Una violenta tempesta di pioggia torrenziale e grandine ha colpito nel pomeriggio e nella notte del 5 febbraio diverse colline della zona di Ngoma, nella comune di Cibitoke, nella provincia di Bujumbura, causando tre vittime, tra cui un bambino, e almeno 23 feriti. Il bilancio, ancora provvisorio, restituisce l’immagine di una comunità messa in ginocchio, alle prese con danni estesi alle abitazioni, alle infrastrutture scolastiche e religiose, e alle coltivazioni.
Secondo le testimonianze raccolte sul posto, la tempesta si è abbattuta con particolare intensità su quattro colline dell’area, accompagnata da forti raffiche di vento e chicchi di grandine. I feriti sono stati trasferiti d’urgenza in ospedale, mentre centinaia di famiglie si sono ritrovate senza un tetto. Oltre 350 case risultano distrutte, 15 chiese danneggiate e almeno 18 aule scolastiche colpite, in alcuni casi con crolli parziali o il completo scoperchiamento degli edifici.
Le conseguenze sulla vita quotidiana sono immediate. Le scuole sono rimaste chiuse: nessun alunno ha potuto frequentare le lezioni, sia per l’inagibilità delle strutture sia per le condizioni di emergenza in cui versano molte famiglie. Anche le coltivazioni sono state devastate, proprio mentre i raccolti si avvicinavano alla maturazione. Per una popolazione che vive in larga parte di agricoltura di sussistenza, la perdita dei campi rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza alimentare.
Abitanti, responsabili scolastici e religiosi lanciano un appello urgente alla solidarietà, chiedendo aiuti immediati per affrontare le necessità più pressanti: ripari temporanei, cibo, cure mediche e materiali per la ricostruzione. Allo stesso tempo sollecitano le autorità amministrative a redigere elenchi accurati delle persone colpite, affinché gli aiuti raggiungano effettivamente i sinistrati ed evitare dispersioni o abusi.
La tempesta che ha colpito Cibitoke si inserisce in una sequenza di eventi meteorologici estremi che, sempre più spesso, trasformano piogge e fenomeni stagionali in emergenze umanitarie, lasciando territori fragili esposti a perdite umane e materiali difficili da recuperare nel breve periodo.


