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Confederazione del Sahel, un nuovo capitolo di sovranità e cooperazione nell’Africa Occidentale

Il 6 luglio 2024 presso Niamey, capitale del Niger, si è verificato un evento storico che ha segnato un punto di svolta nella cooperazione regionale dell’Africa occidentale. Durante il loro primo vertice, i leader militari di Burkina Faso, Mali e Niger hanno finalmente ufficializzato l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), creata il 16 settembre 2023 proclamando altresì la “Confederazione degli Stati del Sahel”. Questa decisione rappresenta una ormai definitiva spaccatura con l’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) la quale aveva già annunciato il ritiro del loro paese il 28 gennaio di quest’anno.

Il tema del vertice AES si è incentrato sull’idea di uno spazio sovrano, sicuro e prospero: esso ha visto la partecipazione di figure militari di alto rango come il generale Abdourahamane Tiani, il colonnello Assimi Goita e il capitano Ibrahim Traoré.

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La popolazione interna alla Confederazione degli Stati del Sahel è di circa 72 milioni di abitanti. I leader dei tre paesi fondatori hanno espresso il desiderio di “compiere un ulteriore passo verso una più profonda integrazione tra gli Stati membri”. Questo potrebbe portare a una maggiore cooperazione tra i Paesi dell’AES in una serie di settori, tra cui l’agricoltura, l’acqua, l’energia e i trasporti, nonché alla creazione di una banca d’investimento e l’istituzione della Forza Congiunta degli Stati del Sahel (FC/AES). Tuttavia, nel comunicato finale, ancora non è stato affrontato il tema di una moneta comune, nonché di un’eventuale uscita dal franco CFA.

I tre Capi di Stato hanno rimarcato la “pesante responsabilità” da parte dell’ECOWAS nell’erosione dei valori di fratellanza, solidarietà e cooperazione tra gli Stati e i popoli della regione. Pur accogliendo il “ritiro irrevocabile” da questa organizzazione, il generale Tiani e i suoi colleghi hanno replicato circa “l’impatto nefasto di sanzioni illegali, illegittime e disumane e le minacce di aggressione contro uno Stato sovrano”, riferendosi al Niger.

Il presidente della transizione del Niger Abdourahamane Tiani, ha dichiarato che il suo popolo e i suoi due alleati hanno “irrevocabilmente voltato le spalle all’ECOWAS”. Nel suo discorso, il presidente del Faso, il capitano Ibrahim Traoré, ha accusato coloro che lui definisce “imperialisti” di saccheggiare i loro paesi, criticando anche i loro “scagnozzi locali” di manipolazione dei processi elettorali.

I tre leader hanno enfatizzato la necessità di un’azione diplomatica coordinata e l’importanza di parlare con una sola voce. Tuttavia, ad ogni Stato membro dell’AES è rimasta garantita la piena sovranità sulle scelte strategiche al fine di garantire il benessere della propria popolazione. Al termine delle discussioni, il Mali, il quale ha assunto la presidenza annuale di turno dell’AES, ha rappresentato una chiara opposizione all’ECOWAS.

Le tensioni tra ECOWAS e AES hanno richiamato l’attenzione della comunità internazionale, questo potrebbe portare l’ECOWAS a sospendere la libera circolazione della popolazione all’interno del suo spazio e il mercato comune, coinvolgendo un giro d’affari che coinvolge oltre 400 milioni di abitanti. L’uso di un passaporto comune e di una carta d’identità biometrica per viaggiare all’interno dello spazio comunitario potrebbe venire compromesso.

Durante un incontro con i suoi colleghi, Il generale nigerino Tiani ha presentato l’AES come un’alternativa a qualsiasi raggruppamento regionale esistente, con l’intenzione di creare una comunità libera da qualsiasi influenza esterna: una “doccia fredda” per coloro che speravano in una riconciliazione con l’ECOWAS. Giusto il 7 luglio ad Abuja i partecipanti ECOWAS si erano riuniti, in Nigeria, per il loro 65° vertice dei Capi di Stato e di governo presieduto dal presidente nigeriano, Bola Tinubu. “Focus on Africa” ne ha scritto qui:

CEDEAO/ECOWAS, Bola Tinubu riconfermato presidente della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale

Durante questa occasione, il presidente della commissione Omar Aliou Touray, ha espresso preoccupazione per le gravi ripercussioni che Mali, Burkina Faso e Niger potrebbero affrontare a seguito del loro ritiro dal blocco regionale. Egli ha inoltre sottolineato il grave rischio di disintegrazione dell’ECOWAS, affermando che la regione dell’Africa occidentale non ha mai dovuto affrontare così tante sfide contemporaneamente. Oltre alle minacce alla pace e alla sicurezza, la regione sta affrontando anche il rischio di disintegrazione.

Secondo Touray, l’abbandono dell’ECOWAS da parte delle tre nazioni potrebbe condurre a un loro isolamento a livello globale. Questi paesi, infatti, rischiano di perdere il sostegno dell’Organizzazione per le candidature dei loro cittadini relative agli incarichi internazionali presso l’Unione Africana, le Nazioni Unite e simili.

Per Touray, la disintegrazione non solo interromperebbe la libera circolazione e lo stabilimento delle persone, ma aggraverebbe anche l’insicurezza nella regione. Dal punto di vista istituzionale, il ritiro dei tre paesi comporterebbe la chiusura di varie strutture regionali dell’ECOWAS e metterebbe a rischio la sicurezza del lavoro di circa 130 dipendenti cittadini dei tre paesi.

Secondo l’articolo 91 del trattato, questi tre paesi sono comunque ancora di fatto membri dell’Organizzazione: infatti, il presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye è stato designato come mediatore dell’ECOWAS per Mali, Burkina Faso e Niger. “Focus on Africa” ne ha scritto qui:

CEDEAO/ECOWAS, il presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye nominato facilitatore per il dialogo con Burkina Faso, Mali e Niger

La situazione non è ancora definitiva: tuttavia, è certo che, se il ritiro dovesse essere effettivo il 28 gennaio 2025, si verificherà quanto di cui parlava il presidente della commissione dell’ECOWAS. A mio avviso, per ciò che riguarda la sicurezza, la spaccatura è ormai definitiva e la fiducia compromessa. D’altra parte, nei settori economici, sembra impossibile trovare vie di cooperazione.

Questo nuovo sviluppo rappresenta un cambiamento significativo nella dinamica di cooperazione regionale in Africa occidentale e pone l’accento sull’importanza del dialogo e dell’unità per affrontare le sfide comuni. La situazione rimane comunque fluida e il futuro della coesione regionale è in bilico.

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