Nel cuore della Repubblica Centrafricana, la fragile stabilità delle aree minerarie torna a incrinarsi. A Ndassima, cittadina situata nel centro del Paese a circa cinquanta chilometri da Bambari, una serie di scontri violenti ha provocato almeno quattro morti e numerosi feriti tra il 27 e il 28 marzo, riaccendendo i timori legati alla gestione securitaria delle risorse aurifere.
Secondo testimonianze raccolte sul posto, all’origine delle violenze vi sarebbe l’uccisione di un artigiano minerario da parte di un cosiddetto “russo nero”, termine con cui la popolazione locale indica ex ribelli centrafricani disarmati e successivamente addestrati da istruttori russi legati all’ex gruppo Wagner. Questi combattenti, oggi integrati nelle forze armate nazionali, operano nella regione con funzioni di sicurezza, spesso in coordinamento con personale russo.
L’episodio ha avuto un impatto immediato sul tessuto sociale della città. L’uccisione dell’artigiano, appartenente alla comunità cristiana, e la contemporanea liberazione di un altro fermato di etnia peule hanno alimentato tensioni latenti tra gruppi locali, trasformando rapidamente l’indignazione in protesta collettiva.
Decine di giovani sono scesi in strada armati di bastoni, pietre e machete, paralizzando le attività economiche e dando vita a un’ondata di violenza urbana. Diversi edifici pubblici, tra cui il municipio, sono stati distrutti o gravemente danneggiati; posti di controllo sono stati presi d’assalto e si sono registrati episodi diffusi di saccheggio.
Le dinamiche economiche locali contribuiscono a comprendere la rapidità dell’escalation. A Ndassima, molti abitanti sopravvivono recuperando residui di ghiaia già trattata industrialmente, nella speranza di trovare tracce d’oro. Si tratta di un’attività marginale ma essenziale, che espone i lavoratori a condizioni di forte vulnerabilità e a frequenti frizioni con le forze di sicurezza incaricate di proteggere i siti estrattivi.
Il bilancio provvisorio parla di quattro vittime: tre civili e un militare. L’intervento delle forze dell’ordine provenienti da Bambari ha consentito di ristabilire un controllo parziale della città nella serata del 28 marzo, anche se la situazione resta tesa e le attività risultano ancora largamente bloccate.
Al momento, le autorità della Repubblica Centrafricana non hanno fornito una ricostruzione ufficiale dettagliata degli eventi, lasciando aperti interrogativi sulle responsabilità e sulla gestione delle forze integrate.
L’episodio di Ndassima evidenzia ancora una volta la complessità del sistema di sicurezza nelle aree minerarie centrafricane, dove attori statali, ex gruppi armati e interessi economici internazionali si sovrappongono in un equilibrio instabile. In questo contesto, anche un singolo evento violento può fungere da detonatore per conflitti più ampi, radicati in tensioni sociali, etniche ed economiche mai completamente risolte.


