In poco più di un anno, fra il 7 ottobre 2023 e il 31 dicembre 2024, l’Ocha (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari), ha documentato quasi duemila casi di violenze dei coloni che hanno costretto oltre 300 famiglie, per un totale di circa milleottocento persone compresi oltre 850 minorenni, a lasciare le loro terre. Da una media di due al giorno nel 2022 si è passati a una media di quattro attacchi al giorno nel 2024. Dietro queste aride cifre ci sono tante vite spezzate, sogni infranti e l’impossibilità di un futuro normale.
Non è un caso, infatti, che l’anno scorso sia stato, sempre secondo Ocha, il peggiore degli ultimi 20 anni, per quanto riguarda la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est. Mentre l’attenzione del mondo è rivolta a Gaza, i soprusi dei coloni, quindi, non conoscono limiti.
I palestinesi, in particolare i beduini e i pastori, stanno subendo da decenni nella maggior parte della Cisgiordania occupata gli arbitri dei coloni, che invadono i loro terreni, vandalizzano e rubano i loro beni, minacciano e aggrediscono nella totale impunità. I trasferimenti forzati, ossia l’allontanamento con la forza di civili contro la loro volontà, sono una grave violazione della Quarta Convenzione di Ginevra e costituiscono un crimine di guerra, ma in un mondo in cui l’ordine basato sul diritto è stato sostituito dalla legge del più forte, l’Occidente si mostra totalmente indifferente a tali violenze, rinnegando i propri valori fondativi. Non è questa l’Europa che avevano in mente i padri fondatori del Vecchio Continente.
I coloni si sentono al di sopra alla legge e continuano a beneficiare di una quasi totale impunità per i propri soprusi. L’organizzazione israeliana per i diritti umani, Yesh Din ha reso noto che oltre il 90 per cento delle indagini sulle violenze commesse dai coloni nella Cisgiordania occupata tra il 2005 e il 2024 si è concluso senza rinvii a giudizio. Il sistema di sicurezza israeliano è strutturato, di conseguenza, per privilegiare gli interessi dei coloni. L’indifferenza dell’Occidente, permette alle politiche israeliane sugli insediamenti e alla violenza dei coloni di proseguire e di essere al di sopra della legge. Addirittura Trump appena insediatosi alla Casa Bianca ha revocato tutte le sanzioni imposte dall’Amministrazione Biden nei confronti di alcuni coloni israeliani particolarmente violenti.
Dal 7 ottobre 2023 la situazione è ulteriormente peggiorata, con una nuova ondata di violenze, inoltre, sono stati attuati nuovi decreti militari di esproprio dei terreni, sono notevolmente aumentate le proprietà palestinesi distrutte e sono cresciuti il sostegno, la partecipazione o il mancato intervento dello stato di fronte agli attacchi dei coloni.
Ecco la risposta israeliana alla Corte Internazionale di Giustizia, organo dell’ONU che ha dichiarato illegale l’occupazione dei Territori! Del resto Nethanyau si è fatto forte del sostegno incrollabile degli USA e dell’Unione Europea, per imporre la propria politica di oppressione.
Ecco un piccolo esempio della connivenza delle autorità. Invece di proteggere i pastori palestinesi di Shi’b Al-Butum, i soldati israeliani hanno ordinato di non usare le terre, confinandoli nei villaggi dove non c’è abbastanza cibo per il loro bestiame. Molti pastori non possono acquistarlo e sono costretti a vendere le loro pecore. A Shi’b Al-Butum le autorità israeliane hanno demolito abitazioni e altre proprietà palestinesi, per mancanza di permessi edilizi che però sono praticamente impossibili da ottenere.
Secondo l’organizzazione israeliana Peace Now!, che monitora l’espansione degli insediamenti, le autorità israeliane addette allapianificazione edilizia non hanno approvato un solo permesso di costruzione né accolto un solo ricorso dei palestinesi dell’area C della Cisgiordania occupata.
Anche altre nove comunità dell’area di Mazafer Yatta rischiano di essere sgombrate forzatamente in quanto l’esercito israeliano ha incluso i loro villaggi in una zona di addestramento militare.
In un contesto così negativo, il premio Oscar conferito a No other land quale miglior documentario, accende i riflettori su questo problema. Non a caso quest’opera così pregevole fa fatica ad essere distribuita negli States Pur essendo un importante riconoscimento alla resistenza della popolazione palestinese e alle persone con lei solidali, non disturba particolarmente i coloni e i militari israeliani, ancora più impegnati – tra violenze e ordinanze di demolizione – a rendere impossibile la vita ad inermi palestinesi, che hanno l’unica colpa di vivere in un territorio dove non devono stare


