La giornalista burundese Sandra Muhoza, detenuta dal 13 aprile 2024, è stata condannata il 16 dicembre a 21 mesi di prigione con l’accusa di “attacco all’integrità del territorio nazionale” e “avversione razziale”. Reporters Senza Frontiere (RSF) ha condannato fermamente questa decisione, definita politica e motivata dal desiderio di silenziare chi si oppone al regime:
#Burundi: Detained since April, journalist Sandra Muhoza of @LaNovaBurundi was sentenced to 21 months in prison on 16/12 for “attacking the integrity of national territory” and “racial aversion”. RSF condemns this unjust decision & calls for her release.👇https://t.co/L0kfSgPTLp pic.twitter.com/fVIdN2QJTH
— RSF (@RSF_inter) December 17, 2024
Muhoza, giornalista per il media online “La Nova Burundi”, è stata arrestata dopo aver condiviso informazioni sensibili sulla distribuzione di armi da parte del governo, tramite WhatsApp, in un gruppo privato di professionisti dei media. La sentenza, che ha inflitto 18 mesi di prigione per “attacco all’integrità del territorio” e 3 mesi per “avversione razziale”, ha scatenato forti critiche sia a livello nazionale che internazionale.
Accusée d’« atteinte à l’intégrité du territoire national » et « d’aversion raciale », la journaliste Sandra Muhoza a écopé d’une peine de 21 mois de prison ferme. Une décision qui a suscité l’indignation de la défensehttps://t.co/BfVTf5j1PI#Burundi
— IWACU Burundi (@iwacuinfo) December 17, 2024
Questo episodio segna un ulteriore passo della repressione della libertà di stampa in Burundi, paese che sta vivendo un periodo di forte tensione politica, in vista delle elezioni legislative e comunali previste nel 2025. La condanna a Sandra Muhoza segue la prassi di punire i giornalisti scomodi, come dimostrato dalla condanna della giornalista Floriane Irangabiye, sentenza che era stata emessa nel gennaio 2023 per accuse simili. Nonostante la gravità delle accuse, l’avvocato di Muhoza, Prosper Niyoyankana, ha promesso di appellarsi alla sentenza, definendola “irragionevole e motivata da un chiaro desiderio di tacitare chiunque dissenta dal regime“.
Dal canto suo, RSF ha chiesto la revoca immediata della sentenza e la liberazione della giornalista, sottolineando l’urgenza di difendere la libertà di espressione in Burundi.


