Romuald Wadagni è il nuovo presidente del Benin. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, considerato il delfino del capo dello Stato uscente Patrice Talon, ha ottenuto il 94% dei suffragi alle elezioni presidenziali svoltesi domenica 13 aprile 2026, secondo i risultati provvisori diffusi nella notte tra lunedì e martedì dalla Commissione elettorale nazionale autonoma (Céna).
A 49 anni, Wadagni conquista così la presidenza al primo turno, per un mandato di sette anni, confermando previsioni che, secondo numerosi osservatori, lasciavano pochi margini di incertezza sull’esito del voto. Il suo principale sfidante, Paul Hounkpè, candidato delle Forces cauris pour un Bénin émergent (Fcbe) e rappresentante di un’opposizione definita moderata, si è fermato a circa il 6% dei consensi. Hounkpè aveva già riconosciuto la sconfitta prima ancora dell’annuncio ufficiale dei risultati, congratulandosi pubblicamente con il vincitore.
Il dato sull’affluenza si attesta intorno al 59%, in aumento rispetto al 50% registrato alle precedenti presidenziali del 2021, quando Patrice Talon era stato rieletto con l’86% dei voti. Un incremento che segnala una partecipazione più ampia, pur in un contesto politico che continua a essere oggetto di osservazioni critiche sul piano della competitività elettorale.
Secondo quanto dichiarato dal presidente della Céna, Sacca Lafia, il voto si è svolto regolarmente su tutto il territorio nazionale, nonostante alcuni tentativi di perturbazione segnalati in località del nord del Paese. Le forze di difesa e sicurezza sarebbero intervenute per garantire lo svolgimento delle operazioni elettorali, senza che siano stati forniti ulteriori dettagli sugli episodi.
Resta ora alla Corte costituzionale il compito di proclamare i risultati definitivi. Nel frattempo, l’ampiezza del consenso attribuito a Wadagni apre interrogativi sulla natura del sistema politico beninese e sulla reale capacità di competizione delle forze di opposizione, in un contesto regionale in cui la stabilità istituzionale convive sempre più spesso con dinamiche di concentrazione del potere.


