Si è tenuto martedì 7 luglio, nella cornice della Sala Europa del Parlamento Europeo a Roma, il convegno dal titolo “Iran, Afghanistan, diritti umani e ruolo dell’Unione europea”. L’incontro, organizzato dall’ICPE (Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri), ha rappresentato un momento di riflessione profonda su due dei teatri di crisi più drammatici a livello globale, dove le libertà fondamentali sono quotidianamente sotto attacco. L’obiettivo dell’evento è stato quello di accendere un faro sulla grave situazione dei diritti umani in Iran e in Afghanistan. In entrambi i contesti, l’erosione dello spazio democratico — con particolare accanimento verso la condizione femminile e la sistematica repressione del dissenso — pone interrogativi urgenti alla comunità internazionale. Da un lato, la situazione in Iran è caratterizzata da una repressione interna senza precedenti. Nonostante le pressioni internazionali, il 2026 si è aperto con un numero di esecuzioni tra i più alti degli ultimi decenni, come ha sottolineato Parisa Nazari, utilizzato dal governo come strumento di controllo sociale e politico contro chiunque osi dissentire, con un accanimento particolare verso le donne e i movimenti per la parità di genere. Il recente clima di tensione, aggravato da una retorica governativa sempre più ostile verso l’Occidente, che accusa l’Europa di ipocrisia e indifferenza, rende indispensabile una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni europee. Sul fronte afghano, la crisi si è trasformata in una drammatica emergenza umanitaria sistemica. Dall’agosto 2024, con l’inasprimento delle “Leggi sulla Moralità”, la vita delle donne e delle ragazze è stata drasticamente limitata, rendendo l’accesso all’istruzione e al lavoro quasi inesistente. Con oltre 22 milioni di persone in urgente bisogno di assistenza e una comunità internazionale che rischia di normalizzare questa esclusione forzata, il dibattito a Roma ha voluto rompere il “silenzio pericoloso” che rischia di avvolgere la questione afghana. L’incontro si è tenuto dunque in un momento di “svolta” diplomatica: mentre le istituzioni europee stanno rilanciando il tema nelle sedi multilaterali (come confermato nelle recenti priorità del Consiglio dell’UE), il convegno ha risposto alla necessità di trasformare queste intenzioni in pressione politica reale. Non si è trattato solo di un momento di analisi, ma di un grido d’allarme: di fronte a un sistema che usa l’indifferenza occidentale come alibi, l’Unione Europea è chiamata a dimostrare, attraverso strategie concrete, di non aver abbandonato i difensori dei diritti umani in prima linea. In un momento in cui le crisi globali rischiano di oscurare le emergenze regionali, il convegno ha ribadito che il rispetto di tali valori non è un’opzione, ma la precondizione indispensabile per qualsiasi stabilità geopolitica. L’UE, in quanto baluardo democratico, ha il dovere di agire come attore diplomatico capace di promuovere attivamente l’emancipazione delle donne e la tutela dei diritti inviolabili.
Il cuore del dibattito ha richiamato con urgenza la necessità di rimettere al centro la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Durante i lavori, moderati dal Segretario Generale dell’ICPE, Gianni Lattanzio, è emersa con forza la necessità di superare la fase della semplice osservazione. L’appello lanciato dal convegno è inequivocabile: l’Unione Europea deve adottare una politica estera decisamente più incisiva. Non è più tempo di dichiarazioni di intenti, ma di un’azione diplomatica coraggiosa, capace di tradursi in strategie concrete a sostegno della società civile.
A dare voce alla complessità della situazione sono stati i relatori intervenuti esponenti istituzionali, esperti e testimoni diretti, la cui presenza ha trasformato il dibattito in un’analisi vivida delle sfide quotidiane. Tra i protagonisti dell’incontro, Parisa Nazari, Zahra Toufigh, Giorgia Pietropaoli, Paola Perisi, Hafiza Madiyar, Safiyeh Saljughi e Morteza Khaleghi, che hanno portato al tavolo la cruda realtà vissuta sul campo. Come sottolineato da Zahra Toufigh durante il suo intervento, ‘non possiamo più permetterci un silenzio che suona come complicità: le donne afghane e iraniane non chiedono solo solidarietà, ma azioni diplomatiche vincolanti’. Il convegno ha evidenziato come le responsabilità verso Iran e Afghanistan non possano essere delegate. L’incontro promosso dall’ICPE ha tracciato una rotta chiara: la protezione di chi lotta per i propri diritti in contesti repressivi deve tornare a essere la priorità assoluta dell’agenda europea, trasformando l’indignazione in una strategia coordinata di difesa dei valori universali.
L’evento, tenutosi in Piazza Venezia 11, ha confermato il ruolo di Roma come hub di discussione sui diritti civili, ribadendo l’importanza del dialogo costante tra istituzioni europee e realtà associative.


