Angélique Kidjo è diventata la prima artista africana a ricevere una stella sulla Hollywood Walk of Fame. La cantante beninese ha inaugurato il riconoscimento il 18 agosto a Los Angeles, coronando una carriera internazionale lunga oltre quarant’anni e segnata da una costante opera di incontro tra tradizioni musicali africane, pop, jazz e sonorità provenienti da diverse parti del mondo.
Pochi minuti dopo la cerimonia, intervistata da RFI, Kidjo ha raccontato soprattutto l’incredulità di fronte a un traguardo che non avrebbe mai immaginato di raggiungere. «È anche il potere della musica», ha spiegato, ricordando la capacità della musica di condurre le persone verso luoghi e possibilità imprevedibili.
Il significato della stella, tuttavia, supera per Kidjo il riconoscimento personale. Essere la prima cantante africana a entrare nella Walk of Fame rappresenta, nelle sue parole, «una porta che si apre». In una fase internazionale dominata da conflitti e divisioni, l’artista ha insistito sulla possibilità di creare bellezza attraverso il lavoro comune, contrapponendo dignità, rispetto e collaborazione alle retoriche dell’odio.
Nata a Ouidah, in Benin, Kidjo ha costruito una delle carriere africane più riconosciute sulla scena musicale internazionale. In oltre quattro decenni ha pubblicato una ventina di album e ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui cinque Grammy Awards. Il suo percorso è stato anche quello di una musicista capace di attraversare lingue, continenti e generi, contribuendo alla crescente visibilità internazionale della musica africana.
Nel rivendicare il valore simbolico della stella, Kidjo ha voluto ricordare anche la Francia, dove arrivò nel 1983 e dove ricostruì la propria carriera dopo aver lasciato il Benin. Ha citato tra le proprie influenze autori come Claude Nougaro e Charles Aznavour e ha sottolineato quanto la cultura francese sia entrata nella sua formazione artistica e personale. Per questo, ha spiegato, la stella appartiene all’Africa e al Benin, ma in parte anche alla Francia.
Il riconoscimento arriva inoltre in una fase profondamente diversa per la musica africana. Se Kidjo dovette costruire la propria carriera internazionale attraverso circuiti discografici e culturali nei quali gli artisti del continente incontravano barriere considerevoli, Internet e le piattaforme digitali hanno modificato gli equilibri. Artisti come Burna Boy, Wizkid e Ayra Starr sono oggi protagonisti di una scena globale, mentre l’afrobeats è diventato uno dei fenomeni musicali più rilevanti degli ultimi anni.
Kidjo riconosce di avere contribuito a questa trasformazione, ma evita di presentarsi semplicemente come una pioniera. Preferisce parlare di un rapporto tra generazioni: molti giovani artisti sono cresciuti ascoltando la sua musica, mentre oggi sono loro a influenzare e ispirare lei. Un «circolo virtuoso» che, nelle sue parole, dovrebbe continuare fino a rendere la musica africana presente e celebrata ovunque.
La stella di Hollywood assume così un significato che va oltre la consacrazione di una singola carriera. Segna simbolicamente il lungo percorso compiuto dalle musiche africane verso una centralità culturale internazionale che non passa più soltanto attraverso il riconoscimento occidentale. E proprio mentre una nuova generazione di artisti africani raggiunge direttamente pubblici globali, il nome di Angélique Kidjo inciso sull’Hollywood Boulevard ricorda anche il cammino percorso per arrivare fin lì.


