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Speciale Sudan

Ciad, il Sudan è pronto a chiudere il confine. Tensione sempre più alta

Sudan

Il valico di frontiera di Adre è l fulcro di controversie via del traffico delle armi che alimentano la nuova guerra civile scoppiata il 15 aprile del 2023.

Dopo la grande crisi umanitaria dovuta alla guerra civile che continua a devastare il Sudan, le tensioni si acuiscono non solo all’interno del Paese, ma anche ai suoi confini. Un esempio significativo è il valico di frontiera di Adre, al confine con il Ciad, recentemente divenuto il fulcro di controversie tra il governo sudanese e le forze di opposizione. Il Ministro delle Finanze, Gibril Ibrahim, ha chiesto con insistenza la chiusura immediata di questo passaggio, accusando che stia diventando una via per il traffico di armi dirette alle forze paramilitari delle RSF (Rapid Support Forces).

Il valico, riaperto in agosto su pressioni di organismi internazionali come le Nazioni Unite, era stato pensato per consentire il passaggio di aiuti umanitari verso il Darfur, una regione devastata da anni di conflitto e ormai in piena emergenza umanitaria. Ma le RSF, che controllano vaste aree del Darfur occidentale, sembrano aver trasformato questa linea di vita umanitaria in un canale di rifornimento per armi provenienti, secondo le accuse, dagli Emirati Arabi Uniti.

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Ibrahim, che guida anche il Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza (JEM), un gruppo armato che ha firmato un accordo di pace ed è alleato dell’esercito sudanese, ha puntato il dito contro la comunità internazionale, accusandola di aver involontariamente facilitato questo contrabbando letale. “L’Occidente e le organizzazioni che hanno spinto per la riapertura del valico di Adre per scopi umanitari hanno facilitato, senza volerlo, la fornitura di armi letali alla milizia delle RSF,” ha dichiarato Ibrahim su X.

Queste parole hanno generato forti preoccupazioni, poiché rivelano la difficoltà di gestire il delicato equilibrio tra la necessità di far arrivare gli aiuti umanitari e il rischio che le vie di accesso possano essere sfruttate per fini militari. Il Sudan, in preda alla guerra civile, vive una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi decenni ed i report che arrivano da Medici senza frontiere raccontano di un paese ormai al collasso. Le RSF e l’esercito sudanese continuano a fronteggiarsi in una lotta che ha devastato anche la capitale Khartum, costringendo milioni di persone alla fuga.

Le Nazioni Unite ed un’ampia coalizione formata da Canada, Regno Unito, Stati Uniti e diversi Paesi europei, avevano accolto con favore la riapertura del valico di Adre. Grazie a questa via, oltre 200 camion carichi di aiuti essenziali sono riusciti a raggiungere 615.000 persone vulnerabili, tra cui moltissimi a rischio di carestia. Tuttavia, le ombre gettate su questo valico hanno fatto perdere del tutto le speranze di ulteriori invii di aiuti umanitari fondamentali per il Sudan.

Le RSF, forti del controllo su gran parte del Darfur occidentale, sembrano aver approfittato del caos per rafforzare il proprio arsenale, mettendo a rischio ulteriormente la già fragile tregua e complicando gli sforzi di pace. Nel frattempo, il Consiglio Sovrano del Sudan ha dato il via libera all’apertura di diversi aeroporti per facilitare il trasporto degli aiuti, tra cui quello di Kadugli, nella regione dei Monti Nuba, un’altra area profondamente colpita dal conflitto.

Nonostante gli sforzi internazionali per tenere aperto un corridoio umanitario sicuro, il Sudan continua ad essere un campo di battaglia dove la vita e la morte sono costantemente in bilico.

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