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Salute

Costa d’Avorio, la sfida scientifica alle “super-zanzare” che resistono agli insetticidi

In Costa d’Avorio, a Tiassalé, gli scienziati studiano una zanzara unica al mondo capace di resistere a tutti gli insetticidi, mentre il paludismo continua a colpire centinaia di persone ogni anno.

In Costa d’Avorio, uno dei paesi più colpiti dal paludismo (malaria) in Africa occidentale, la ricerca scientifica si confronta con una minaccia sempre più complessa: zanzare capaci di resistere a più classi di insetticidi. A Tiassalé, località agricola situata a circa cento chilometri a nord di Abidjan, si concentra oggi l’attenzione della comunità scientifica internazionale, in un contesto dove la malattia rappresenta ancora circa il 30% delle consultazioni nei centri sanitari.

Il paesaggio è dominato da risaie e zone umide, condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. Qui, agricoltori come Félix convivono da decenni con una presenza massiccia di insetti, che durante la stagione delle piogge diventano particolarmente aggressivi. Le conseguenze sanitarie sono evidenti: infezioni diffuse, soprattutto tra i bambini, e difficoltà crescenti nel contenimento del vettore.

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È proprio in questo contesto che gli entomologi del Centre suisse de recherche scientifique (CSRS) hanno individuato, circa quindici anni fa, una variante di Anopheles gambiae unica al mondo, nota come “Tiassalé”. Come spiega il ricercatore Émile Tchicaya, si tratta del primo caso documentato di zanzara capace di resistere simultaneamente alle quattro principali classi di insetticidi utilizzate nella sanità pubblica. Un fenomeno che oggi non appare più isolato: casi di multiresistenza stanno emergendo anche in altre aree della regione.

Tra le ipotesi più accreditate vi è il ruolo dei pesticidi impiegati in agricoltura, che potrebbero aver favorito una selezione naturale accelerata delle popolazioni più resistenti. Le larve raccolte nelle acque stagnanti delle risaie vengono trasferite nei laboratori del CSRS, dove centinaia di esemplari vengono allevati e sottoposti a test con nuovi composti chimici. L’obiettivo è individuare molecole efficaci contro queste zanzare “estreme”, capaci di sopravvivere a trattamenti tradizionali.

La sperimentazione non si limita al laboratorio. Nei pressi delle risaie, il centro ha allestito una trentina di abitazioni sperimentali, costruite con materiali diversi per simulare le condizioni reali delle case locali. Qui, volontari trascorrono la notte sotto zanzariere trattate con insetticidi, mentre i ricercatori monitorano la mortalità degli insetti e la frequenza delle punture.

Il protocollo è rigoroso: al mattino vengono raccolti gli esemplari morti e analizzati, mentre ai partecipanti viene garantito un trattamento antimalarico preventivo. Come sottolinea Samira Gouro, responsabile del progetto, queste simulazioni permettono di valutare in modo concreto l’efficacia delle zanzariere impregnate, ancora oggi uno degli strumenti principali nella strategia di prevenzione.

I dati confermano l’urgenza: nel 2025, il tasso di incidenza del paludismo/malaria in Costa d’Avorio è stato stimato in 233 casi ogni 1.000 abitanti. Un livello che evidenzia la persistenza della malattia e la necessità di aggiornare continuamente gli strumenti di contrasto.

La ricerca condotta a Tiassalé assume così un valore strategico, non solo per il paese ma per l’intera regione africana. In un contesto in cui l’evoluzione biologica degli insetti vettori rischia di superare la capacità di risposta dei sistemi sanitari, la sfida si gioca sempre più sul terreno dell’innovazione scientifica e della comprensione dei meccanismi ecologici che regolano la diffusione delle malattie.

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