A partire dal 1° maggio 2026, la Cina eliminerà i dazi doganali su tutte le importazioni provenienti dai paesi africani, con un’unica eccezione: l’eSwatini, nazione che intrattiene relazioni diplomatiche con Taiwan. La decisione, annunciata dal presidente cinese Xi Jinping, rappresenta un’estensione della politica già in vigore per 33 paesi del continente, ma ora abbraccia tutti i 53 partner diplomatici africani di Pechino.
La Cina si conferma così come il principale partner commerciale dell’Africa, rafforzando il suo ruolo chiave nel finanziamento di grandi progetti infrastrutturali attraverso l’iniziativa delle “Nuove Vie della Seta”. Questa mossa arriva in un momento in cui molti paesi africani, di fronte all’aumento dei dazi imposti dagli Stati Uniti durante la presidenza di Donald Trump, stanno diversificando i propri partner commerciali, guardando sempre più alla Cina come alternativa strategica.
Secondo Philippe Aguignier, economista specializzato in Cina presso l’Inalco, l’annuncio ha un valore soprattutto simbolico. “Non farà male alle esportazioni africane, ma bisogna relativizzare l’impatto reale”, afferma. L’Africa registra un deficit commerciale di 100 miliardi di dollari nei confronti della Cina, e l’azzeramento dei dazi potrebbe non essere sufficiente a correggere questo squilibrio. Le esportazioni africane verso la Cina, infatti, sono ancora limitate, soprattutto per quanto riguarda i beni manifatturieri, mentre le materie prime – già acquistate massicciamente da Pechino – potrebbero vedere solo un modesto aumento delle quantità importate.
Aguignier sottolinea che, in realtà, i principali beneficiari di questa misura potrebbero essere le stesse imprese e i consumatori cinesi, che acquisteranno materie prime e prodotti a un costo inferiore. “Alla fine, i dazi li pagavano gli importatori cinesi. Quindi, indirettamente, sono loro a trarne vantaggio”, spiega.
La decisione arriva mentre i leader africani sono riuniti ad Addis Abeba per il vertice annuale dell’Unione Africana, e si inserisce in una strategia più ampia di Pechino per rafforzare la propria influenza sul continente. La Cina, infatti, continua a presentarsi come un partner alternativo agli Stati Uniti e all’Europa, promuovendo una cooperazione basata su investimenti infrastrutturali e accesso ai mercati.
Tuttavia, resta da vedere se questa mossa riuscirà a tradursi in un reale vantaggio economico per l’Africa, o se rimarrà principalmente un gesto politico, utile a consolidare l’immagine della Cina come attore globale generoso e lungimirante.


