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Analisi

Dal Medio Oriente all’Africa: interventi militari, conseguenze e sfide per la pace

Impegno anche nel contrasto all'immigrazione irregolare, con le missioni in Libia e Tunisia. Ma in questo caso si rendono più pericolose le traversate del Mediterraneo, fornendo mezzi ed addestramento a regimi liberticidi.

L’Italia è presente con contingenti militari in Paesi africani  in guerra per addestrare le forze di sicurezza di alcuni Paesi del Sahel e del Corno d’Africa, sconvolti dal terrorismo. Lo si rileva dal provvedimento governativo sulle missioni militari all’estero, approvato dal Parlamento,che stanzia circa 1,5 miliardi a tale scopo. I nostri soldati sono in Burkina Faso, con l’obiettivo di contrastare l’immigrazione illegale e il terrorismo, con attività di addestramento, consulenza e assistenza. La missione impiega decine di militari. Il nostro Paese è presente anche in Niger, con cinquecento unità, con una base a Nyamey, con un costo per le due citate missioni di 75 milioni di euro. I due Paesi sono retti da giunte militare che sono al potere tramite golpe, con  grande limitazione delle libertà fondamentali.   Burkina Faso, Mali e Niger, visti gli insuccessi militari europei, hanno chiesto assistenza militare alla Russia, ponendo fine alla tradizionale alleanza con Parigi. Il Niger ha anche espulso i militari srtatunitensi. Nel predetto Paese sahariano siamo presenti anche per la necessità di aver accesso a materie prime fondamentali, visto che è un importante produttore di uranio. Inoltre  gli aiuti militari italiani non sono condizionati al rispetto dei diritti umani, largamente violati, nè risultato analisi sul comportamento delle migliaia di militari africani addestrati dalle nostre Forze Armate nella tutela dei predetti diritti umani. L’Italia è presente militarmente anche in Somalia, che non conosce la parola pace da decenni con la missione europea di addestramento dell’esercito (EUTM Somalia) con oltre un centinaio di soldati, guidati da un generale italiano. Nell’ex colonia cè anche una missione  dei Carabinieri per formare la Polizia Nazionale. Tali missioni, però, non sono subordinate al rispetto delle libertà fondamentali. Addirittura entrambe le forze di sicurezza utilizzano, secondo i rapporti del Segretario Generale ONU, i minori come soldati! Non solo, tali forze di sicurezza hanno distrutto ospedali e scuole, privando migliaia di persone di ogni possibilità di cura e di studi. I soldati somali hanno anche ucciso, ferito bambini e stuprato civili. Nonostante tali crimini non si registra alcuna protesta, nè in Parlamento nè sui mass media. Nè sembra che la formazione fornita abbia migliorato la situazione. Ogni anno il provvedimento governativo che autorizza le missioni militari all’estero viene prorogato quasi all’unanimità, senza dar luogo ad un dibattito su un tema  di così grande importanza. Con Mogadiscio abbiamo stipulato un Accordo di cooperazione militare finalizzato anche alla fornitura di armi. L’Accordo però non prevede Relazioni al Parlamento, per cui non è dato sapere cosa sia stato effettivamente  fornito. Inoltre, a Gibuti abbiamo anche una base a supporto delle numerose missioni nel Corno d’Africa ed anche per controllare l’ingresso del Mar Rosso, di grande interesse strategico.

In Mozambico partecipiamo alla missione europea di addestramento EUTM Mozambico. Nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, è in atto un conflitto fra l’esercito governativo ed un gruppo armato islamico che ha causato migliaia di vittime, un milione di sfollati ed enormi danni economici. Le milizie, infatti, mirano a prendere il controllo delle grandi risorse energetiche di cui è ricca la regione, nella zona Eni, Total ed Exxon hanno previsto investimenti miliardari. L’ossessione italiana e dell’Unione Europea per contrastare l’immigrazione irregolare si esprime anche con le missioni in Libia e Tunisia per rendere più pericolose le traversate del Mediterraneo, fornendo mezzi ed addestramento a regimi liberticidi. In tal modo il “lavoro sporco” viene fatto dagli apparati di sicurezza dei predetti Paesi. Alla luce del caso Almasri è evidente la connivenza del nostro Governo con chi perseguita i migranti.

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Inoltre il nostro coinvolgimento militare  può ridurre la possibilità da parte dell’Italia di avere un ruolo, per cercare di trovare una soluzione negoziale, a guerrre interminabili.

La novità del provvedimento del 2025 è la creazione di una Forza di intervento rapidissima, in ambito NATO, con quasi tremila soldati, pronta a far fronte a crisi anche al di fuori dell’area di competenza del Patto Atlantico.

In conclusione la risposta a questi problemi con le armi è una sconfitta della politica.Va modificata, invece, la governance, per procedere ad una più equa distribuzione delle scarse risorse. Soprattutto va contastata la povertà estrema, strettamente intrecciata con il cambiamento climatico che impone migrazioni di massa. Ma non si può impedire, come ci ricordava  Papa Francesco, a chi scappa dai Paesi della fame e della guerra di cercare un avvenire migliore nel nostro Continente. Non basteranno eventuali blocchi navali, peraltro vietati dal diritto internazionale, nè pagare regimi dittatoriali affinchè fermino i migranti nei loro territori, subappaltando la repressione.

E’ da evidenziare una politica dell’Unione Europea sempre più guerrafondaia, soprattutto con il piano di riarmo da 800 miliardi di euro che sarà finanziato riducendo drasticamente la spesa sociale. Esemplare in tal senso la fornitura di armi all’Ucraina per decine di miliardi di euro. L’Unione Europea sembra aver dimenticato i propri valori fondanti, che sono la tutela della pace e il rispetto delle libertà fondamentali. Il riarmo non ci darà più sicurezza, bensì alimenterà un’escalation senza fine. L’Europa ha, inoltre, un debito morale nei confronti dei migranti, per le sofferenze inflitte nel periodo coloniale. Sarebbe necessario, invece, investire nella pace e non solo sulla sicurezza.

Credits photo Esercito italiano

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