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Delitto Attanasio, nuovi elementi rilanciano inchiesta su racket dei visti

Super testiamone rivela che i vertici della Farnesina erano a conoscenza degli illeciti. Spetta ala procura di Roma per accertare se sono legati all’uccisione del diplomatico, vittima di un agguato bella Rd Congo con il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista del WFP Mustapha Milambo

Un “supertestimone”, attuale diplomatico della Farnesina, rivela nuovi elementi sui presunti traffici illeciti di visti scoperti da Attanasio in Congo, che potrebbero essere collegati alla sua morte;
Il tutto formalizzato in un esposto presentato dall’onorevole Andrea Di Giuseppe, che aveva già ripreso l’inchiesta della nostra direttrice, Antonella Napoli, per denunciare le illegalità intorno e dentro all’ambasciata italiana a Kinshasa.
Tra gli atti allegati all’esposto ci sono prove documentali che confermano come le anomalie fossero già state segnalate ad alti vertici diplomatici del tempo, di cui uno ancora in carica, senza che fossero adottati provvedimenti efficaci, e il coinvolgimento di diplomatici attualmente in carriera. A cinque anni dal tragico omicidiodell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere della scorta, Vittorio Iacovacci e del collaboratore Mustapha Milambo, il deputato di Fratelli d’Italia ha presentato una denuncia presso il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma che descrive – si legge nel verbale di denuncia -“situazioni penalmente rilevanti”, con testimonianze e prove documentali. I materiali documentano un presunto traffico illecito di visti italiani attivo a Kinshasache “potrebbe portare nuovi sviluppi finora sconosciuti in relazione alle circostanze che hanno determinato l’uccisione”.

Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia noto per la sua attività di denuncia del racket dei visti, ha raccolto la testimonianza di un attuale diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a conoscenza dei fatti.

Il “supertestimone ha ricostruito un quadro di gravi irregolarità in merito alla concessione dei visti che risale al periodo precedente l’incarico di Attanasio. Secondo la testimonianza, l’Ambasciatore Attanasio aveva scoperto il racket dei visti già attivo da tempo, che prevedeva una compravendita del visto italiano per 7mila dollari (5mila per il visto, 2mila per biglietto aereo e servizi connessi) con il coinvolgimento di reti criminali locali e internazionali.

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Secondo quanto riportato nella denuncia, le anomalie erano state già portate all’attenzione delle strutture competenti della Farnesina prima della morte di Attanasio, precisamente tra metà maggio 2016 e il luglio 2017, attraverso relazioni e segnalazioni ufficiali che indicavano situazioni consolidate nel tempo e un sistema organizzato con implicazioni rilevanti sotto il profilo della sicurezza nazionale, della legalità e della tutela del personale diplomatico. Ciononostante, non sono stati presi provvedimenti dai Governi dell’epoca né per smantellare il racket né per tutelare l’incolumità del personale diplomatico italiano a Kinshasa.

Secondo quanto emerge dai materiali consegnati, infatti, Attanasio non sarebbe stato tutelato con sistemi e protocolli di sicurezza adeguati: mancava ad esempio un autista dei Carabinieri addestrato alla guida di mezzi blindati, sostituito invece da un autista locale. Allo stesso modo il dispositivo di sicurezza per Attanasio era di soli due uomini.

L’obiettivo che, grazie al supporto costante del Governo, cercherò di raggiungere – ha dichiarato Di Giuseppe – è garantire che ogni elemento utile venga esaminato dalle autorità giudiziarie affinché si possa arrivare a una piena ricostruzione dei fatti. Lo dobbiamo alla memoria dell’Ambasciatore Luca Attanasio, al sacrificio del carabiniere Vittorio Iacovacci e alla credibilità della Repubblica italiana. Se ci sono stati, come sembra, comportamenti negligenti rispetto alle criticità segnalate prima della morte di Attanasio occorre fare chiarezza e capire quali siano le reali responsabilità di quanto accaduto. E io farò tutto il possibile, a supporto della magistratura e degli organi inquirenti, per fare luce sulla verità. È questa la giustizia di cui il Governo Meloni si fa promotore: un sistema che vada a fondo delle questioni irrisolte, che sia efficiente, trasparente e responsabile nei confronti di tutti i cittadiniha concluso Di Giuseppe.

La denuncia offre nuovi elementi rilevanti per la ricostruzione dei fatti che portarono alla morte dell’Ambasciatore Attanasio e apre nuovi interrogativi su responsabilità e criticità nella gestione della sicurezza e del rilascio dei visti presso la sede diplomatica italiana a Kinshasa. I nuovi elementi restano ora al vaglio delle autorità competenti e potrebbero portare all’apertura di nuovi accertamenti giudiziari.

L’iniziativa si inserisce, inoltre, in un più ampio impegno DiGiuseppe volto a rafforzare la legalità e segnalare situazioni di illecito.

Di Giuseppe infatti ha già denunciato in passato un grande racket di visti illegali tra l’Italia e il Bangladesh, che coinvolgeva una rete criminale locale e funzionari diplomatici italiani per garantire ingressi privilegiati in Italia con un tariffario predefinito. Nel febbraio 2026 si è giunti a una prima conclusione giudiziaria dell’inchiesta. Il Tribunale Ordinario di Roma ha depositato la sentenza di patteggiamento nei confronti di due persone condannaterispettivamente a 4 anni e 8 mesi e 4 anni e 2 mesi di reclusione, oltre a una multa complessiva di 630.000 euro e alla confisca dei beni. Gli imputati hanno ammesso di aver tentato di corrompere Di Giuseppe con una tangente da due milioni di euro.

Già nel 2024 il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva lanciato l’allarme sull’esistenza di racket illegali e infiltrazioni criminali nel rilascio dei visti, presentando un esposto alla Procura Nazionale Antimafia e denunciando l’utilizzo dei flussi regolari di immigrati per ragioni di lavoro come canale ulteriore di immigrazione irregolare a causa delle infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione delle domande.

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Luca AttanasioRD Congo
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