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Sviluppo

Costa d’Avorio, Agathe Vanié guida la battaglia per un cacao biologico e per il diritto delle donne alla terra

In Costa d'Avorio Agathe Vanié promuove l'agricoltura biologica e l'accesso delle donne alla terra, unendo difesa dell'ambiente, cooperazione rurale e autonomia economica delle produttrici.

Nel cuore della regione di Divo, nel sud della Costa d’Avorio, la coltivazione del cacao è al centro dell’economia locale. È qui che Agathe Vanié, 62 anni, è diventata una delle principali sostenitrici dell’agricoltura biologica e dell’emancipazione economica delle donne rurali, due obiettivi che considera inseparabili.

Il suo impegno nasce oltre vent’anni fa. Dopo aver gestito un ristorante locale, nel 2004 decide di creare un’associazione per aiutare le donne della sua comunità a commercializzare il cacao. Si scontra però immediatamente con un ostacolo strutturale: molte donne non possono possedere né coltivare direttamente la terra, rendendo impossibile costruire una reale autonomia economica.

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Da allora Vanié ha concentrato i suoi sforzi su un duplice fronte. Da una parte ha avviato un lungo lavoro di sensibilizzazione con i capi villaggio e gli agricoltori affinché le donne potessero ottenere appezzamenti da coltivare; dall’altra ha promosso un modello agricolo che riduce al minimo l’impiego di pesticidi, puntando sulla conservazione della fertilità naturale dei terreni e della biodiversità.

Secondo Vanié, il ricorso sistematico ai prodotti chimici modifica profondamente il suolo. La sua esperienza sul campo l’ha convinta che i terreni non trattati conservano una maggiore vitalità biologica e producono raccolti con caratteristiche qualitative differenti. Per questo invita gli agricoltori a preservare la vegetazione e a limitare gli interventi più invasivi.

L’associazione che presiede ha sviluppato anche un modello di lavoro collettivo. Le produttrici organizzano giornate di lavoro condivise, spostandosi di campo in campo per aiutarsi reciprocamente nelle operazioni agricole. Questo sistema riduce la necessità di ricorrere ai diserbanti chimici e permette di affrontare le lavorazioni più impegnative senza dover sostenere elevati costi di manodopera.

Nonostante questi risultati, la diffusione dell’agricoltura biologica incontra ancora molte resistenze. Molti produttori continuano infatti a preferire i pesticidi, ritenendoli indispensabili per contenere le infestanti e compensare la crescente scarsità di lavoratori agricoli. La transizione verso pratiche più sostenibili richiede infatti più tempo, maggiore organizzazione e un investimento iniziale che non tutti sono disposti ad affrontare.

Proprio per rispondere a queste difficoltà stanno aumentando i programmi di formazione dedicati all’agroecologia. L’obiettivo non è soltanto ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni, ma anche fornire agli agricoltori strumenti organizzativi e tecnici che rendano sostenibili, anche dal punto di vista economico, metodi di produzione meno dipendenti dalla chimica.

La vicenda di Agathe Vanié mostra come, nelle campagne dell’Africa occidentale, le sfide ambientali e quelle sociali siano profondamente intrecciate. La tutela del suolo, la produzione agricola, il ruolo delle cooperative e il riconoscimento dei diritti delle donne non rappresentano percorsi distinti, ma aspetti complementari di uno stesso processo di sviluppo rurale.

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