A volte anche in Egitto una storia di diritti violati può concludersi con un lieto fine.
Sherif Elanain, un egiziano di 44 anni con nazionalità italiana, si è trovato in una situazione di estrema difficoltà.
Fino a tre anni fa, era un noto attore e produttore di film a luci rosse, un settore considerato illegale dalle autorità egiziane. Sherif, pur diviso tra due culture, non ha voluto rinunciare alla sua passione ed è diventato un volto noto delle pellicole per soli adulti.
Da tempo aveva però smesso di “recitare” e credeva che ormai quella sua controversa attività fosse considerata acqua passata.
Ma, seppur lontano da tempo dai set del cinema hard, ha rischiato di pagare cara la scelta di lavorare nel settore del cinema pornografico, stigmatizzato dalla cultura musulmana.
Quando il 9 novembre scorso è arrivato a Il Cairo non pensava di essere arrestato all’aeroporto. Era andato in Egitto in compagnia della madre, Lobna Ahmed – Loriana per gli amici italiani – e di sua moglie, una giovane donna di origini polacche..
La notizia dell’arresto di Elanain ha destato da subito preoccupazione. Le vicende di Patrick Zaki, studente dell’Universita di Bologna, e di Giulio Regeni, quest’ultimo ucciso nel 2016 da agenti dei servizi di sicurezza egiziana, aleggiavano pesantemente, suscitando un clima di ansia e tensione.
La madre, Loriana, non si è mai persa d’animo. Con grande coraggio e determinazione, ha iniziato a muoversi per far scarcerare suo figlio, contattando avvocati e autorità per ottenere supporto.
Il processo, apertosi il 16 dicembre, ha rappresentato una battaglia che trascendeva le semplici questioni legali: Sherif era trattenuto ingiustamente.
L’avvocato Mohamed Lofty, già consulte re della famiglia Regeni e direttore della Commissione egiziana per i diritti umani, a cui chi scrive aveva segnalato il caso e che aveva accettato di seguire – con la linea difensiva approntata ha rappresentato una luce di speranza in una vicenda che poteva avere un esito oscuro.
È stato un periodo segnato da incertezze e timori quelli trascorso dall’arresto all’udienza di oggi, ma anche dall’unità e dalla solidarietà di chi si è mobilitato per aiutare Sherif e la sua famiglia.
L’assoluzione non era scontata ma le ragioni della verità questa volta sono prevalse. Certo, la procura egiziana potrebbe ancora decidere di presentare appello. Ma i difensori di Elanain sono ottimisti.
La storia di Sherif e Loriana è la testimonianza di come l’amore di una madre possa superare confini e sfide inimmaginabili.
Il coraggio e la caparbietà di questa mamma determinata sono stati fondamentali per l’esito positivo di questa vicenda.


