A pochi mesi dalle elezioni presidenziali di ottobre, il Brasile si trova davanti a un bivio storico. Il presidente in carica, Luiz Inácio Lula da Silva, punta al suo quarto e ultimo mandato in una sfida che i sondaggi definiscono “cristallizzata”: un 45% a 45% contro Flávio Bolsonaro che riflette un Paese spaccato non solo tra due nomi, ma tra due visioni del mondo.
Il “Motore” economico: Petrolio e Autonomia
La carta più forte di Lula è la concretezza dei dati. Sotto il suo mandato, il Brasile ha consolidato il sogno degli anni 2000: l’autosufficienza energetica. Con una produzione record di 4 milioni di barili al giorno e la scoperta di nuovi giacimenti nel bacino di Campos, Lula può vantare un successo macroeconomico che ha portato la disoccupazione ai minimi storici (sotto l’8%). La sua capacità di trasformare le risorse naturali in programmi sociali e stabilità resta il pilastro del suo consenso.
La geopolitica dell’equilibrio
In un contesto globale turbolento, Lula ha saputo giocare d’astuzia. Se da un lato ha rafforzato i BRICS, dall’altro ha saputo smarcarsi dalla deriva bellicista di Putin, criticando l’invasione russa e accreditandosi come “mediatore globale”. Questa postura, unita alla resilienza dimostrata contro i dazi di Trump e al recente accordo UE-Mercosur, proietta l’immagine di un leader che protegge gli interessi nazionali senza isolare il Paese dall’Occidente.
La sfida del portafoglio: Camionisti e Classe Media
Il recente maxi-finanziamento da 21 miliardi di reais ai camionisti è l’esempio perfetto della sua strategia: risposte immediate contro promesse future. Attaccando frontalmente una roccaforte dell’elettorato bolsonarista con crediti agevolati e sussidi sul diesel, Lula tenta di erodere il consenso dell’avversario trasformando il voto ideologico in voto di convenienza.
Per vincere le elezioni del 2026 e staccare Flávio Bolsonaro nei sondaggi, Lula sta anche attuando una strategia che aggiunge la sicurezza nazionale all’economia e alla sovranità, cercando di sottrarre alla destra i suoi temi storici ma con un metodo opposto a quello dei Bolsonaro.
Combattere la criminalità organizzata
Per contrastare i leader delle fazioni criminali rifugiati negli Stati Uniti, Lula ha adottato una strategia di cooperazione bilaterale diretta con l’amministrazione Trump, cercando di trasformare una potenziale fonte di tensione in un’azione di intelligence congiunta.
Ecco nel dettaglio le azioni messe in campo:
Pressione Diretta su Trump: Durante un colloquio telefonico nel dicembre 2025, Lula ha proposto a Trump di arrestare i boss criminali brasiliani residenti in Florida, citando esplicitamente il caso del “maggiore debitore del fisco brasiliano” e importatore di carburante che vive a Miami. Lula ha offerto di fornire nomi e indirizzi specifici per facilitare le operazioni.
Accordo di Cooperazione Strategica: Il 10 aprile 2026, Brasile e Stati Uniti hanno avviato una cooperazione strategica per il contrasto al traffico di armi e droga, che prevede lo scambio di dati in tempo reale. Questo strumento mira a colpire le ramificazioni internazionali di PCC e Comando Vermelho, identificando i flussi finanziari che sostengono i capi all’estero.
Soffocamento Finanziario: Attraverso la nuova Legge Antifazione del marzo 2026, il governo Lula può procedere al blocco immediato di asset e criptovalute dei leader criminali, anche se residenti all’estero, prima ancora di una condanna definitiva, rendendo la loro permanenza negli USA economicamente insostenibile
Opposizione alla Classificazione Terroristica: Lula si oppone fermamente alla volontà di Trump di designare PCC e CV come “organizzazioni terroristiche straniere”. Il governo brasiliano teme che tale etichetta possa giustificare interventi militari americani o ingerenze nella sovranità nazionale, preferendo trattare il problema come criminalità organizzata transnazionale da colpire con l’intelligence e non con le armi.
Cooperazione con i Magistrati: Nel aprile 2026, una delegazione di magistrati e procuratori federali brasiliani ha intensificato i contatti internazionali (inclusi incontri in Italia e con autorità americane) per rafforzare le procedure di estradizione e il coordinamento giudiziario contro i vertici delle fazioni
In sostanza, mentre i Bolsonaro hanno sempre puntato sulla liberalizzazione delle armi e lo scontro frontale nelle favelas, Lula sta cercando di accreditarsi come l’uomo della legalità istituzionale:
Colpire il portafoglio, non solo la favela: Con la Legge Antifazione (marzo 2026), Lula punta a soffocare finanziariamente i capi delle mafie brasiliane, il PCC e il Comando Vermelho, tramite il blocco dei beni e delle criptovalute. Il messaggio è: “colpiamo i vertici negli attici di lusso, non solo la manovalanza povera”.
La sfida in Florida: Lula ha “sfidato” Trump sul piano della coerenza, chiedendo l’estradizione dei boss rifugiati a Miami. In questo modo, mette Flávio Bolsonaro in imbarazzo: il figlio dell’ex presidente deve scegliere se sostenere l’alleato Trump o la lotta ai criminali brasiliani che Trump sembra (secondo il governo) tollerare
Le ombre: L’eredità giudiziaria e la reiezione
Nonostante l’annullamento delle condanne e la riabilitazione giuridica, il “fattore corruzione” resta il suo tallone d’Achille. Sebbene Lula sostenga che le accuse fossero frutto di pregiudizi politici (tesi supportata da recenti sentenze della Corte Suprema), la sua “reiezione” rimane alta. Flávio Bolsonaro, dal canto suo, eredita il carisma del padre ma cerca di smussarne gli angoli più radicali per apparire più istituzionale, puntando tutto sulla sicurezza e sui valori tradizionali (“Dio, Patria, Famiglia”).
I fattori imprevedibili: Calcio e Indecisi
In questo pareggio tecnico, il margine di vittoria risiede nel 10% di indecisi. Qui entreranno in gioco fattori psicologici:
Il Mondiale 2026: Una vittoria della Seleção a luglio potrebbe generare un “effetto benessere” capace di trascinare il governo verso la rielezione.
La Terza Via: La capacità di Lula di mantenere l’alleanza con il “Centrão” sarà vitale per non lasciare spazio a candidati moderati che potrebbero drenare voti decisivi.
Conclusione: Le chance di vittoria
Lula ha ottime probabilità se riuscirà a mantenere l’economia sui binari attuali e se la percezione di “miglioramento della vita” e della sicurezza supererà il fastidio per gli scandali passati. Se le elezioni si decideranno sul tenore di vita, Lula è favorito. Se invece prevarrà la polarizzazione identitaria, Flávio Bolsonaro avrà lo spazio per un sorpasso al fotofinish.
Per l’ex sindacalista di Garanhuns, la sfida non è più convincere i suoi fedelissimi, ma rassicurare chi non lo ama che, sotto la sua guida, il Brasile è un Paese più ricco, più calmo, più sicuro e più rispettato.
Per finire, secondo diverse testate, tra cui Revista Fórum e Folha de S.Paulo, il figlio di Bolsonaro avrebbe stretto un patto con il senatore Davi Alcolumbre, presidente della Commissione d’inchiesta sul Banco Master (CPI) per il ritiro del sostegno bolsonarista in cambio dell’approvazione di una legge sulla
riduzione della condanna al padre. Una manovra che punta a far scendere la pena del padre dai 23 anni attuali a poco più di 2, permettendogli potenzialmente di evitare il carcere. Accettando questo, il movimento bolsonarista tradisce la sua bandiera storica della “lotta alla corruzione” e si aliena l’elettorato moderato e i sostenitori che vedono in questo gesto un atto di puro opportunismo e auto-conservazione.
Il legame con Alcolumbre, indebolisce l’immagine di Bolsonaro figlio anche come “outsider” antisistema, rendendolo vulnerabile ad attacchi sia da sinistra che dalla nuova destra emergente.
In breve, questo è uno scandalo che non danneggerebbe Bolsonaro nella corsa alle prossime elezioni per un suo coinvolgimento diretto, ma che lo espone a critiche circa la sua disponibilità a scendere a patti con la corruzione, e questo potrebbe costituire una potente motivazione per parte dell’elettorato di destra e di quello indeciso a spostarsi su Lula regalandogli il suo quarto e ultimo mandato.


