Un recente rapporto del ministero della Sicurezza pubblica ha reso noto un quadro drammatico della violenza in Burundi tra luglio 2024 e giugno 2025. Secondo i dati ufficiali, in un solo anno sono stati registrati 717 casi di tortura, con almeno 17 vittime che non hanno resistito alle ferite riportate. La distribuzione mensile evidenzia come questi episodi non siano isolati, ma costanti: solo nel secondo semestre del 2024 si sono avuti picchi rilevanti in luglio (96 casi), agosto (81) e settembre (74), seguiti da una diminuzione relativa negli ultimi tre mesi dell’anno. Il 2025, invece, ha mostrato un andamento altalenante, con un nuovo incremento in febbraio (84 casi) e un crollo in marzo (25), ma senza mai interrompere del tutto la catena di abusi.
Accanto a questa emergenza, il ministero ha riportato un numero altrettanto inquietante di violenze sessuali. Nell’arco dei dodici mesi considerati, sono stati documentati 555 casi di stupro, tutti ai danni di donne e ragazze. Anche qui i dati mostrano una diffusione capillare e persistente: nel 2024, ad esempio, si è registrato un picco in luglio (69 casi) e una nuova impennata a dicembre (58). Nei primi sei mesi del 2025, invece, il numero di aggressioni sessuali è rimasto costantemente elevato, con un massimo in aprile (62).
Il dato forse più preoccupante riguarda la totale impunità che circonda questi crimini. Sebbene il ministero stesso raccomandi che i responsabili vengano perseguiti penalmente, nessun sospetto è stato tradotto in giustizia nell’ultimo anno. Le testimonianze raccolte dalle vittime aggravano il quadro: molte di loro affermano di conoscere l’identità dei propri aggressori, ma nonostante ciò non si è arrivati ad alcuna incriminazione.
Questo bilancio ufficiale, presentato come una presa d’atto da parte delle autorità, mette in luce non soltanto l’estensione della violenza, ma anche le fragilità istituzionali e giudiziarie che impediscono di garantire protezione e giustizia. In assenza di azioni concrete, la pubblicazione di questi numeri rischia di restare un atto formale, incapace di tradursi in un cambiamento reale. Allo stesso tempo, il fatto che i dati siano stati diffusi dal ministero stesso dimostra una consapevolezza crescente della gravità del fenomeno, anche se non ancora accompagnata da misure efficaci per contrastarlo.
#Burundi : Face à la persistance des violations graves des droits humains et aux risques liés au cycle #électoral, plus de 45 ONG appellent le @UN_HRC à proroger le mandat du Rapporteur spécial lors de la #CDH60.
Lien: https://t.co/eBog8MvJH2#DroitsHumains #HRC60 #Burundi
— SOS-TORTURE BURUNDI (@SOSTORTUREBDI) August 20, 2025
Il rapporto ha suscitato allarme nelle organizzazioni locali per i diritti umani e nei settori della società civile, che denunciano la vulnerabilità delle donne e la persistenza della tortura come strumento di violenza diffusa. L’assenza di procedimenti giudiziari contro i responsabili rischia di consolidare un clima di sfiducia e di silenzio, lasciando senza voce le vittime e rafforzando il senso di impunità.


