Non avrei parlato del Gay Pride, una manifestazione che non mi ha mai convinto perché non ho mai ritenuto nelle mie corde di manifestare per affermare di essere in un modo o nell’altro. Se sono eterosessuale, a chi interessa, e perché dovrei sbandierarlo in faccia a tutti? Se sono asessuale, demisessuale, polisessuale, bisessuale, eteroflessibile, bi-curioso, queer, lesbica o transessuale posso certamente esserlo, ma perché farne oggetto di comunicazione in pubblico, anzi perché rivendicarlo visto che ormai si può esserlo senza subire conseguenze? Questi interrogativi esprimono la mia perplessità personale, tuttavia, se esistono motivi per cui sia necessario manifestare sono disponibile all’ascolto.
Anche se non condivido la scelta di chi vuole manifestare, ciò che non posso assolutamente accettare è che si possa vietare tale manifestazione, in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione italiana che consente a tutti il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero” e con l’articolo 3 che vuole i cittadini “eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso”.
Anche nell’Unione Europea questi principi sono riconosciuti, come scritto nella “Carta dei diritti fondamentali” che al suo articolo 11 recita “Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera”, inoltre l’articolo 21 riporta “Tutte le persone sono uguali davanti alla legge”. Al principio di parità di diritti tra donne e uomini nell’Unione Europea si è aggiunta nel 2000 una nuova norma che “proibisce la discriminazione basata sull’orientamento sessuale”.
Anche la Legge Fondamentale ungherese prevede al suo articolo VII: “Ognuno ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, l’articolo VIII recita: “Tutti hanno diritto di riunirsi pacificamente” e “Tutti hanno diritto a costituire organizzazioni e ad associarsi ad organizzazioni”, inoltre l’articolo IX stabilisce: “Ognuno ha diritto alla libertà di manifestare la propria opinione.” Quanto al preambolo si legge che “Il diritto dell’Unione Europea, entro i limiti descritti nel comma 2, può stabilire delle norme di comportamento generalmente vincolanti.”
Con una legislazione costituzionale tanto chiara circa la libertà di pensiero, di riunione, e di manifestazione non si capisce perché la celebrazione del Gay Pride a Budapest sia stata vietata e, anzi, chi proverà a scendere in piazza domani sarà arrestato e perseguito.
Sta di fatto che la maggioranza ungherese di estrema destra nel marzo 2025, ha modificato la normativa che regolava lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche, considerando la difesa dei diritti LGBTIQ+ come violazioni della “Legge sulla protezione dell’infanzia”. Per tale motivo nell’aprile 2025 una delegazione di deputati, si è recata in Ungheria e ha dichiarato che tale modifica rappresenta un attacco, non solo agli interessi degli organizzatori del Pride, ma ai diritti fondamentali stabiliti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dei valori che sono alla base dell’Unione. Nel dibattito che ne è seguito, i deputati hanno chiesto alla Commissione di intraprendere un’azione presso la Corte europea di giustizia al fine di chiedere all’Ungheria di sospendere la “Legge per la protezione dell’infanzia”, sulla base del fatto che tale legge sia incompatibile con il diritto comunitario.
Nel frattempo il Pride incombe, e da tutta Europa i deputati europei sono diretti in Ungheria per manifestare contro la violazione del diritto di espressione. Nelle ultime settimane c’è stata una grossa mobilitazione internazionale: è prevista la partecipazione di più di 70 eurodeputati (circa il 10% dell’intero Parlamento europeo) oltre a esponenti politici degli stati membri, Italia compresa, e anche ministri o ex ministri, con la vice prima ministra di Spagna, Yolanda Díaz, e il ministro della Cultura, Ernest Urtasun.
Il Partito Democratico italiano per bocca di Alessandro Zan ha detto: “la Commissione europea non può chinare la testa davanti a un governo che sistematicamente calpesta i diritti della comunità LGBTQIA+: la libertà di manifestare e la libertà di essere pienamente sé stessi non sono principi negoziabili dentro i confine UE.” Per questo il 28 giugno a Budapest ci sarà una delegazione del PD capitanata dalla segretaria Elly Schlein. Oltre a loro dall’Italia, “sempre per contestare i divieti imposti dal premier ungherese, – riporta Il Corriere della Sera – partiranno circa 30 tra deputati e senatori del “campo largo” (in versione ampliata), perché oltre alla segretaria del Pd e alle delegazioni di M5S, Avs e Italia viva, ci saranno anche il leader di Azione Carlo Calenda e rappresentanti di +Europa”.
Ursula von der Leyen ha diffuso un appello tramite un social media: “Chiedo alle autorità ungheresi di consentire lo svolgimento del Budapest Pride. Senza timore di sanzioni penali o amministrative contro gli organizzatori o i partecipanti. Alla comunità LGBTIQ+ in Ungheria e nel resto del mondo: Sarò sempre vostra alleata.”
Il premier Victor Orbàn, che ha smantellato e sta smantellando la democrazia liberale e definisce orgogliosamente il suo paese una “democrazia illiberale“, ha intimato a tutti di rispettare la legge e di non manifestare. Le delegazioni dei vari partiti, europei invece il 28 giugno saranno a Budapest sfidando il suo divieto che considerano illegale. “È infatti il Premier ungherese a non rispettare le leggi, essendo la libertà di associazione e manifestazione un diritto fondamentale riconosciuto, non solo dalla Carta Fondamentale ungherese, ma dalla Carta dei diritti dell’Unione. Secondo Marco Cappato, leader dei Radicali italiani, prima di marciare al Pride “proprio per discutere le iniziative civiche da intraprendere per fare rispettare la democrazia e lo Stato di diritto in Ungheria e in tutta Europa terremo una assemblea civica aperta”. Parteciperanno attivisti, parlamentari, giuristi e cittadini da tutta Europa. Tra le proposte all’ordine del giorno c’è la sospensione dell’Ungheria dal diritto di voto in seno al Consiglio europeo e la creazione dello statuto delle “associazioni europee”, in modo da scavalcare gli ostacoli e il boicottaggio che le organizzazioni della società civile subiscono in Ungheria e in altri Paesi europei”.
La marcia comunque, da quello che si apprende, si potrà svolgere dato che il sindaco Budapest Gergely Karácsony è intervenuto e ha patrocinato la manifestazione come evento municipale, e quindi non in contrasto con la “Legge per la protezione dell’infanzia” che considera incostituzionale e studiata per intimidire i diversi. Tuttavia la polizia ha ribadito il divieto. Perciò il 28 giugno assisteremo a una prova di forza tra istituzioni e probabilmente a un’ondata di arresti. Speriamo di non vedere ammanettati mani e piedi e tenuti al guinzaglio i nostri parlamentari, come accadde per Ilaria Salis a Budapest mentre era ancora una presunta colpevole in attesa di processo tenuta come in nessun paese d’Europa si tiene costretto un feroce criminale. Anche questo modo di trattare gli imputati nel paese di Santo Stefano dovrebbe essere messo sotto la lente d’ingrandimento dall’Unione Europea per accertare se sia in liea con la legislazione comunitaria.
Staremo a vedere.


