colloqui di Ginevra sancisce l’impossibilità di gestire il dossier nucleare tramite la diplomazia, aprendo una fase in cui la stabilità è garantita solo dalla superiorità militare.

L’azione guidata da Donald Trump conferma, comunque, il definitivo superamento degli organismi multilaterali, come l’ONU. L’uso della forza non è più visto come l’extrema ratio, ma come uno strumento preventivo primario. Washington e Tel Aviv stanno dimostrando che non tollereranno “linee rosse” superate, agendo unilateralmente nonostante i rischi globali. L’attacco rischia di innescare una reazione a catena in tutto il Medio Oriente. L’operazione di questa notte ha polverizzato definitivamente l’illusione che il dossier iraniano potesse essere risolto attorno a un tavolo. Mentre le fiamme illuminano il cielo di Teheran, il mondo trattiene il fiato: se la Repubblica Islamica dovesse rispondere colpendo lo Stretto di Hormuz o attivando le sue milizie regionali, quella che è iniziata come un’azione ‘preventiva’ potrebbe trasformarsi nel primo capitolo di un conflitto globale dalle conseguenze incalcolabili. La ‘scatola nera’ iraniana è stata scoperchiata, ma il prezzo di questa nuova era di superiorità militare resta ancora tutto da scrivere.

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