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Camerun, i media contro l’odio: un appello per la responsabilità giornalistica

I media camerunesi lanciano un appello contro i discorsi d’odio, chiedendo maggiore responsabilità ai giornalisti e alle autorità per proteggere la coesione sociale prima delle elezioni.

Una quindicina di direttori di testate giornalistiche camerunesi ha firmato una tribuna congiunta per denunciare la crescente diffusione dei discorsi d’odio nei media e sui social network. L’iniziativa, rara nel panorama mediatico locale, è motivata dalla preoccupazione per la radicalizzazione del dibattito politico e sociale, in un contesto sempre più segnato da divisioni etniche e identitarie, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

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Secondo François Bambou, direttore di “Défis Actuels” e uno dei promotori dell’appello, il dibattito pubblico si sta pericolosamente tribalizzando, lasciando in secondo piano i temi di fondo. I firmatari della tribuna mirano a sensibilizzare i giornalisti affinché non si lascino trascinare in una spirale di violenza verbale che minaccia la coesione sociale.

L’appello non è rivolto solo agli operatori dell’informazione, ma anche alle autorità pubbliche, accusate di un atteggiamento troppo permissivo nei confronti della diffusione di messaggi divisivi. «Le leggi per contrastare questi fenomeni esistono, ma vengono applicate con troppa indulgenza», denuncia Bambou, sottolineando il ruolo cruciale dello Stato nella regolazione del dibattito pubblico.

I giornalisti ribattono alle critiche di chi teme un bavaglio alla libertà di espressione: il loro obiettivo non è censurare il dissenso, ma promuovere un uso responsabile della parola pubblica. Secondo i promotori dell’iniziativa, l’etica giornalistica impone rigore, imparzialità e il rifiuto di ogni incitamento all’odio. «La libertà d’espressione comporta anche responsabilità», concludono, esortando i media a essere strumenti di un confronto democratico costruttivo, anziché amplificatori di fratture sociali.

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