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Analisi

Bambini soldato e non solo: violazioni diritti aumentate del 25% nel 2024

Presentato al Consiglio di Sicurezza ONU il Rapporto annuale del Segretario Generale ONU sui minori nei conflitti

“Il mondo non riesce a proteggere i bambini dagli orrori delle guerre”. Lo ha affermato l’UNICEF al Consiglio di Sicurezza ONU, a seguito della pubblicazione del Rapporto annuale Segretario Generale ONU sui bambini nei conflitti.

Le violazioni più gravi verso i minori sono aumentate del 25% nel 2024 rispetto all’anno precedente, che era stato l’anno peggiore degli ultimi venti anni. I numeri del Documento sono terribili: quasi dodicimila minorenni uccisi o mutilati; 7500 minorenni reclutati come soldati in decine di Paesi da eserciti e guerriglie. In questa descrizione della violenza sulla componente più indifesa dell’umanità, sono da aggiungere anche oltre quattromila piccoli rapiti, spesso per farne dei soldati (per lo più in Nigeria, Somalia, Repubblica Democratica del Congo-DRC, Mozambico e Burkina Faso) almeno duemila casi  di violenze sessuali e di attacchi a scuole ed ospedali (Ucraina, Territori Occupati da Israele, Haiti, Afghanistan e  Myanmar), circa ottomila casi in cui è stato negato l’accesso agli aiuti umanitari (Territori Occupati da Israele,  Haiti, Afghanistan e Myanmar). Questi numeri peraltro sono solo quelli verificati, mentre quelli reali sono sicuramente maggiori.

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I gruppi armati sono responsabili di almeno la metà delle violazioni, mentre gli eserciti governativi lo sono per la maggior parte delle uccisioni, degli attacchi alle scuole e ospedali  e della negazione dell’accesso agli aiuti umanitari.

E’ evidente che ogni violazione commessa contro i più piccoli costituisce un falimento morale e  lascia cicatrici difficilmente guaribili. Dietro questi aridi numeri ci sono infatti, vite sconvolte, famiglie distrutte, l’impossibilità di fare le cose più banali, come frequentare la scuola, giocare, avere cibo, acqua pulita, ecc. La distruzione deliberata di acquedotti, scuole, centrali elettriche ospedali ha, infatti, un impatto devastante sui diritti umani più elementari, oltre ad essere vietata dal diritto internazionale.

I Paesi più sconvolti da tali orrori sono stati: Gaza, Sudan, Repubblica Democratica del Congo(RDC), Somalia, Nigeria ed Haiti. A Gaza, ridotta da Tel Aviv ad un cumulo di macerie è possibile solo scegliere fra morire di fame o perire mentre si cerca di accedere al cibo e i governanti occidentali restano indifferenti di fronte ad un tale massacro.

Il 2024 ha visto un aumento degli stupri (+35% rispetto al 2023), le ragazze inoltre sono anche vittime dello stigma che accompagna questi reati, che rischia di metterle ai margini della società pur non avendo nessuna colpa. Nella RDC nei primi due mesi del 2025 sono stati segnalati almeno  diecimila casi di violenze sessuali, di cui il 40% delle vittime erano bambine!  Anche la Somalia  è fra i Paesi più sconvolti con circa trecento casi accertati. L’impunità, purtroppo, rimane la regola, mentre le vittime raramente hanno il sostegno necessario in Paesi in guerra da sempre e ricchi solo di armi, spesso fornite dall’Occidente che si reputa la patria dei diritti umani.

Fra i Paesi che utilizzano i bambini soldato, secondo l’ONU, vi è la RDC con oltre 2.500 piccoli combattenti (di cui un terzo ragazzine); il Mali con circa trecento;  la Somalia, nell’ex colonia Al Shabab ha utilizzato quasi 800 fanciulli, ma anche l’esercito di Mogadiscio ha utilizzato i più piccoli. Tale esercito è anche responsabile di uccisioni, mutilazioni, stupri e distruzione di scuole. La polizia nazionale ha ucciso, mutilato e stuprato i minori.  L’Italia dovrebbe imporre la fine di tali crimini, ma il Parlamento nel prorogare le missioni militari presenti nel Paese,  non ha imposto alcuna condizione.

Circa tremila  minori sono stati detenuti per la effettiva o presunta associazione con le parti in conflitto, di cui circa trecento in Somalia ed un centinaio nella RDC. Ma queste persone dovrebbero essere trattate da vittime e la comunità internazionale dovrebbe farsi carico di prevedere programmi di reinserimento nella vita civile. Sarebbe un investimento indispensabile per promuovere la pace. E’ evidente che si tratta di scelte politiche: privilegiare la soluzione pacifica o alimentare i venti di guerra.

Pur nel disimpegno dei Paesi più sviluppati che stanziano somme incredibili per i conflitti, oltre cento miliardi in armi all’Ucraina, il lavoro delle Nazioni Unite ha consentito di smobilitare, nel 2024, sedicimila minorenni che hanno anche usufruito di programmi di reinserimento per dare loro un futuro non più da guerrieri o da banditi. La smobilitazione, negli ultimi venti anni, ha interessato ben duecentomila ex bambini soldato. Nella RDC i bambini vengono separati  dalle forze di sicurezza nazionali. In Colombia gli ex comandanti sono stati incriminati anche per reclutamento  e violenza sessuale contro i bambini.

E’ necessario agire con urgenza, oggi, per porre fine a questa strage degli innocenti. I governanti, però sono capaci solo di aumentare la spesa per le armi e di ridurre drasticamente quella per la lotta al cambiamento climatico

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