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Migrazioni

Burundi, sospensione temporanea dei visti USA per violazioni delle norme sull’immigrazione

Gli Stati Uniti hanno sospeso il rilascio dei visti ai cittadini burundesi per via di ripetute violazioni e mancata collaborazione sui rimpatri.

Il 4 agosto 2025 l’Ambasciata degli Stati Uniti in Burundi ha annunciato la sospensione temporanea del rilascio di visti per i cittadini burundesi, in seguito a reiterate violazioni delle norme sui visti e a preoccupazioni in materia di sicurezza nazionale. Il provvedimento, già in vigore dallo scorso giugno secondo una proclamazione presidenziale, riguarda in particolare studenti, turisti e partecipanti a programmi di scambio, che non potranno temporaneamente entrare negli Stati Uniti.

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Secondo quanto comunicato dal Dipartimento di Stato americano, la decisione è stata presa a causa dell’alto numero di casi di “overstay”, ovvero permanenze oltre la durata consentita dal visto. Un rapporto del 2024 ha rilevato che oltre il 15% dei burundesi con visto statunitense non ha rispettato i termini di soggiorno. Il dato è allarmante, soprattutto se confrontato con la media mondiale: il Ciad, ad esempio, ha registrato un tasso del 49%, mentre il Giappone solo lo 0,15%.

Oltre agli overstayer, gli Stati Uniti accusano il governo del Burundi di non collaborare a sufficienza nel rimpatrio dei cittadini irregolari e di non adottare controlli adeguati sull’emissione dei documenti di viaggio. Tuttavia, fonti diplomatiche americane sottolineano che la misura non ha carattere punitivo, ma è finalizzata a garantire la sicurezza e il rispetto delle normative internazionali.

In un messaggio rivolto alla popolazione, l’ambasciata ha ricordato che “rispettare le regole sui visti non è solo una responsabilità individuale, ma un impegno nazionale”, e ha invitato i cittadini a considerare le conseguenze collettive delle violazioni: “le azioni di una sola persona possono chiudere le porte a un’intera nazione”.

Il Burundi è attualmente uno dei 12 Paesi soggetti a restrizioni totali o parziali sui visti USA, tra cui anche Somalia, Sudan, Repubblica del Congo ed Eritrea. Alcune di queste misure risalgono all’era Trump, ma sono state confermate, almeno in parte, anche sotto l’amministrazione Biden in presenza di persistenti criticità in materia di sicurezza o immigrazione.

Le autorità burundesi hanno dichiarato che sono in corso colloqui con gli Stati Uniti per cercare una soluzione al blocco, auspicando una revoca a breve termine. La società civile in Burundi ha lanciato appelli per un dialogo costruttivo tra i due governi, sottolineando le gravi ripercussioni che la misura può avere per studenti, malati, famiglie e imprenditori.

L’ambasciata americana ha infine ribadito che il divieto non è definitivo e potrà essere revocato non appena le autorità burundesi dimostreranno maggiore cooperazione e rispetto delle regole.

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