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Delitto Attanasio, miniere e intrighi internazionali dietro l’agguato in Congo?

La morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, 43 anni, vittima di un agguato insieme  al carabiniere Vittorio Iacovacci, 30, e all’autista Mustapha Milambo Baguna, 56, potrebbe essere legata a un’affaire di miniere e di intrighi internazionali.
Come racconta il missionario saveriano Franco Bordignon, il diplomatico italiano «era la quarta volta in un anno che andava a Goma, perché lì voleva aprire un consolato». Ma le ripetute visite nella città più pericolosa della regione orientale probabilmente non sono passate inosservate. Anche perché, da documenti accessibili su Internet in francese, risulta che l’importante opera umanitaria di Attanasio e della moglie Zakia Seddiki, attraverso l’associazione “Mama Sofia”, era sostenuta dal proprietario di un gruppo minerario che opera nella Repubblica Democratica del Congo: lo stesso gruppo che l’8 gennaio di quest’anno ha vinto l’appalto per la vendita all’ambasciata italiana a Kinshasa di un Suv blindato.
L’uomo chiave è l’imprenditore, Emanuele Gianmaria Fusi, 54 anni, si presenta come presidente della società mineraria “CDN-Compagnia del Nord” di Meda in provincia di Monza e Brianza; presidente e proprietario della “West Africa Mining Company” e presidente della “GEA Environment and resources Co. Ltd” di Khartoum in Sudan.
Legato ad Attanasio da un’amicizia di lunga data.
C’è molto da chiarire intorno al business di Fusi e al mondo dell’estrazione dei minerali rari, dove spiccano come presenze in Congo russi e ruandesi.
Le miniere, nella guerra permanente intorno a Goma, dal Nord Kivu al Sud Kivu lungo i confini con Uganda, Ruanda e Burundi, sono un argomento estremamente sensibile. L’attacco di lunedì 22 febbraio è possibile, dunque, che sia legato a intrighi internazionali che vanno dipanati con un’indagine approfondita.
La versione ufficiale dell’autorità giudiziaria locale, il grande buco nero dentro cui secondo i rapporti delle Nazioni Unite spariscono ogni anno i destini di centinaia di innocenti, accusa un giorno i ribelli hutu, un altro le bande di rapinatori.
Ma resta da spiegare perché nel breve inseguimento nella boscaglia, a soli venticinque chilometri da Goma, l’esercito regolare e i ranger del parco dei Virunga abbiano colpito a morte due ostaggi su due, facilmente distinguibili dal colore della loro pelle, e nemmeno uno dei sequestratori. Forse la pista da seguire è davvero il tweet sull’attacco mirato che, come fa notare l’intelligence italiana nel suo rapporto al governo, il ministero dell’Interno congolese ha pubblicato dopo l’imboscata e subito cancellato. In questa terra di tenebre, una misteriosa voce da Kinshasa voleva probabilmente far sapere che da quel viaggio Luca Attanasio e il suo seguito non dovevano più tornare. E la notizia che il convoglio fosse senza scorta militare ha reso molto più facile l’operazione.

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Luca AttanasioRD Congo

Esperta di questioni internazionali, africanista. È stata insignita per il suo lavoro di giornalista della Medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica.

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