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Crisi

Burundi, la crisi dell’acqua lascia intere comunità senza rifornimenti per settimane

In Burundi l’accesso all’acqua potabile resta precario in numerose località: famiglie senza rifornimenti per settimane o mesi sono costrette a percorrere chilometri, comprare acqua a prezzi elevati o ricorrere a fiumi, stagni e altre fonti non controllate.

In diverse regioni del Burundi l’acqua potabile è diventata un bene disponibile in modo intermittente. In alcuni quartieri i rubinetti rimangono a secco per giorni o settimane, mentre in determinate località le interruzioni si protraggono per mesi. Le conseguenze riguardano la vita quotidiana delle famiglie, l’igiene, la scuola e, soprattutto, i rischi legati al ricorso a fonti d’acqua di qualità non controllata.

Secondo le testimonianze raccolte dalla Radio Publique Africaine (RPA), il problema interessa numerose aree del paese, da Gitega a Ngozi, da Bujumbura a Kirundo, oltre a Muyinga, Rutana, Rumonge, Mpanda e Ruyigi.

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A Gitega, in alcuni quartieri l’acqua può mancare per un’intera settimana. Le famiglie cercano allora alternative nei corsi d’acqua, nelle zone paludose o presso altre fonti, senza avere sempre garanzie sulla loro qualità. Le difficoltà coinvolgono anche le scuole con convitto, dove alcuni studenti sono costretti a dedicare parte del proprio tempo alla ricerca dell’acqua. A Mushasha, secondo le testimonianze riportate dalla RPA, alcuni abitanti arriverebbero a utilizzare acqua contaminata da rifiuti provenienti dall’area circostante la prigione centrale della provincia.

Ancora più prolungate sono le interruzioni segnalate a Ngozi. Nei quartieri di Kinyami, Muremera, Gisagara e Rubuye le difficoltà durerebbero da oltre cinque mesi. Alcuni residenti percorrono circa tre chilometri per procurarsi l’acqua, mentre chi può permetterselo è costretto ad acquistarla. Il prezzo di una tanica può arrivare fino a 2.500 franchi burundesi.

La scarsità ha conseguenze immediate anche sull’igiene personale e domestica. Secondo le testimonianze raccolte, in alcune famiglie i bambini possono trascorrere diversi giorni senza lavarsi e diventa difficile anche provvedere regolarmente al bucato.

Una situazione analoga viene segnalata sulla collina di Nyakagunda, nella provincia di Bujumbura, dove i problemi di approvvigionamento sarebbero iniziati nel luglio scorso. Anche qui parte della popolazione ricorre a stagni e corsi d’acqua, mentre una tanica da 20 litri acquistata sul mercato può costare tra 500 e 1.000 franchi burundesi.

Le difficoltà riguardano anche Bujumbura. Nei quartieri di Musaga, Kanyosha e Gasekebuye, secondo la RPA, le interruzioni possono durare diverse settimane. Sono soprattutto donne e bambini a percorrere lunghe distanze per raggiungere i punti di approvvigionamento, con molte ore della giornata assorbite dalla ricerca e dal trasporto dell’acqua.

Particolarmente critica è anche la situazione segnalata nella provincia di Butanyerera. Sulle colline di Kiri, Kiyonza e Ruhehe, nel comune di Kirundo, l’accesso all’acqua rappresenta da anni un problema. In alcuni settori della città di Kirundo, gli abitanti riferiscono periodi che arrivano a quasi sei mesi senza acqua corrente. Una tanica da 20 litri viene venduta tra 2.000 e 2.500 franchi burundesi.

Il governo ha avviato alcuni interventi per aumentare l’approvvigionamento. L’11 agosto 2026 il presidente della Repubblica ha lanciato, nelle località di Tenga e Rubirizi e in collaborazione con Amazi Water, un progetto basato sullo sfruttamento delle acque sotterranee. Il piano prevede l’installazione di oltre 180 rubinetti pubblici e punta a fornire acqua a circa 120.000 persone.

L’intervento, tuttavia, riguarda soltanto una parte del territorio interessato dalle carenze. Nelle altre zone, le comunità chiedono nuovi investimenti nelle infrastrutture idriche, anche per ridurre la necessità di utilizzare acqua proveniente da fonti non controllate.

La Regideso, società responsabile della distribuzione di acqua ed elettricità nel paese, riconosce l’esistenza di difficoltà nell’approvvigionamento di alcune aree. Tra le cause indicate c’è la riduzione della portata delle sorgenti durante la stagione secca, che rende più difficile garantire una distribuzione regolare.

La questione, però, va oltre il semplice disagio provocato dall’assenza dell’acqua corrente. Quando un servizio essenziale diventa discontinuo per settimane o mesi, le famiglie devono sostituirlo con tempo, denaro e lavoro quotidiano: camminare per chilometri, trasportare taniche, acquistare acqua oppure utilizzare risorse la cui sicurezza non è garantita. È in questa dimensione ordinaria che la scarsità idrica diventa anche un problema sociale e sanitario.

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