Sabato prossimo Roma ospiterà l’atteso vertice sul nucleare tra Stati Uniti e Iran, quasi certamente presso l‘ambasciata del Sultanato dell’Oman, un incontro che giunge in un momento di accresciuta preoccupazione riguardo alle capacità nucleari della Repubblica Islamica. Il Direttore Generale del’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA),
Rafael Grossi, ha recentemente dichiarato che l’lran “non è lontano” dall’avere la capacità di costruire un’arma nucleare. L’obiettivo principale del vertice è quello di trovare un percorso diplomatico per impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari e per allentare una potenziale escalation militare nella regione.
Intanto una significativa conferenza tenutasi alla Camera dei Deputati a Roma mercoledì 16 aprile ha acceso i riflettori sulla drammatica situazione dei diritti umani in Iran e sull’urgente bisogno di un cambio di strategia politica, in un contesto di crescente vulnerabilità del regime iraniano, mai così debole nella sua storia.
Sono intervenuti l’On. Emanuele Pozzolo e i Senatori Giulio Maria Terzi, Marco Scurria, Raffaele Speranzon e Gisella Naturale.
La situazione dei diriti umani in Iran è caratterizzata da gravi e diffuse violazioni, con restrizioni significative alle libertà fondamentali e una repressione sistematica del dissenso.
La conferenza ha evidenziato un inquietante aumento delle esecuzioni in Iran. Tra il marzo 2024 e il marzo 2025, nell’anno iraniano 1403, sono state registrate ben 1.153 esecuzioni in 94 prigioni del paese, con un drammatico incremento del 42% rispetto all’anno precedente. Tra le vittime figurano 38 donne, e sette avevano meno di 18 anni all’epoca dei loro presunti crimini, in violazione del diritto internazionale. Inoltre, sette esecuzioni sono state eseguite pubblicamente, per instillare paura nella popolazione, per un totale di 1.015 esecuzioni dall’insediamento di Masoud Pezeshkian ad agosto, che si era presentato come un moderato. L’Iran è uno dei paesi con il più alto numero di esecuzioni al mondo.
Amnesty International riporta che nel 2023 l’Iran è stato responsabile del 91% di tutte le esecuzioni registrate in Medio Oriente e Nord Africa.
Mercoledì 16 aprile Heydatollah Farzadi, il capo del carcere di Evin, ha annunciato il trasferimento di cinque prigionieri politici condannati a morte, Vahid Bani Amerian, Seyed Mohammad Taghavi, Babak Alipour, Pouya Ghobadi e Shahrokh Daneshvarkar, dal reparto 4 del carcere al carcere di Qezel-Hesar, una delle prigioni più tristemente note dell’Iran. Questi prigionieri, sono stati condannati a morte nel dicembre 2024 dalla Sezione 26 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, con l’accusa di “appartenenza all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK)”. Per ordine di Farzadi, i corridoi del reparto 4 di Evin sono stati chiusi e i prigionieri sono stati isolati, in modo che nessuno possa protestare. Nel dicembre 2024, gli Stati Uniti hanno sanzionato la prigione di Qezel Hesar per gravi violazioni dei diritti umani, citando torture e trattamenti inumani e degradanti inflitti a coloro che cercavano di esercitare il loro diritto alla libertà di espressione. E non dimentichiamo le attiviste prigioniere Pakhshan Azizi, Sharifeh Mohammadi e Varisheh Moradi, a rischio imminente di esecuzione.
Questa escalation repressiva è stata collegata al timore del regime di un imminente rovesciamento, che ha esacerbato la violenza, alimentando ulteriormente la rabbia popolare, soprattutto tra i giovani.
Maryam Rajavi, Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), che è intervenuta durante la conferenza collegandosi in video da Parigi, ha presentato una chiara alternativa alla politica attuale, sostenendo che l’unico modo per fermare il programma nucleare dei mullah e porre fine alle violazioni dei diritti umani è la fine del loro regime. La Rajavi ha criticato la mancanza di una soluzione chiara da parte della comunità internazionale, in particolare dell’Europa, sottolineando come i tentativi di persuadere il regime a cambiare lo abbiano solo rafforzato, incrementando l’insicurezza globale. Ha poi ribadito la richiesta del popolo iraniano di rovesciare la dittatura religiosa e instaurare una repubblica libera e democratica.
Il regime attuale si conferma sempre più repressivo e non sembra avere intenzione di abbandonare le ambizioni nucleari, e la Rajavi ha sottolineato come l’unico modo di fermare l’ipotesi nucleare sia quello di rovesciare il regime e ha lanciato un appello specifico all’Italia affinché guidi una nuova iniziativa all’interno dell’Unione Europea, che comprenda anche il deferimento delle gravi violazioni dei diritti umani del regime al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per accertarne le responsabilità e l’attivazione del meccanismo di “snapback” per ripristinare le sanzioni relative al programma nucleare e smantellare le strutture nucleari, ponendo il regime sotto il Capitolo VII della Carta dell’ONU come minaccia alla pace internazionale.
L’On. Pozzolo, che ha presieduto la conferenza, ha espresso il suo sostegno al Piano in 10 Punti del CNRI, evidenziando come il regime tema la signora Rajavi e il MEK, in quanto rappresentano una vera opposizione strutturata, con una visione chiara per il futuro dell’Iran.
Il Sen. Terzi ha ribadito come il silenzio di chi dovrebbe opporsi al regime ne legittimi la brutalità, sottolineando i rischi geopolitici e la storia di inganni nucleari dell’Iran. Ha evidenziato il fallimento dei negoziati passati e la necessità di un vero cambiamento per affrontare le atrocità in corso, riconoscendo il ruolo cruciale del MEK nel prevenire l’acquisizione di armi nucleari da parte dell’Iran.
Il Sen. Speranzon ha sottolineato il ruolo storico dell’Italia come ponte per i valori di libertà e democrazia e la necessità di rompere il silenzio sulle violazioni dei diritti umani e sull’urgenza di unire la comunità internazionale per rovesciare il regime e stabilire un sistema democratico.
Il Sen. Scurria ha espresso la sua gratitudine alla signora Rajavi e al CNRI per il loro coraggio, percependo una crescente spinta verso la libertà. Ha sollecitato l’opposizione a condividere proposte concrete per un futuro Iran democratico.
La Sen. Naturale ha espresso la sua solidarietà con la Resistenza Iraniana, in particolare con il ruolo delle donne, sottolineando la responsabilità condivisa nel difendere il diritto alla libertà di fronte al drammatico aumento delle esecuzioni.
La continua violazione dei diritti in Iran e l‘ipotesi di armi nucleari tra le mani del regime rimane una fonte di grave preoccupazione per la comunità internazionale.


