Sei antiche medine delle Comore sono state iscritte nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Un riconoscimento storico per il Paese, che punta a valorizzare un patrimonio secolare e ad aprire nuove prospettive per la conservazione e il turismo culturale.
Le Comore compiono un passo storico nel panorama del patrimonio culturale mondiale. L’UNESCO ha infatti inserito sei antiche medine dell’arcipelago nella lista del Patrimonio Mondiale, riconoscendone il valore storico, architettonico e culturale. Si tratta del primo sito delle Comore a ottenere questo prestigioso riconoscimento, un traguardo che potrebbe rafforzare gli sforzi per la tutela di un patrimonio rimasto per secoli al crocevia delle rotte commerciali dell’Oceano Indiano.
Le città storiche, alcune delle quali risalgono al XII secolo, conservano ancora oggi l’impianto urbanistico originario, con palazzi, moschee, piazze pubbliche e vicoli che raccontano l’epoca dei sultanati dell’arcipelago. Quattro delle medine riconosciute si trovano sull’isola di Grande Comore, mentre le altre due sorgono ad Anjouan.
Tra i luoghi simbolo figura la medina di Moroni, la capitale, dove la storica Moschea del Venerdì con il suo caratteristico minareto verde domina il porto tradizionalmente utilizzato dai dhow. Poco distante si trova Itsandra, considerata dagli studiosi una delle culle della civiltà swahili. Più a sud, la medina di Iconi custodisce la tomba del principe Said Ibrahim, figlio dell’ultimo sultano di Grande Comore.
Per il ministro della Cultura Said Mohamed Ali Said, il riconoscimento rappresenta “non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio”. Le medine, ha ricordato, continuano a essere spazi vissuti quotidianamente dalle comunità locali, dove tradizioni, attività commerciali e vita religiosa convivono con un patrimonio architettonico che necessita di interventi di conservazione.
Negli ultimi decenni, la crescita urbana e le trasformazioni edilizie hanno infatti messo sotto pressione diversi edifici storici. Secondo gli esperti che hanno seguito la candidatura all’UNESCO, molte delle strutture più antiche presentano oggi condizioni di particolare vulnerabilità e richiederanno programmi di importante restauro e tutela.


