Nel contesto di una crescente crisi ambientale, la conservazione della natura ha assunto un’importanza fondamentale. Tuttavia, questa necessità non può giustificare la violazione dei diritti umani, soprattutto nei confronti dei popoli indigeni, custodi storici delle terre e delle risorse naturali. In questo scenario si colloca il nuovo documento del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che delineano linee guida fondamentali per il rispetto dei diritti umani nell’ambito della conservazione.
Il caso delle donne Baka
Un esempio eclatante di violazione dei diritti umani legata alla conservazione è quello delle donne Baka, una popolazione indigena che vive nei pressi del Parco Nazionale di Odzala-Kokoua, nella Repubblica del Congo. La tribù Baka è stata sfrattata violentemente dalle proprie terre, in nome di un progetto di conservazione gestito da African Parks, che ha portato alla creazione di aree protette a scapito delle comunità locali. Queste persone, con una lunga tradizione di interazione simbiotica con la loro foresta, si trovano ora a vivere in una situazione di vulnerabilità estrema e privazione.
Le denunce di abusi da parte dei guardaparco, operanti sotto la supervisione di organizzazioni come African Parks, sono terribili: minacce, pestaggi e violenze sessuali sono diventate prassi quotidiana per le comunità Baka. La difficile situazione delle donne Baka si colloca all’interno di un contesto più ampio e preoccupante, evidenziando la necessità di un intervento urgente.
Le linee guida ONU
La creazione di buone pratiche nell’ambito della conservazione è stata stimolata dalle ripetute denunce di violazioni dei diritti umani. John Knox, ex Relatore Speciale ONU sui Diritti Umani e l’Ambiente, ha avuto un ruolo centrale nella definizione delle nuove linee guida, “Core Human Rights Principles for Private Conservation Organisations and Funders”. Questi principi mirano a garantire che le organizzazioni dedicate alla conservazione, come WWF, WCS e African Parks, rispettino i diritti fondamentali delle popolazioni indigene.
Tra i punti salienti delle nuove normative, si sottolinea l’importanza del rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni, il loro diritto alle terre, e la necessità di consultazione preventiva. Le organizzazioni devono interagire con le comunità locali in buona fede e tutelare i loro diritti, evitando di adottare azioni che possano avere un impatto negativo senza il consenso delle persone interessate.
Un cambiamento necessario
Le linee guida stabilite dall’ONU sono una tappa importante nella lotta per decolonizzare il tema della conservazione della natura. Documenti come quelli pubblicati da Buzzfeed e Daily Mail hanno rivelato la gravità delle violenze e delle ingiustizie perpetrate a danno dei popoli indigeni, rendendo chiaro che la conservazione della biodiversità non può avvenire a scapito dei diritti umani.
In questo contesto, le esperienze delle donne Baka fungono da monito per tutti gli attori coinvolti nella conservazione. Il dialogo e la collaborazione con le comunità indigene sono vitali per garantire un approccio olistico alla conservazione e creare un ambiente sostenibile e giusto per tutti.
La tutela dell’ambiente non può e non deve avvenire in modo arbitrario o violento, ma deve incorporare una visione inclusiva e rispettosa dei diritti umani. Le linee guida del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente rappresentano un passo cruciale in questa direzione, ponendo l’accento sull’importanza della giustizia sociale e dei diritti umani nella lotta contro la perdita di biodiversità. Solo riconoscendo e rispettando i diritti dei popoli indigeni si potrà garantire una vera e duratura conservazione della natura.


