In Burundi cresce il malcontento tra gli utenti del trasporto pubblico, che denunciano un aumento dei prezzi dei viaggi in palese contraddizione con le tariffe ufficiali stabilite dallo Stato. I passeggeri, soprattutto quelli a basso reddito, faticano ad affrontare le spese quotidiane per gli spostamenti, accusando gli autisti di non rispettare i prezzi regolamentati.
Dall’altro lato, i conducenti spiegano che non possono più sostenere i costi operativi imposti da una crisi cronica del carburante, in corso da almeno quattro anni. La scarsità di carburante nei distributori costringe molti ad acquistarlo sul mercato nero, dove i prezzi sono fino a cinque volte superiori. In queste condizioni, sostengono i conducenti, applicare i prezzi fissati dallo Stato significherebbe lavorare in perdita, specialmente sulle tratte interprovinciali.
Charles Ntirampeba, segretario generale dell’Associazione dei Trasportatori del Burundi (Atrabu), conferma che l’intero settore è in forte difficoltà. I costi di manutenzione, pezzi di ricambio e pneumatici sono aumentati drasticamente, mentre i veicoli restano spesso fermi per giorni o circolano solo a intermittenza. A tutto questo si aggiungono numerose tasse — di parcheggio, municipali, per il controllo tecnico e per le patenti — che continuano a gravare anche su mezzi ormai fuori servizio.
Un altro aspetto critico è l’indebitamento crescente: molti autisti hanno contratto prestiti per acquistare i veicoli, ma l’instabilità dei guadagni rende sempre più difficile rispettare le scadenze. Di conseguenza, gli autisti chiedono allo Stato di sospendere le sanzioni per chi alza i prezzi e di convocare un incontro urgente tra i rappresentanti del settore dei trasporti, la Società Petrolifera del Burundi (Sopebu) e le autorità pubbliche. L’obiettivo è trovare soluzioni condivise, ridurre le tasse e rivedere i prezzi ufficiali del trasporto alla luce del contesto economico reale.
Il ministero competente, interpellato sulla questione, non ha rilasciato commenti.


