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Crisi

Burundi, oltre 20.000 bambini abbandonano la scuola in tre mesi

In Burundi più di 20.000 bambini, soprattutto bambine, hanno lasciato la scuola nei primi mesi del 2025 a causa di povertà, emergenze ambientali e costi nascosti.

In Burundi, il sistema educativo è in grave difficoltà: oltre 20.000 bambini, tra cui circa 9.000 bambine, hanno abbandonato la scuola nei primi tre mesi dell’anno scolastico 2024-2025. Lo rivela un rapporto del Centro per il Rafforzamento dell’Educazione e dello Sviluppo della Gioventù (CREDEJ), che ha raccolto dati preoccupanti nelle province di Kayanza, Mwaro, Ngozi, Rutana, Cibitoke e Rumonge.

Le cause dell’abbandono scolastico sono numerose e radicate in profonde problematiche sociali ed economiche. La povertà resta il principale fattore: sebbene l’istruzione primaria sia ufficialmente gratuita dal 2005, i genitori devono comunque far fronte a spese informali, come il contributo per la riparazione degli edifici scolastici, l’acquisto del materiale didattico e la retribuzione di insegnanti volontari. A queste si aggiungono i costi per le divise e le forniture scolastiche, che diventano insostenibili per molte famiglie, soprattutto in aree rurali.

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Un altro ostacolo è rappresentato dalla carenza di infrastrutture scolastiche, aggravata dalle catastrofi naturali. Ad esempio, le inondazioni che hanno colpito nel 2024 la zona di Gatumba, nella provincia di Bujumbura, hanno distrutto diverse scuole, costringendo centinaia di studenti ad abbandonare gli studi.

Tra le bambine, le gravidanze precoci e i matrimoni forzati rappresentano una delle principali cause di abbandono: spesso, le giovani incinte sono costrette a sposare l’uomo responsabile della gravidanza, interrompendo così definitivamente la loro formazione scolastica.

Infine, la disoccupazione e la precarietà economica inducono molti bambini a lasciare la scuola per lavorare, spesso in ambito agricolo o domestico. Alcuni cercano addirittura di emigrare in cerca di lavoro, come dimostra il caso di dieci studenti della provincia di Rutana fermati alla frontiera mentre tentavano di raggiungere la Tanzania.

Il CREDEJ ha lanciato un appello urgente al governo e ai suoi partner internazionali affinché intervengano per garantire il diritto all’istruzione per tutti. Tra le misure proposte vi sono l’abolizione dei costi informali, il miglioramento delle infrastrutture scolastiche e campagne di sensibilizzazione contro i matrimoni precoci e il lavoro minorile.

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Delle difficoltà del sistema scolastico burundese avevamo già scritto nel settembre 2024:

Burundi, luci e ombre del sistema educativo tra riforme scolastiche e sfide di genere

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