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Salute

Capo Verde, oltre 1.700 turisti britannici denunciano Tui per infezioni e morti sospette

A Capo Verde oltre 1.700 turisti britannici hanno avviato un’azione legale contro Tui dopo aver contratto infezioni gastrointestinali durante vacanze organizzate, con almeno otto decessi segnalati.

Negli ultimi anni Capo Verde si è affermato come una delle mete turistiche più dinamiche dell’Africa occidentale, grazie al clima favorevole tutto l’anno, alle spiagge e a un’offerta alberghiera in espansione. Tuttavia, dietro questa crescita si sta delineando una crisi sanitaria che coinvolge centinaia di turisti stranieri e che rischia di avere ripercussioni rilevanti sull’intero settore.

Oltre 1.700 cittadini britannici hanno aderito a un’azione legale collettiva contro il tour operator TUI Group, accusato di responsabilità per malattie contratte durante soggiorni nelle isole. Secondo gli avvocati dello studio Irwin Mitchell, che coordina il contenzioso, si tratta di uno dei casi più ampi mai registrati nel campo delle richieste di risarcimento per vacanze organizzate.

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Le segnalazioni riguardano infezioni gastrointestinali anche gravi, tra cui Escherichia coli, salmonella e shigella, oltre a infezioni parassitarie come il cryptosporidium. I sintomi riportati includono diarrea acuta, crampi addominali e febbre, con conseguenze particolarmente pericolose per soggetti vulnerabili, inclusi bambini molto piccoli.

Secondo i legali, almeno otto cittadini britannici sarebbero morti negli ultimi anni dopo aver contratto queste infezioni durante soggiorni nell’arcipelago. Tra i casi più emblematici vi è quello di una donna di 64 anni, deceduta pochi giorni dopo il ricovero ospedaliero, e quello di un’altra turista, morta in seguito a complicazioni gravi culminate in sepsi e insufficienza multiorgano.

Un’indagine della UK Health Security Agency ha rilevato, tra ottobre 2025 e i mesi successivi, oltre 150 casi di infezioni gastrointestinali riconducibili a viaggi a Capo Verde, rafforzando i timori su possibili criticità igienico-sanitarie in alcune strutture ricettive.

I legali sostengono di aver raccolto prove che documenterebbero condizioni problematiche in diversi hotel: cibo non adeguatamente cotto, buffet esposti a insetti e presenza di muffa nelle stanze. Elementi che, se confermati, configurerebbero responsabilità rilevanti nella gestione della sicurezza alimentare e sanitaria.

Dal canto suo, Tui ha dichiarato di aver avviato verifiche interne, sottolineando di non disporre ancora del rapporto sanitario completo su Capo Verde, non ancora pubblicato. L’azienda ha inoltre ribadito di fornire assistenza ai clienti che si ammalano durante i soggiorni, garantendo accesso alle cure necessarie.

Il contenzioso potrebbe avere esiti economici significativi: in caso di mancato accordo extragiudiziale, si prevede un intervento dell’Alta Corte britannica con richieste di risarcimento che potrebbero raggiungere milioni di sterline.

La vicenda solleva interrogativi più ampi sul modello di sviluppo turistico in contesti emergenti. L’espansione rapida dell’offerta, spesso guidata da grandi operatori internazionali, pone il tema della sostenibilità non solo ambientale ma anche sanitaria e infrastrutturale. In territori insulari con risorse limitate, la pressione del turismo di massa può mettere in crisi sistemi locali non sempre adeguatamente attrezzati.

Capo Verde si trova oggi in una posizione delicata: da un lato la necessità di consolidare il turismo come motore economico, dall’altro l’urgenza di garantire standard sanitari rigorosi per tutelare sia i visitatori sia la reputazione internazionale del Paese.

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