Undici civili sono stati uccisi domenica 21 settembre in un attacco attribuito a Boko Haram su un’isola del lago Ciad, nei pressi di Ngouboua, nella provincia occidentale del Lac. Le vittime, quattro donne e sette uomini, erano pescatori sorpresi all’alba mentre si recavano nelle zone di pesca. L’esercito ciadiano ha successivamente annunciato di aver ucciso nove degli assalitori durante un’operazione di inseguimento.
Secondo quanto riferito dalle autorità militari locali, l’attacco è avvenuto intorno alle cinque del mattino. Un gruppo di uomini armati avrebbe raggiunto l’isola a bordo di piroghe e preso di mira i pescatori impegnati nella loro attività quotidiana. Dopo averli uccisi, gli aggressori avrebbero sottratto il pesce raccolto.
Il colonnello Moussa Djibrine, responsabile delle operazioni militari nella provincia del Lac, ha dichiarato che l’esercito, allertato dopo l’assalto, ha avviato un’operazione di inseguimento nel corso della quale nove presunti membri del gruppo responsabile dell’attacco sarebbero stati uccisi. Il bilancio complessivo degli scontri sale così ad almeno venti morti, undici civili e nove assalitori, secondo le informazioni fornite dalle autorità.
L’episodio conferma la persistente insicurezza nell’area del lago Ciad, uno spazio nel quale i confini tra Ciad, Nigeria, Niger e Camerun attraversano un territorio fatto di acque, isole, canali e zone paludose. Questa particolare geografia rende difficili il controllo del territorio e la protezione delle popolazioni che vivono di pesca, allevamento, agricoltura e commercio transfrontaliero.
La regione è da anni uno dei principali teatri dell’insurrezione jihadista sviluppatasi inizialmente nel nord-est della Nigeria e successivamente estesasi ai paesi confinanti. Boko Haram e le diverse formazioni nate dalle sue successive frammentazioni continuano a operare nel bacino del lago, alternando attacchi contro postazioni militari e aggressioni ai civili.
A pagare il prezzo dell’instabilità sono soprattutto le comunità che dipendono direttamente dalle risorse del lago. Pescare, spostarsi tra le isole o raggiungere un mercato può trasformarsi in un’attività ad alto rischio. L’uccisione degli undici pescatori mostra inoltre come la violenza non riguardi soltanto il controllo militare del territorio: colpisce le economie locali e le attività indispensabili alla sopravvivenza quotidiana.
L’attacco arriva in un momento particolarmente difficile per la provincia del Lac. Nei giorni precedenti era stato segnalato l’arrivo di circa 75 mila nuovi sfollati, mentre il 17 settembre almeno quindici civili erano stati uccisi in un presunto attacco jihadista sul versante camerunese del lago. Episodi distinti che restituiscono però la dimensione regionale della crisi: le frontiere statali delimitano le amministrazioni, molto meno la mobilità dei gruppi armati e delle popolazioni costrette a fuggire.
Il lago Ciad rimane così uno spazio vitale e, nello stesso tempo, estremamente vulnerabile. Le sue acque collegano comunità e mercati di quattro paesi, ma costituiscono anche un territorio nel quale la mobilità degli uomini armati è difficile da contrastare. Dietro i bilanci degli attacchi resta una questione più ampia: la progressiva erosione della sicurezza necessaria per svolgere attività elementari come pescare, commerciare e muoversi tra un villaggio e l’altro.


