Per anni il Botswana ha costruito la propria stabilità economica sui diamanti. Oggi, con i prezzi in calo e i conti pubblici sotto pressione, il paese si trova a ripensare un altro pilastro importantissimo: la salute pubblica. Dopo aver dichiarato lo scorso agosto un’emergenza sanitaria per la carenza di medicinali essenziali e dispositivi medici, il governo guarda alla produzione locale di farmaci come leva strategica per rafforzare il sistema.
A tal proposito, l’esecutivo guidato dal presidente Mokgweetsi Masisi ha dovuto affrontare una doppia stretta: la contrazione delle entrate legate ai diamanti e la riduzione di alcuni flussi di aiuti occidentali. Il ministero della Salute ha poi ammesso debiti significativi verso cliniche private e fornitori, mentre la distribuzione dei medicinali si inceppava lungo la catena logistica. Per rimettere ordine, l’esercito è stato coinvolto nel coordinamento delle consegne, una misura straordinaria che ha reso evidente la gravità della situazione.
Ora la fase più acuta sembra alle spalle, ma il governo vuole evitare di tornare alla vulnerabilità del passato. Il ministro della Salute Stephen Modise ha avviato colloqui con aziende farmaceutiche internazionali, in particolare con produttori indiani specializzati in generici, per valutare l’apertura di impianti nel paese. L’idea è chiara: attrarre competenze per un periodo definito, formare personale locale e trasferire progressivamente tecnologia e gestione.
Il nodo centrale resta di fatto il costo delle importazioni. Per uno stato senza sbocco al mare e con un mercato interno relativamente ridotto, l’approvvigionamento dall’estero comporta spese elevate e tempi lunghi. Produrre in loco consentirebbe di accorciare le filiere e ridurre l’esposizione a shock esterni. Il ministero del Commercio, nel frattempo, sta studiando incentivi fiscali per rendere il progetto sostenibile, mentre si ragiona su partnership regionali.
Gaborone ha già aperto un confronto con Sudafrica, Zambia e Zimbabwe per valutare acquisti congiunti e produzione condivisa. L’ipotesi di una cooperazione coordinata su scala regionale permetterebbe di negoziare prezzi più competitivi e garantire volumi adeguati per sostenere gli investimenti industriali.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche mercoledì 10 Giugno 2026


