In un rapporto di oltre 300 pagine, Human Rights ha accusato la giunta militare del Burkina Faso, le milizie sue alleate e un gruppo armato legato ad al Qaeda di aver ucciso oltre 1800 civili e aver costretto allo sfollamento decine di migliaia di persone a partire dal 2023.
Queste atrocità costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Il rapporto descrive 57 atti criminali che chiamano in causa l’esercito burkinabé, al potere dal settembre 2022, la milizia sua alleata denominata “Volontari per la difesa della patria” e la formazione armata islamista “Gruppo di supporto all’Islam e ai musulmani”.
Il rapporto costituisce una vera e propria galleria degli orrori.
Nel dicembre 2023 l’esercito e i miliziani hanno ucciso oltre 400 civili in 16 villaggi durante un’operazione antiterrorismo. Costante, nel periodo oggetto delle ricerche di Human Rights Watch, è stata anche la la pulizia etnica dei civili di etnia fulani ad opera delle forze governative.
Nell’agosto 2024 il gruppo islamista ha ucciso 133 abitanti, bambini inclusi, della città di Barshalogo, accusata in massa di stare dalla parte dei “Volontari per la difesa della patria”. Negli ultimi tre anni ha circondato intere zone del Burkina Faso, impedendo il movimento delle persone e l’arrivo di cibo e altri prodotti essenziali.
C’è tanto lavoro per la giustizia internazionale. La Corte penale Internazionale, peraltro, ha già emesso un mandato di cattura per Iyad Ag Ghali, la guida suprema del “Gruppo di supporto all’Islam e ai musulmani”. Le indagini dovrebbero però essere ampliate, fino a comprendere almeno il presidente Traoré, capo delle forze armate, sei alti ufficiali dell’esercito e quattro comandanti del gruppo armato islamista.
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