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Crisi

Camerun, epicentro dimenticato delle crisi umanitarie africane

Otto delle dieci crisi umanitarie più ignorate del 2024 si trovano in Africa, con il Camerun in testa, mentre Uganda, Iran e Honduras segnalano situazioni critiche spesso dimenticate.

Il Norwegian Refugee Council (NRC) ha pubblicato a Dakar la lista annuale delle dieci crisi di spostamento forzato più trascurate al mondo. Per l’anno 2024, otto su dieci si trovano in Africa, con il Camerun in cima alla classifica. Il paese è colpito da tre crisi sovrapposte: l’azione dei gruppi armati nel nord, la violenza nelle due regioni anglofone occidentali e l’instabilità proveniente dalla Repubblica Centrafricana nell’area orientale. Nonostante 1,1 milioni di sfollati interni e quasi mezzo milione di rifugiati, meno della metà dei bisogni umanitari è stata finanziata, e l’attenzione mediatica è rimasta minima.

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Oltre al Camerun, seguono nella classifica l’Etiopia, il Mozambico, il Burkina Faso, il Mali, l’Uganda, la Repubblica Democratica del Congo e la Somalia. I due unici paesi non africani inclusi sono l’Iran e l’Honduras. È la prima volta che l’Uganda compare in lista, nonostante la sua politica d’accoglienza esemplare: ha offerto rifugio a milioni di persone provenienti da crisi regionali, in particolare da Sudan, Sud Sudan e Congo. Tuttavia, l’Uganda si avvicina ora a un punto di rottura, con il numero di rifugiati che potrebbe superare i due milioni entro la fine del 2025, mentre l’attenzione e i fondi internazionali continuano a diminuire.

Nel caso della Repubblica Democratica del Congo, il passaggio dal terzo all’ottavo posto non indica alcun miglioramento concreto: il numero degli sfollati ha superato la soglia storica dei sette milioni nel 2024 e le riduzioni dei finanziamenti minacciano ulteriormente la già fragile risposta umanitaria.

Anche le crisi in Sudan e Sud Sudan, pur non figurando tra le prime dieci nella lista del NRC, continuano a generare gravi effetti a catena, spingendo centinaia di migliaia di persone verso i paesi confinanti, aggravando l’instabilità e la pressione sui sistemi di accoglienza, soprattutto in Uganda.

Il rapporto del NRC evidenzia come queste crisi siano segnate da un doppio fallimento: la scarsità di risorse e l’indifferenza della comunità internazionale, che produce una spirale di abbandono umanitario, invisibilità mediatica e paralisi politica.

I due casi non-africani sono l’Iran e l’Honduras.

Nel caso dell’Iran, la crisi è legata a una combinazione di fattori interni e geopolitici. Il paese affronta da anni una forte instabilità sociale e politica, con proteste represse duramente, soprattutto dopo il movimento nato in seguito alla morte di Mahsa Amini nel 2022. La repressione ha provocato nuove ondate di fughe verso l’estero, soprattutto di minoranze etniche e dissidenti politici. A questo si aggiungono le tensioni regionali, le sanzioni internazionali e la gestione rigida delle frontiere da parte delle autorità, che rendono difficile qualsiasi assistenza umanitaria efficace. Il risultato è una crisi silenziosa, priva di copertura mediatica e ignorata dalla diplomazia globale, nonostante la presenza di migliaia di rifugiati iraniani nei paesi vicini.

L’Honduras è da anni uno dei paesi più violenti dell’America Latina. Bande armate, corruzione endemica, povertà estrema e disastri ambientali (in particolare uragani e alluvioni) spingono ogni anno decine di migliaia di persone a fuggire, spesso in direzione degli Stati Uniti. Molti migranti honduregni, però, restano bloccati in Messico o in altri paesi dell’America centrale, vivendo in condizioni precarie. Nonostante la dimensione regionale della crisi, il sistema internazionale continua a trascurare le cause profonde della migrazione forzata in Honduras, concentrandosi soprattutto sui flussi migratori verso il nord piuttosto che sulle condizioni di partenza. Anche qui, come in Iran, l’assenza di un’adeguata attenzione mediatica e diplomatica contribuisce all’aggravarsi della crisi umanitaria.

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