Negli ultimi giorni, il Burundi è stato teatro di arresti arbitrari su larga scala ai danni di cittadini Tutsi (rwandesi) e Banyamulenge (congolesi), in un clima di crescente tensione etnica e politica. Il governo di Evariste Ndayishimiye ha intensificato le misure repressive dopo aver denunciato un presunto attacco imminente da parte del Rwanda, suscitando preoccupazioni internazionali per il rischio di violenze su vasta scala e crimini contro l’umanità.
Il 16 febbraio, centinaia di cittadini rwandesi e congolesi appartenenti alla comunità Banyamulenge sono stati arrestati nella capitale Bujumbura e nelle sue periferie, tra cui Cibitoke e Buterere. Secondo fonti locali, i detenuti sono stati caricati su camion militari e trasportati nelle province di Gihanga e Bubanza per un presunto “screening”. Molti di loro sono stati catturati senza alcuna motivazione ufficiale.
🚨 ALERT! 🚨 The persecution of Congolese people in Burundi, particularly Tutsi & Banyamulenge minorities, by CNDD-FDD regime has reached an alarming level. The risk of disappearances and mass killings is real, given the regime's history of atrocities. @ali_naka @AndrewMwenda pic.twitter.com/GDmFlYV102
— Christa Mongi Muhangi (@christa_jolie) February 17, 2025
Gli arresti sono avvenuti poche ore dopo che il presidente burundese Ndayishimiye aveva esortato i membri dell’Imbonerakure (la milizia giovanile affiliata al partito di governo CNDD-FDD) e la popolazione a prepararsi per un attacco del Rwanda. Tale retorica ha alimentato l’odio e intensificato la persecuzione delle minoranze etniche, in particolare i Tutsi e i Banyamulenge, accusati ingiustamente di essere agenti rwandesi.
La situazione in Burundi si inserisce in un contesto regionale altamente instabile. L’esercito burundese combatte al fianco delle forze congolesi contro il gruppo ribelle M23, che afferma di difendere i diritti delle comunità di lingua kinyarwanda nella RDCongo. Nel frattempo, il governo di Bujumbura accusa il Rwanda di sostenere il gruppo ribelle RED Tabara, un’accusa che Kigali ha più volte smentito.
Minisitiri w’u Bubanyi n’Amahanga, Olivier Nduhungirehe, yanyomoje ibinyoma byatangajwe na Perezida w’u Burundi, Ndayishimiye Evariste wavuze ko afite impungenge ko igihugu cye gishobora guterwa n’u Rwanda, ahishura ahubwo ko u Burundi ari bwo buri mu mugambi wa Perezida Felix… pic.twitter.com/C1j1LBjODh
— IGIHE (@IGIHE) February 1, 2025
Il 1° febbraio, il ministro degli Esteri del Rwanda, Olivier Nduhungirehe, ha contestato le affermazioni di Ndayishimiye secondo cui il Burundi avrebbe inviato truppe nella RDCongo per combattere “gruppi armati stranieri”, chiedendosi perché non fosse stato invece preso di mira l’FDLR, un gruppo genocida accusato di destabilizzare la sicurezza del Ruanda.
Organizzazioni per i diritti umani e attivisti hanno lanciato appelli urgenti per fermare la repressione. Moïse Nyarugabo, avvocato congolese, ha inviato un messaggio al presidente burundese, chiedendo il rilascio immediato dei detenuti e denunciando la crescente diffusione di discorsi d’odio contro la comunità Banyamulenge sui social media. Secondo SOS Médias Burundi, molti rifugiati congolesi in fuga dalle violenze nell’est della RD Congo sono stati arrestati alla frontiera e trattenuti dai servizi segreti burundesi.
#Cibitoke: Zaidi ya Wakongo 500 wanaokimbia mapigano wapata hifadhi #Rugombo.
Harakati za wakimbizi wa Kongo wanaovuka mto #Rusizi unaotenganisha #DRC na #Burundi zimezingatiwa tangu Jumamosi hii. Idadi ya watu wa #Cibitoke wana hofu wakati utawala ukiwa umetulia.
Wakongo… pic.twitter.com/u0UnIYnkvs
— SOS Médias Burundi (@SOSMediasBDI) February 15, 2025
Le tensioni in aumento tra il Burundi, il Rwanda e la RDCongo, unite alla repressione delle minoranze etniche, fanno temere un’escalation della violenza e una crisi umanitaria. La presenza di forze militari straniere e l’uso della propaganda per giustificare persecuzioni etniche rischiano di aggravare ulteriormente la situazione nella regione dei Grandi Laghi.
La comunità internazionale è chiamata a intervenire con urgenza per evitare il ripetersi di atrocità su larga scala e garantire il rispetto dei diritti umani in Burundi.


