A giugno la Gaza March, organizzata per esprimere e portare solidarietà alla popolazione della Striscia di Gaza vittima del genocidio israeliano, è giunta in Egitto. L’intenzione delle attiviste e degli attivisti internazionali, accolti con generosità da molti egiziani, era quella di arrivare alla frontiera con Rafah, all’estremo sud del territorio palestinese.
Le forze di sicurezza egiziane non lo hanno permesso, arrestando decine e decine di persone e poi procedendo all’espulsione di quelle straniere. Nessuna sorpresa: sono le stesse tecniche repressive usate contro chi, dall’ottobre 2023, vuole mostrare solidarietà alla popolazione palestinese. Prima della Gaza March erano finite in carcere almeno 123 persone, tutte egiziane, e alcune di loro vi restano tuttora.
Amnesty International ha reso nota una ricerca su quanto accaduto tra il 10 e il 16 giugno, documentando in particolare l’arresto arbitrario, la detenzione in isolamento e il trattamento in carcere di tre egiziani e cinque stranieri. Almeno uno dei locali è stato sottoposto a tortura.
L’11 giugno il ministro degli Affari esteri aveva ricordato, in una nota ufficiale, che i cittadini stranieri devono essere preventivamente autorizzati a visitare le zone dell’Egitto confinanti con la Striscia di Gaza. Gli organizzatori della Gaza March, con due mesi e mezzo di anticipo, avevano chiesto a oltre 30 ambasciate egiziane tale autorizzazione, sentendosi rispondere che la richiesta sarebbe stata inoltrata al Cairo. Poi non avevano ricevuto più alcuna comunicazione.
Risultato: le forze di sicurezza hanno arrestato attivisti stranieri all’arrivo in aeroporto, negli alberghi e lungo la strada per Rafah, in questo caso insieme ad attivisti locali. Centinaia di stranieri sono stati espulsi sommariamente.
Secondo un avvocato della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, tra il 10 e il 12 giugno due uomini e una donna iscritti a un gruppo Telegram che appoggiava la Gaza March sono stati arrestati nelle loro abitazioni nei governatorati del Cairo e di al-Sharkia. Dopo giorni di detenzione in luoghi sconosciuti e senza contatti col mondo esterno, tra il 21 e il 23 giugno sono comparsi nella sede della Procura suprema per la sicurezza dello stato e accusati di “adesione a un gruppo terrorista” (la Fratellanza musulmana), “diffusione di notizie false” e “finanziamento di un gruppo terrorista”.
Uno degli uomini ha denunciato di essere stato preso a calci e schiaffi sul volto e di essere stato sottoposto a scariche elettriche in zone sensibili del corpo.
Amnesty International ha incontrato cinque attivisti internazionali arrestati e poi espulsi, tra i quali il portavoce della Gaza March Saif Abukeshek, di nazionalità spagnola, e Stefanie Crisostomo, con passaporto croato e peruviano.
Crisostomo è stata arrestata col marito, di nazionalità francese, il 14 giugno in un albergo del Cairo da uomini in borghese dell’Agenzia per la sicurezza nazionale. Sequestrati i loro telefoni, non hanno potuto chiamare le rispettive ambasciate. Lui è stato portato in carcere, lei in aeroporto dove ha rifiutato d’imbarcarsi se il marito non fosse stato scarcerato. Allora è stata ammanettata in modo così violento da portare a lungo i segni delle ferite ai polsi. Alla fine, entrambi sono stati espulsi.
Saif Abukeshek e altri due attivisti norvegesi sono stati arrestati il 16 giugno in un bar del Cairo, senza alcun mandato di cattura. Gli agenti li hanno ammanettati, bendati, trasferiti in una località sconosciuta e interrogati insistentemente sul numero dei partecipanti alla Gaza March, sui loro nomi, su dove fossero alloggiati. Uno dei due norvegesi è stato preso a schiaffi sul volto e ha ricevuto una ginocchiata al petto, che gli ha provocato una piccola frattura.
Abukeshek ha raccontato che gli agenti di polizia, spostandolo continuamente – sempre ammanettato e bendato – da una stanza all’altra del luogo in cui era sottoposto agli interrogatori, lo hanno violentemente sbattuto contro le pareti e le porte.
Anche in questo caso, nessun contatto con le ambasciate è stato possibile prima dell’espulsione.
Credit Egyptian front for human rights
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